CARPE DIEM BRAND

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LA REPUTAZIONE ONLINE È QUESTIONE DI ATTIMI

Se è ve­ro che una buo­na reputazione è dif­fi­ci­le da con­fu­ta­re, una pes­si­ma reputazione è an­cor più dif­fi­ci­le da con­ver­ti­re. L’ar­go­men­to a que­sto pun­to non è la reputazione in sen­so stret­to, ma il ful­cro dal qua­le par­te la co­stru­zio­ne del­la reputazione di una azien­da: il bran­ding.

Il bran­ding è la fac­cia del­la tua azien­da in mez­zo a tan­te al­tre. In un mer­ca­to sempre in espan­sio­ne, con la con­cor­ren­za sempre più fit­ta, i tuoi clien­ti si tro­va­no quo­ti­dia­na­men­te da­van­ti a tan­te “fac­ce” di azien­de in con­cor­ren­za con la tua e, ov­via­men­te, la scel­ta per il clien­te si fa sempre più dif­fi­ci­le.

Il clien­te se­gue sempre una di 2 stra­de pos­si­bi­li: 1. af­fi­dar­si al brand che si pre­sen­ta me­glio

2. svol­ge­re un’ana­li­si ap­pro­fon­di­ta per poi com­pie­re una scel­ta. Qua­le stra­da vie­ne scel­ta più spes­so? La pri­ma. Il clien­te spes­so non ha ab­ba­stan­za tem­po per svol­ge­re ana­li­si ap­pro­fon­di­te, nel­la mag­gior par­te dei ca­si re­strin­ge il cam­po ba­san­do­si sulla pri­ma im­pres­sio­ne che ha di un brand. È una questione di po­chi se­con­di. Non si trat­ta tut­ta­via di so­la ap­pa­ren­za, ma di una so­li­da realtà azien­da­le che de­ve tra­su­da­re dall’im­ma­gi­ne pub­bli­ca di un mar­chio.

Tutto ciò co­me si tra­du­ce sul web? Co­sa in­ten­dia­mo quan­do par­lia­mo di Online Bran­ding?

Si­to In­ter­net, Lo­go, Gra­fi­ca, Call to ac­tion. Ma anche Social Net­work, Re­cen­sio­ni, De­scri­zio­ni. Crea­re un mar­chio per un’azien­da non vuol di­re so­lo tro­va­re il no­me giu­sto o di­se­gna­re un lo­go ac­cat­ti­van­te ma si­gni­fi­ca fa­re in mo­do che ognu­no di que­sti stru­men­ti ci­ta­ti sia in sin­to­nia con l’al­tro.

Co­me na­sce, o me­glio, co­me de­ve na­sce­re un brand? Il pun­to di par­ten­za è sen­za dub­bio nel mes­sag­gio che si vuo­le vei­co­la­re. Inol­tre, a chi si ri­vol­ge que­sto mes­sag­gio? Con che to­ni e con che lin­guag­gio? La na­sci­ta di un brand de­ve ri­spon­de­re quin­di a tan­te do­man­de co­me que­ste, e so­lo suc­ces­si­va­men­te po­trà co­min­cia­re ad as­so­cia­re ele­men­ti vi­si­vi, pri­mo tra tut­ti un lo­go ben rap­pre­sen­ta­ti­vo.

Bran­ding diventa quin­di si­no­ni­mo di “ar­mo­nia”, do­ve gli ele­men­ti fon­dan­ti si com­bi­na­no di­ven­tan­do una en­ti­tà unica in gra­do di an­da­re in­con­tro al po­ten­zia­le clien­te e al­le sue ne­ces­si­tà, at­tra­ver­so una si­ner­gia di ele­men­ti te­stua­li e vi­si­vi che espri­mo­no la mis­sion azien­da­le e crea­no una re­la­zio­ne em­pa­ti­ca con l’uten­te.

Bran­ding e reputazione

“Questione di fee­ling” can­ta­va Ric­car­do Coc­cian­te as­sie­me alla gran­de Mi­na qual­che anno fa. Oggi è sempre più fre­quen­te che la reputazione cre­sca po­si­ti­va­men­te o ne­ga­ti­va­men­te gra­zie al “fee­ling” de­gli uten­ti che in­te­ra­gi­sco­no con un mar­chio. Co­me già det­to in pre­ce­den­za, com­pli­ci la co­stan­te ne­ces­si­tà di tro­va­re so­lu­zio­ni in po­co tem­po e le pos­si­bi­li­tà di scel­ta in pe­ren­ne espan­sio­ne, sempre più di ra­do la reputazione di un brand si ba­sa su at­ten­te ana­li­si da par­te dei clien­ti o pro­spect.

Ec­co che al­lo­ra diventa vi­ta­le per un brand pre­si­dia­re i mec­ca­ni­smi che de­ter­mi­na­no la reputazione di un brand.

Co­me? At­tra­ver­so la ge­stio­ne del­le pri­me im­pres­sio­ni. Le pri­me im­pres­sio­ni che ge­ne­ria­mo nei po­ten­zia­li clien­ti so­no spes­so più cri­ti­che di quanto si pos­sa im­ma­gi­na­re per­ché, ol­tre ad ave­re un ef­fet­to im­me­dia­to, han­no anche ri­per­cus­sio­ni suc­ces­si­ve, in quanto van­no a scol­pi­re nel­la me­mo­ria del clien­te un’im­ma­gi­ne del­la no­stra azien­da che po­treb­be non es­se­re rap­pre­sen­ta­ti­va di chi ef­fet­ti­va­men­te sia­mo. Scol­pi­re be­ne una im­ma­gi­ne dall’ini­zio ri­chie­de un sa­pien­te la­vo­ro, ma i ri­sul­ta­ti du­re­ran­no nel tem­po se si met­te in at­to una buo­na ma­nu­ten­zio­ne. Met­te­re ma­no a un’im­ma­gi­ne scol­pi­ta ma­le può es­se­re mol­to dif­fi­ci­le se non im­pos­si­bi­le. Il sug­ge­ri­men­to, quin­di, è di par­ti­re dall’ini­zio con una cor­ret­ta tra­du­zio­ne dei tuoi va­lo­ri, del­la tua mis­sion e di quel­lo che sei in te­sti, im­ma­gi­ni, gra­fi­ca e so­prat­tut­to co­mu­ni­ca­zio­ne, per vei­co­la­re in ma­nie­ra con­trol­la­ta le pri­me im­pres­sio­ni.

E ri­cor­da che oc­cor­re tan­to la­vo­ro per con­trol­la­re quel­lo che suc­ce­de­rà in po­chi istan­ti.

Per un brand è vi­ta­le pre­si­dia­re i mec­ca­ni­smi che ne de­ter­mi­na­no la reputazione. Co­me? At­tra­ver­so la ge­stio­ne del­le pri­me im­pres­sio­ni.

L’AUTORE: EMILIO ZUCCA Ela­bo­ra stra­te­gie di mar­ke­ting digitale per azien­de e pro­fes­sio­ni­sti che vo­glio­no au­men­ta­re il pro­prio vo­lu­me di af­fa­ri at­tra­ver­so un uso ra­gio­na­to del web. Con­su­len­te da 20 an­ni, do­po una lun­ga espe­rien­za in am­bi­to...

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