ISRAE­LE AL VO­TO: È LA FI­NE DI UN’ERA?

Ne­ta­nya­hu: l’ora del­la re­sa dei con­ti. Do­po die­ci an­ni al po­te­re e a po­chi gior­ni dall’ap­pun­ta­men­to elet­to­ra­le avanza l’ipo­te­si di un’in­cri­mi­na­zio­ne

Progress - - Progress - Mar­ti­na Mo­rel­li

La po­li­ti­ca israe­lia­na è tut­ta un sa­li­scen­di di ele­zio­ni an­ti­ci­pa­te, mag­gio­ran­ze sul fi­lo del ra­so­io, pronostici pun­tual­men­te smen­ti­ti. Ci sia­mo abi­tua­ti. Col­pa di un si­ste­ma elet­to­ra­le che con il suo pro­por­zio­na­le pu­ro ha sem­pre por­ta­to a una Knes­set (par­la­men­to) fram­men­ta­ta e in ba­lia dei pic­co­li par­ti­ti. Non ci si aspet­te­reb­be, in­ve­ce, di tro­va­re at­tual­men­te al­la gui­da del Pae­se uno dei leader più du­ra­tu­ri del­la sto­ria po­li­ti­ca israe­lia­na. Be­n­ja­min Ne­ta­nya­hu, ca­po­fi­la del­la de­stra con­ser­va­tri­ce e na­zio­na­li­sta del Li­kud al go­ver­no dal 2009, ha fat­to dell’in­sta­bi­li­tà un ca­val­lo di bat­ta­glia, uno sche­ma po­li­ti­co col­lau­da­to, con­so­li­da­to e vin­cen­te. Quan­do gli equi­li­bri va­cil­la­no per un te­ma cal­do o una leg­ge con­tro­ver­sa, lui ri­spon­de met­ten­do alleati ed elet­to­ri da­van­ti a una scel­ta: lui o gli al­tri. È suc­ces­so con le ele­zio­ni an­ti­ci­pa­te del 2013, ot­to me­si pri­ma del­la na­tu­ra­le sca­den­za del man­da­to in vi­sta dell’ap­pro­va­zio­ne di un pia­no di au­ste­ri­tà che avreb­be di cer­to pro­vo­ca­to un’emor­ra­gia di con­sen­si in tem­pi di im­mi­nen­te cam­pa­gna elet­to­ra­le. Di nuo­vo a mar­zo 2015 do­po la cri­si di go­ver­no che lui stes­so ha ge­ne­ra­to “eso­ne­ran­do” il mi­ni­stro del­la Giu­sti­zia Tzi­pi Li­v­ni e quel­lo del­le Fi­nan­ze Yair La­pid, en­tram­bi espo­nen­ti di cen­tro, che ave­va­no du­ra­men­te at­tac­ca­to il go­ver­no. Nul­la di ca­sua­le, una ve­ra stra­te­gia: le ele­zio­ni an­ti­ci­pa­te pos­so­no dan­neg­gia­re i par­ti­ti più pic­co­li ma fon­da­men­ta­li, che so­no quin­di co­stret­ti al­la coa­li­zio­ne, men­tre al leader con­ser­va­to­re ri­ma­ne quell’or­mai con­so­li­da­to 20-25 per cen­to di elet­to­ra­to sod­di­sfat­to di un’eco­no­mia for­te e in co­stan­te cre­sci­ta. Bi­bi Ne­ta­nya­hu ha sem­pli­ce­men­te ca­pi­to co­me ca­val­ca­re la lun­ga tra­di­zio­ne di in­sta­bi­li­tà po­li­ti­ca del Pae­se, co­me ri­vol­ta­re in suo fa­vo­re un si­ste­ma elet­to­ra­le ba­sa­to su un uni­co li­sto­ne bloc­ca­to sen­za pre­mi di mag­gio­ran­za ed elu­de­re quel­le que­stio­ni fo­rie­re di dis­sen­so. Ep­pu­re og­gi il leader del Li­kud ri­schia gros­so, ri­schia di di­ven­ta­re il pri­mo pre­mier nel­la sto­ria del Pae­se a es­se­re in­cri­mi­na­to men­tre è al po­te­re, no­no­stan­te il ten­ta­ti­vo di far spostare la de­ci­sio­ne a do­po il 9 apri­le, gior­no in cui in Israe­le si apri­ran­no le ur­ne. Il pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le Avi­chai Man­del­blit ha in­fat­ti an­nun­cia­to la sua in­ten­zio­ne di in­cri­mi­na­re il pre­si­den­te per tre di­ver­si ca­si. È ac­cu­sa­to di cor­ru­zio­ne per aver as­si­cu­ra­to una po­li­ti­ca go­ver­na­ti­va fa­vo­re­vo­le agli in­te­res­si dell’azien­da di te­le­co­mu­ni­ca­zio­ni Be­zeq e dell’edi­to­re del quo­ti­dia­no Ye­dio­th Ah­ro­no­th in cam­bio di una co­per­tu­ra me­dia­ti­ca po­si­ti­va e fro­de e abu­so di fi­du­cia per aver ricevuto do­ni di lus­so da per­so­ne fa­col­to­se in cam­bio di favori fi­nan­zia­ri o per­so­na­li.

L’eco­no­mia vin­ce­rà an­co­ra?

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