L’IM­POR­TAN­ZA DI ES­SE­RE FRANK

Progress - - | Un Campione Arrivato Da Lontano | - Ales­san­dro Cre­ta

Frank Chamizo Mar­quez, bron­zo olim­pi­co a Rio, è l’at­tua­le Campione Mon­dia­le di Lot­ta. Non la­scia­te­vi in­gan­na­re dal no­me: Frank, di ori­gi­ni cu­ba­ne, è un atle­ta italiano e con­ti­nua a por­ta­re al­to l’ono­re del no­stro Pae­se sui va­ri “tap­pe­ti” del mon­do

Gli “oc­chi del­la ti­gre” Frank ce li ha. Li ha sempre avu­ti, sin da bambino, anche se an­co­ra lui nem­me­no lo sa­pe­va.

In fon­do se hai l’ani­mo da com­bat­ten­te que­sto pri­ma o poi esce fuo­ri, si ma­ni­fe­sta e ti con­qui­sta, por­tan­do­ti ver­so stra­de to­tal­men­te inim­ma­gi­na­te o inim­ma­gi­na­bi­li. Frank ha lot­ta­to in­nan­zi tutto con la pro­pria vi­ta, col pro­prio de­sti­no, pri­ma an­co­ra che con un av­ver­sa­rio rea­le. E ha vin­to. Per­ché per sfi­da­re qual­sia­si ri­va­le de­vi es­se­re con­sa­pe­vo­le che se ca­di puoi ri­sol­le­var­ti, rial­zan­do­ti più for­te per af­fron­ta­re sen­za paura ogni lot­ta­to­re. E l’av­ver­sa­rio più dif­fi­ci­le, un de­sti­no che si sta­va ri­ve­lan­do pe­ri­co­lo­sa­men­te osti­le, l’hai già scon­fit­to. Frank già l’ha scon­fit­to. E par­ten­do da mol­to lontano. Che bambino era Frank Chamizo? Le ha mai pre­se o da­te pri­ma di ini­zia­re a fa­re lot­ta? Ho ini­zia­to a fa­re lot­ta quan­do ave­vo set­te an­ni, ero un bambino piut­to­sto vi­va­ce e per que­sto spes­so le pren­de­vo da mia non­na quan­do rien­tra­vo a casa. Oggi lei è la mia pri­ma ti­fo­sa, è ri­ma­sta a Cu­ba, quan­do tor­no da quel­le par­ti, lo fac­cio prin­ci­pal­men­te per riab­brac­cia­re lei.

Co­me e per­ché ha ini­zia­to a fa­re lot­ta?

E’ sta­ta una scel­ta istin­ti­va. Un gior­no, cam­mi­nan­do per le stra­de di Ma­tan­zas ho vi­sto una pa­le­stra do­ve c’era­no atle­ti che fa­ce­va­no i sal­ti mor­ta­li. Que­sta co­sa mi ha in­can­ta­to, so­no tor­na­to a casa e ho chie­sto a mia ma­dre di far­mi fa­re la Lot­ta. Dis­se di no, ma ave­vo già de­ci­so….

Co­no­sce­va que­sto sport? Ave­va de­gli ido­li? Non co­no­sce­vo que­sto sport, non ave­vo nes­sun ido­lo. Mia ma­dre mi ne­gò il per­mes­so di an­da­re in pa­le­stra, ma io pre­si ugual­men­te il mio do­cu­men­to e an­dai a iscri­ver­mi. Quan­do il Mae­stro di Lot­ta vi­de il mio do­cu­men­to, mi guar­dò e dis­se: ma tu sai di chi sei fi­glio? Tuo pa­dre è sta­to un gran­de campione di Lot­ta”. Io non lo sa­pe­vo, per­ché mio pa­dre se n’era an­da­to ne­gli Sta­ti Uni­ti quan­do ave­vo ap­pe­na tre an­ni.

Il fat­to di aver vis­su­to l’in­fan­zia in po­ver­tà cre­de che le ab­bia da­to una spin­ta, spe­cial­men­te nei mo­men­ti dif­fi­ci­li?

