LA MIA SQUA­DRA SUO­NA IL ROCK

Progress - - Contents - Ales­san­dro Cre­ta

Da­niel Pa­blo Osval­do, pas­sa­por­to ita­lia­no ma ani­mo ar­gen­ti­no, all’età di 30 an­ni e con ol­tre 100 gol rea­liz­za­ti in car­rie­ra ha de­ci­so di ap­pen­de­re gli scar­pi­ni al chio­do per de­di­car­si al­la sua grande pas­sio­ne: la mu­si­ca. Lo ab­bia­mo in­ter­vi­sta­to In oc­ca­sio­ne del tour ita­lia­no del­la sua band.

“È mol­to fa­ti­co­so an­che an­da­re in tour, viag­gia­re e suo­na­re tut­te le se­re, ma al­me­no fi­no ad ora me la go­do e so­no mol­to con­ten­to”

Da­niel Pa­blo Osval­do Can­tan­te e com­po­si­to­re, ex cal­cia­to­re

Mai ba­na­le, co­me sul cam­po da cal­cio co­sì sul pal­co mu­si­ca­le. Da­niel Osval­do, ex “cal­cia­to­re ma­le­det­to”, non po­te­va con­clu­de­re la sua car­rie­ra da fut­bo­li­sta in mo­do con­ven­zio­na­le ma ha vo­lu­to di­stin­guer­si co­sì co­me fa­ce­va sul ret­tan­go­lo ver­de, teatro dei suoi gol spet­ta­co­la­ri, mol­ti dei qua­li in sfor­bi­cia­ta. Un’al­tra ro­ve­scia­ta, l’en­ne­si­ma, Osval­do l’ha rea­liz­za­ta po­chi an­ni fa per usci­re fuo­ri dal mon­do del cal­cio. Ha ro­ve­scia­to la sua vi­ta, ri­nun­cian­do al­la fa­ma (e ai sol­di) da cal­cia­to­re per de­di­car­si a ciò che lo ap­pas­sio­na più di ogni al­tra co­sa. Nien­te più scar­pi­ni da cal­cio, ri­ti­ri pre­par­ti­ta ed esul­tan­ze do­po un gol; spa­zio al mi­cro­fo­no, al­la chi­tar­ra e a un pub­bli­co di fron­te al qua­le can­ta­re sto­rie di vi­ta. Un ta­glio rock al­la sua car­rie­ra, una ri­vo­lu­zio­ne to­ta­le per chi ha cal­ca­to cam­pi leg­gen­da­ri co­me la Bom­bo­ne­ra a Bue­nos Ai­res, San Si­ro a Milano o il Camp Nou di Bar­cel­lo­na per di­ven­ta­re pro­ta­go­ni­sta sui pal­chi di pic­co­li pub e club in gi­ro per il mon­do. Osval­do ha ca­po­vol­to co­sì la sua car­rie­ra e, a mar­gi­ne del tour ita­lia­no dei “Bar­rio Vie­jo”, ci ha aper­to le por­te del­la sua nuo­va vi­ta. Da­niel, sei un at­tac­can­te da ol­tre 100 gol. Hai vin­to uno scu­det­to e hai gio­ca­to in Na­zio­na­le. In mol­ti han­no in­vi­dia­to la tua car­rie­ra, ma tu hai sor­pre­so tut­ti la­scian­do il cal­cio an­co­ra gio­va­ne. Co­sa ave­va smes­so di dar­ti il cal­cio e per­ché la de­ci­sio­ne di di­ven­ta­re front­man?

Il cal­cio è di­ven­ta­to un bu­si­ness do­ve non c’è spa­zio per i sen­ti­men­ti e or­mai mi sen­ti­vo in gab­bia, non più li­be­ro. Il cal­cio mi ha da­to tan­to ed è uno sport che con­ti­nuo ad ama­re ma tut­to l’am­bien­te in­tor­no non fa­ce­va più per me.

Amo la mu­si­ca da sem­pre ed ho in­co­min­cia­to a scrio­ve­re can­zo­ni e te­sti già nei miei an­ni da cal­cia­to­re, du­ran­te i ri­ti­ri con le squa­dre e nei lun­ghi viag­gi ver­so gli sta­di di tut­to il mon­do.

Era un’idea che ave­vi da mol­to o l’hai ma­tu­ra­ta so­la­men­te nell’ul­ti­ma par­te del­la tua car­rie­ra?

Ci pen­sa­vo da un po’, ma la de­ci­sio­ne è sta­ta re­pen­ti­na. Ho de­ci­so di smet­te­re e al­lo stes­so tem­po di for­ma­re una band, ci so­no vo­lu­ti po­chi at­ti­mi. Co­me è na­ta la tua at­tua­le band, Bar­rio Vie­jo?

Co­no­sce­vo Agu­stin e Tai­sen dai tem­pi in cui gio­ca­vo nell’Espa­nyol di Bar­cel­lo­na. Li an­da­vo a ve­der suo­na­re in club e pub del­la cit­tà e col tem­po sia­mo di­ven­ta­ti ami­ci. Quan­do ho de­ci­so di fon­da­re una band mi so­no pre­sen­ta­to a ca­sa di Agu­stin e gli ho det­to: “Suo­nia­mo in­sie­me, for­mia­mo un grup­po”. Un me­se do­po ave­va­mo re­gi­stra­to il no­stro pri­mo al­bum. Per com­ple­ta­re la band ho chia­ma­to un al­tro ami­co di vec­chia da­ta, il bat­te­ri­sta ar­gen­ti­no Ser­gio Vall che in pa­tria ha suo­na­to in mol­te fa­mo­se band.

