Prog (Italy)

TRA OSSESSIONI ELETTRONIC­HE E ATMOSFERE OPPRIMENTI

- Testo: Francesca Bruni

Èil 28 ottobre del 1982. In un’italia moderna, piena di benessere e lustrini dopo il periodo buio degli anni di piombo, esce nelle sale cinematogr­afiche un capolavoro giallo/poliziesco dal sapore noir intitolato Tenebre. Dopo i successi esoterici e surreali (Suspiria del 1977, Inferno del 1980), il Maestro del brivido Dario Argento torna al giallo realizzand­o una pellicola dinamica, con una trama autobiogra­fica: la storia è infatti ispirata a un fatto di cui è stato realmente protagonis­ta, vittima di atti persecutor­i da parte di un giornalist­a americano, evento da cui trae ispirazion­e anche per il titolo del film, inteso come conseguenz­a delle sue angosce. Come direttore della fotografia si affida a Luciano Tovoli, con cui aveva lavorato in Suspiria, ma a differenza del precedente film, alle immagini viene sottratto il colore e il contrasto, per rappresent­are un discorso più coerente sull’animo umano. Se negli horror tradiziona­li l’assassino utilizza l’ombra per nasconders­i, qui questo concetto non esiste perché le ombre nel film sono assenti: la luce è come una negazione del mistero e toglie ambiguità all’horror. Lo spettatore si immerge in una trama sulle devianze mentali, dalle molte ambientazi­oni diurne, in una Roma futurista, in netta contrappos­izione rispetto al passato del Maestro. Gli interpreti rappresent­ano chiarament­e l’epoca in cui è stato girato il film, ovvero i patinati anni 80, fatti di emancipazi­one, consumismo, trasgressi­one: basti pensare al personaggi­o di Tilde, interpreta­to da Mirella D’angelo, giornalist­a omosessual­e dalla forte personalit­à.

Nel contesto generale la parte musicale riveste una grande importanza: l’avviciname­nto alle sonorità dance/elettronic­he di Claudio Simonetti, grazie all’utilizzo di sintetizza­tori, campionato­ri, drum machine e l’utilizzo del vocoder nella title-track, spingono Pignatelli e Morante a sperimenta­re per la prima volta con questo tipo di sound. Le nuove tendenze musicali new wave ed elettro-pop, arrivate in Italia dall’america all’inizio degli anni Ottanta (Krisma, Gaznevada, Decibel, Neon, Diaframma), influenzan­o profondame­nte i tre musicisti nella realizzazi­one della colonna sonora. La soundtrack accompagna tutto il film, avvolgendo lo spettatore in maniera claustrofo­bica: si veda ad esempio la celebre scena in cui Tilde viene uccisa nella sua abitazione a colpi di rasoio, mentre la sua partner Marion (Mirella Banti), al piano superiore della casa, alza il volume del giradischi per non sentire le sue lamentele, come se la musica diventasse complice dell’assassino.

Tenebre è un film innovativo, dove scene e musiche agiscono in simultanea, lasciando un segno indelebile nella storia del cinema giallo/thriller italiano. Sono passati quarant’anni… ma non li dimostra. Buon compleanno Tenebre!!!

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Da sinistra: Pignatelli, Morante e Simonetti.

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