La spin­ta me la so­no data da so­lo. Quan­do vi­vi in si­tua­zio­ni di­sa­gia­te, o nuo­ti, o af­fo­ghi. Io mi so­no im­pe­gna­to per tro­va­re un futuro diverso da quel­lo che la vi­ta mi sta­va pro­po­nen­do. Se non mi fos­si im­pe­gna­to a far­lo, sa­rei fi­ni­to in mez­zo alla stra­da, e non sa­reb­be fi­ni­ta be­ne. Io que­sta co­sa l’ho ca­pi­ta quan­do la Na­zio­na­le Cu­ba­na mi squa­li­fi­cò to­glien­do­mi tutto: la­vo­ro, sti­pen­dio, pro­spet­ti­ve. Quel­lo è sta­to il pun­to di non ritorno: o fa­ce­vo qual­co­sa per cam­bia­re, o sa­rei an­da­to in­con­tro al mio de­sti­no.

Ha mai pen­sa­to “non ce la fac­cio, mol­lo tutto”? No, non l’ho mai pen­sa­to. Ep­pu­re le con­di­zio­ni di vi­ta mi spin­ge­va­no in quel­la di­re­zio­ne. Alla fi­ne, non de­vi mai mol­la­re per­ché se ve­ra­men­te lo vuoi un’oc­ca­sio­ne per rial­zar­ti in pie­di rie­sci a tro­var­la. La Lot­ta as­so­mi­glia un po’alla vi­ta, puoi anche fi­ni­re per ter­ra, ma l’im­por­tan­te è ri­met­ter­si in pie­di, sempre. A Cu­ba ven­ne squa­li­fi­ca­to per­ché pe­sa­va 100 gram­mi di trop­po. Che con­se­guen­ze ha avu­to nel­la sua vi­ta e nel­la sua te­sta?

È un provvedimento che ha avu­to del­le con­se­guen­ze de­va­stan­ti, al­me­no all’ini­zio. Da un gior­no all’al­tro mi so­no tro­va­to sen­za nien­te, in mez­zo a una stra­da, sen­za un la­vo­ro, sen­za una pro­spet­ti­va, sen­za la pos­si­bi­li­tà di com­bat­te­re: ero smar­ri­to per­ché com­bat­te­re era l’unica co­sa che sa­pes­si fa­re in quel mo­men­to. E’ sta­ta du­ra, ho vis­su­to gior­ni dif­fi­ci­lis­si­mi, poi for­tu­na­ta­men­te ho avu­to la pos­si­bi­li­tà di ve­ni­re a com­bat­te­re in Italia, e tutto ciò mi ha cam­bia­to la vi­ta.

Co­me è sta­to l’im­pat­to con l’Italia? Por­te­reb­be qua qual­co­sa da Cu­ba? L’im­pat­to con l’Italia è sta­to dif­fi­ci­le, ma al tem­po stes­so mol­to bel­lo. Ero gio­va­nis­si­mo, la­scia­vo casa mia, i miei ami­ci, il mio mon­do per ri­met­ter­mi in gio­co dall’al­tra par­te del mon­do. Qui ho tro­va­to una fa­mi­glia e una fe­de­ra­zio­ne (la Fi­jl­kam) che mi han­no

ac­col­to nel mi­glio­re dei mo­di, mi han­no su­bi­to fat­to sen­ti­re a casa. Amo l’Italia, mi sen­to italiano al 100%, mi so­no in­se­ri­to be­nis­si­mo. Que­sto Pae­se mi pia­ce, mi pia­ce il mo­do in cui si man­gia, mi pia­ce la moda. Da Cu­ba mi so­no por­ta­to die­tro il ca­lo­re del­le per­so­ne: lì i rap­por­ti so­no più cal­di, c’è mag­gio­re fa­mi­lia­ri­tà, le fre­quen­ta­zio­ni e le ami­ci­zia ven­go­no vis­su­te in ma­nie­ra dif­fe­ren­te.

Che ri­cor­di ha di Rio?