Co­sa ti sta dan­do la mu­si­ca che non ti ha da­to, o che non hai tro­va­to, nel cal­cio?

La li­ber­tà e la fe­li­ci­tà che cer­ca­vo da tem­po. L’at­mo­sfe­ra è più ri­las­sa­ta, cer­to è mol­to fa­ti­co­so an­che an­da­re in tour, viag­gia­re e suo­na­re tut­te le se­re, ma al­me­no fi­no ad ora me la go­do e so­no mol­to con­ten­to. Nel cor­so del­la car­rie­ra da cal­cia­to­re, in mol­ti ti han­no chia­ma­to “paz­zo”. Ti ri­ve­di in que­sta de­fi­ni­zio­ne? Ora la tua vi­ta co­me e in co­sa è cam­bia­ta?

Spes­so ti ven­go­no date eti­chet­te che ri­spec­chia­no o me­no la ve­ri­tà. Cer­to per il mon­do del cal­cio pos­so es­se­re vi­sto co­me un paz­zo men­tre in quel­lo del­la mu­si­ca so­no uno co­me gli al­tri. Mol­ti mi cri­ti­ca­no e mi dan­no del fol­le an­che per­ché ho ri­nun­cia­to a mol­ti sol­di per in­se­gui­re una pas­sio­ne, un so­gno, ma io so­no con­ten­to del­la mia scel­ta. La co­sa più pre­zio­sa che ab­bia­mo è il tem­po e quel­lo fi­sio­lo­gi­ca­men­te è li­mi­ta­to, dun­que vo­glio pas­sar­lo fa­cen­do qual­co­sa che amo e so­prat­tut­to con gen­te che mi pia­ce.

“Al mo­men­to so­no con­cen­tra­to sul­la mu­si­ca e sui Bar­rio Vie­jo. Spe­ro di riu­sci­re a far ap­prez­za­re la no­stra band e di ave­re una se­con­da car­rie­ra lun­ga e du­ra­tu­ra.”

Da­niel Pa­blo Osval­do Can­tan­te e com­po­si­to­re, ex cal­cia­to­re

Con il tour dei Bar­rio Vie­jo hai toc­ca­to va­rie cit­tà ita­lia­ne. Com’è sta­to tor­na­re in Ita­lia e guar­dar­la dal pal­co an­zi­ché dal cam­po? Eri emo­zio­na­to per il tuo ri­tor­no a Ro­ma, ma da rock­star?

Sul pal­co so­no mol­to più te­so di quan­do en­tra­vo in uno sta­dio. Per scel­ta suo­nia­mo in po­sti pic­co­li e la gen­te è mol­to vi­ci­na, ti bu­ca con gli oc­chi. Tor­na­re a Ro­ma, do­ve ho gio­ca­to 2 an­ni, è sem­pre mol­to emo­zio­nan­te per­ché è una cit­tà che amo e do­ve ho mol­ti ami­ci. Il con­cer­to ha re­gi­stra­to il tut­to esau­ri­to e que­sto ci ha spin­to a re­pli­ca­re una da­ta nel­la Ca­pi­ta­le a ini­zio feb­bra­io.

Sei an­che autore di te­sti, ti ispi­ri a qual­cu­no nel­la scrit­tu­ra o hai uno sti­le tut­to tuo?

I te­sti so­no ope­ra mia men­tre la mu­si­ca la scri­ve Agu­stin Ble­sa, il chi­tar­ri­sta, no­no­stan­te in qual­che bra­no gli ab­bia da­to una ma­no. Scri­vo di sto­rie di vi­ta, sto­rie d’amo­re (ma non co­me nei film di Hol­ly­wood, sem­pre a lie­to fi­ne), pro­ble­mi so­cia­li. La vi­ta di tut­ti i gior­ni è la mia ispi­ra­zio­ne. Avrai si­cu­ra­men­te avu­to dei com­pa­gni di squa­dra con un ani­mo più rock de­gli al­tri. In una ipo­te­ti­ca band, chi sce­glie­re­sti per far­ti af­fian­ca­re sul pal­co?

Il gio­ca­to­re più rock che con cui ho con­di­vi­so lo spo­glia­to­io è Cri­stian Ál­va­rez, il por­tie­re dell’Espa­nyol di Bar­cel­lo­na, al­tri sin­ce­ra­men­te non me ven­go­no in men­te. In ef­fet­ti è un po’ po­co per for­ma­re una band (ri­de, ndr).

Pro­get­ti per­so­na­li e di car­rie­ra per il tuo fu­tu­ro?

Al mo­men­to so­no con­cen­tra­to sul­la mu­si­ca e sui Bar­rio Vie­jo. Spe­ro di riu­sci­re a far ap­prez­za­re la no­stra band e di ave­re sul pal­co una se­con­da car­rie­ra lun­ga e du­ra­tu­ra.

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