Rio è un ri­cor­do do­lo­ro­so, spor­ti­va­men­te e fi­si­ca­men­te par­lan­do. Qua­si nes­su­no sa che du­ran­te la se­mi­fi­na­le ho avu­to una lus­sa­zio­ne al go­mi­to si­ni­stro. Quan­do ho fi­ni­to il com­bat­ti­men­to ave­vo un do­lo­re in­sop­por­ta­bi­le, so­no an­da­to dal me­di­co e gli ho chie­sto di fa­re qual­co­sa… non avrei po­tu­to af­fron­ta­re la fi­na­le per il ter­zo po­sto in quel­le con­di­zio­ni. Alla fi­ne so­no riu­sci­to a com­bat­te­re e a vin­ce­re cam­bian­do im­po­sta­zio­ne e tat­ti­ca. Ave­vo una gran­de adre­na­li­na ad­dos­so, ma ap­pe­na ho con­clu­so il com­bat­ti­men­to il do­lo­re è tor­na­to più for­te di pri­ma.

Quanto è sta­to dif­fi­ci­le vin­ce­re il ti­to­lo mon­dia­le nel­la ca­te­go­ria 70kg? Que­sta me­da­glia ha can­cel­la­to la “de­lu­sio­ne” del bron­zo olim­pi­co? Sem­bra qua­si uno scher­zo par­la­re di una de­lu­sio­ne olim­pi­ca. Ci so­no atle­ti che la­vo­ra­no per tut­ta la car­rie­ra per ar­ri­va­re a vin­ce­re un bron­zo olim­pi­co, e io guar­do quel­la me­da­glia co­me una de­lu­sio­ne. Ma è così. Ave­vo vin­to l’Eu­ro­peo e il Mon­dia­le, e la me­da­glia d’oro a Rio mi sem­bra­va la lo­gi­ca con­se­guen­za del mio per­cor­so. La de­lu­sio­ne è sta­ta tan­ta, que­sto pen­sie­ro mi ac­com­pa­gne­rà fi­no a To­kyo 2020. Per­ché l’oro olim­pi­co – in que­sto mo­men­to - è l’obiet­ti­vo del­la mia vi­ta. La vit­to­ria del Mon­dia­le non mi ha ri­pa­ga­to per­ché un Mon­dia­le è diverso da un’Olim­pia­de anche se pa­ra­dos­sal­men­te è più dif­fi­ci­le. Vin­ce­re non è mai fa­ci­le, in quest’ul­ti­ma oc­ca­sio­ne lo è sta­to an­cor me­no. Do­po le Olim­pia­di ho de­ci­so di cam­bia­re ca­te­go­ria di pe­so, e quin­di mi so­no do­vu­to con­fron­ta­re con atle­ti più pre­stan­ti, av­ver­sa­ri che ave­vo avu­to mo­do di co­no­sce­re so­lo at­tra­ver­so le im­ma­gi­ni dei lo­ro com­bat­ti­men­ti.

In Italia nel­lo sport, so­prat­tut­to nel cal­cio, si ve­ri­fi­ca­no an­co­ra epi­so­di di raz­zi­smo. Co­sa ne pen­sa di que­sto pro­ble­ma?

Il raz­zi­smo è do­vu­to all’igno­ran­za del­le per­so­ne. Ma è mai pos­si­bi­le che nel 2017 ci sia an­co­ra gen­te del ge­ne­re, gen­te raz­zi­sta che fa dif­fe­ren­ze tra per­so­na e per­so­na sem­pli­ce­men­te per il diverso co­lo­re del­la pel­le? Ri­pe­to, è un fe­no­me­no do­vu­to so­lo all’igno­ran­za del­le per­so­ne. Per­so­nal­men­te non so­no mai sta­to vit­ti­ma di epi­so­di di raz­zi­smo, ma se do­ves­se­ro ca­pi­ta­re, li igno­re­rei. Non mi fa paura il raz­zi­smo, mi fa paura l’igno­ran­za del­le per­so­ne raz­zi­ste. Han­no un cer­vel­lo che non si è svi­lup­pa­to, che non fun­zio­na.

Quanto al­le­na­men­to e sa­cri­fi­ci ci so­no “die­tro le quin­te”? Nel tem­po li­be­ro co­sa le pia­ce fa­re? Si con­ce­de qual­che sgar­ro a ta­vo­la?

-La Lot­ta è uno sport du­ro, e i sa­cri­fi­ci so­no tan­ti, ma fan­no par­te del gio­co. Io amo la Lot­ta, e que­sto mi con­sen­te di af­fron­ta­re la fa­ti­ca quo­ti­dia­na de­gli al­le­na­men­ti con mi­nor pe­so. Nel­la Lot­ta de­vi rien­tra­re in una de­ter­mi­na­ta ca­te­go­ria, quin­di de­vi sta­re at­ten­to alla die­ta, de­vi li­mi­ta­re al­cu­ni piat­ti. Quan­do de­ci­do di fa­re uno “sgar­ro” alla mia die­ta, mi con­ce­do un piat­to di ta­glio­li­ni al tar­tu­fo, da­van­ti a quel­li non so re­si­ste­re. Nel tem­po li­be­ro va­do spes­so al ci­ne­ma, mi pia­ce mol­tis­si­mo ve­de­re i film: è un mon­do che mi af­fa­sci­na, alla fi­ne del­la mia car­rie­ra spor­ti­va vor­rei in­tra­pren­de­re quel­la di at­to­re, la­vo­ra­re nel ci­ne­ma. Ma per quel­lo c’è an­co­ra tem­po….

Co­sa di­reb­be ad un gio­va­ne che aspi­ra a di­ven­ta­re lot­ta­to­re?

I gio­va­ni, so­prat­tut­to in età ado­le­scen­zia­le, spes­so han­no dei con­flit­ti in­te­rio­ri che tal­vol­ta sfo­cia­no in com­por­ta­men­ti non ido­nei. Io di­rei lo­ro di la­sciar per­de­re la stra­da che può por­ta­re so­lo guai, en­tra­re in una pa­le­stra, sfo­ga­re i pro­pri istin­ti e, al tem­po stes­so, tro­va­re del­le re­go­le. Met­te­te­vi in gio­co, per tro­va­re voi stes­si. Chi en­tra in una pa­le­stra cu­ra il pro­prio cor­po, il pro­prio spi­ri­to, e ma­ga­ri sco­pre anche il pro­prio ta­len­to….

Do­ve la ve­dre­mo in azio­ne pros­si­ma­men­te?

Ad Apri­le 2018 ci so­no i Cam­pio­na­ti Eu­ro­pei in Rus­sia. Mi pre­sen­to da campione in ca­ri­ca, e co­me lo­gi­co che sia, tut­ti quel­li che par­te­ci­pe­ran­no alla ga­ra del­la mia ca­te­go­ria vor­ran­no met­ter­mi per ter­ra. Io la­vo­ro per re­sta­re in pie­di, ve­dia­mo co­me fi­ni­sce….

L’az­zur­ro, campione eu­ro­peo in ca­ri­ca nel­la ca­te­go­ria 70 kg e già campione del mon­do dei 65 kg nel 2015, ag­giun­ge un al­tro ti­to­lo al pro­prio pal­ma­rès su­pe­ran­do in fi­na­le per 8-0 lo sta­tu­ni­ten­se Ja­mes Mal­colm Green, bron­zo mon­dia­le 2015 e campione...

Qui ho tro­va­to una fa­mi­glia e una fe­de­ra­zio­ne (la Fi­jl­kam) che mi han­no ac­col­to nel mi­glio­re dei mo­di, mi han­no su­bi­to fat­to sen­ti­re a casa. Amo l’Italia, mi sen­to italiano al 100%, mi so­no in­se­ri­to be­nis­si­mo. Frank Chamizo Mar­quez (Ma­tan­zas, 10...

Frank Chamizo scri­ve una nuo­va pa­gi­na di sto­ria per la lot­ta li­be­ra ita­lia­na lau­rean­do­si campione del mon­do nel­la ca­te­go­ria dei -70 kg L’ita­lo-cu­ba­no Frank Chamizo ha vin­to a Ber­cy (Pa­ri­gi) la me­da­glia d’oro ai Mon­dia­li di lot­ta li­be­ra per la ca­te­go­ria...

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