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Style - - THE GOOD LIFE -

ONO I PRO­TA­GO­NI­STI del­la se­rie tv più in­ca­si­na­ta, cer­vel­lo­ti­ca e af­fa­sci­nan­te de­gli ul­ti­mi an­ni, un gi­gan­te­sco cu­bo di Ru­bik che do­po la pri­ma sta­gio­ne non è an­co­ra sta­to ri­sol­to (chi è Noah, il pre­te ta­tua­to che non in­vec­chia mai? E dav­ve­ro il cor­so del­la sto­ria non può es­se­re cam­bia­to?). Ma Louis Ho­f­mann e Oli­ver Ma­suc­ci, ri­spet­ti­va­men­te Jo­nas Kah­n­wald e Ul­ri­ch Niel­sen in Dark, rap­pre­sen­ta­no an­che il vol­to nuo­vo del­la te­le­vi­sio­ne te­de­sca, che fi­no a qual­che an­no fa espor­ta­va so­lo L’ispet­to­re Der­rick e ades­so sfor­na ogni an­no pro­dot­ti ap­prez­za­ti in tut­to il mon­do. «Il me­ri­to è del­le piat­ta­for­me strea­ming» di­ce Ma­suc­ci. «Pri­ma i ge­ne­ri era­no fis­si e non c’era spa­zio per pro­por­re co­se in­no­va­ti­ve. Poi so­no ar­ri­va­ti i “ra­gaz­zi di in­ter­net” e ci han­no chie­sto: cos’al­tro vo­le­te fa­re?».

La ri­vo­lu­zio­ne è co­min­cia­ta nel 2015 con Deu­tschland 83, am­bien­ta­ta ne­gli an­ni del­la Guer­ra Fred­da, la pri­ma se­rie in lin­gua te­de­sca tra­smes­sa ne­gli Sta­ti Uni­ti. Poi so­no ar­ri­va­te 4 Blocks, Ba­by­lon Ber­lin e, ap­pun­to, Dark, che fra tut­te è la più spiaz­zan­te: un «mi­ste­ry» a me­tà stra­da fra scien­za e fan­ta­scien­za, che ini­zia con la spa­ri­zio­ne di un ra­gaz­zi­no e fi­ni­sce per par­la­re di de­ter­mi­ni­smo e cu­ni­co­li spa­zio-tem­po­ra­li. «È una se­rie che ti sfi­da» di­ce Ho­f­mann, «ti co­strin­ge a ri­flet­te­re e met­ter­ti in di­scus­sio­ne, du­bi­ta­re di al­cu­ne co­se e cre­de­re in al­tre. L’aspet­to più in­te­res­san­te è che tut­to è mol­to rea­li­sti­co, guar­di Dark e pen­si che in teo­ria po­treb­be suc­ce­de­re dav­ve­ro».

Pro­dot­ta da Net­flix e crea­ta da due re­gi­sti sviz­ze­ri, Ba­ran bo Odar e Jan­t­je Frie­se, Dark si svol­ge a Win­den, una pio­vo­sa cit­ta­di­na che ospi­ta una cen­tra­le nu­clea­re. Cor­re l’an­no 2019 e il pa­dre di Jo­nas si è ap­pe­na sui­ci­da­to la­scian­do una let­te­ra «da non apri­re pri­ma del 4 no­vem­bre al­le 22:13». Men­tre il ra­gaz­zo vie­ne ri­co­ve­ra­to in una cli­ni­ca psi­chia­tri­ca sua ma­dre si con­so­la con il po­li­ziot­to Ul­ri­ch, che ha mo­glie e tre fi­gli ma ap­pro­fit­ta del­la cor­set­ta mat­tu­ti­na per fa­re vi­si­ta all’aman­te. La si­tua­zio­ne esplo­de quan­do Mik­kel, il fi­glio mi­no­re di Ul­ri­ch, scom­pa­re nel­la fo­re­sta sen­za la­scia­re trac­ce.

Co­min­cia co­sì un viag­gio a ri­tro­so nel tem­po, pri­ma nel 1986 e poi nel 1953. Ra­gaz­zi­ni che spa­ri­sco­no, ani­ma­li che muo­io­no, mi­ste­rio­si per­so­nag­gi che spun­ta­no dal nul­la: il so­spet­to che a Win­den, ogni 33 an­ni, suc­ce­da­no co­se strane di­ven­ta una cer­tez­za. Al cen­tro di que­ste stra­nez­ze ci so­no quat­tro fa­mi­glie, i Ka­h­wald, i Niel­sen, i Dop­pler e i Tie­de­mann. Ma pri­ma di pro­se­gui­re è il ca­so di riav­vol­ge­re il na­stro per­ché, co­me di­ce Ma­suc­ci, «Dark va guar­da­ta con il pul­san­te rewind a por­ta­ta di di­to: se ti per­di un col­le­ga­men­to poi non rie­sci a ca­pi­re co­sa sta suc­ce­den­do».

Cos’ave­te pen­sa­to quan­do ave­te let­to il co­pio­ne?

L.H. Vi­sto che la tra­ma era mol­to com­pli­ca­ta, d’ac­cor­do con il re­gi­sta ho de­ci­so di con­cen­trar­mi so­lo sul mio per­so­nag­gio. E co­sì mol­te co­se le ho ca­pi­te un an­no do­po, guar­dan­do la se­rie fi­ni­ta…

O.M. Mi è pia­ciu­to per­ché mi ha co­stret­to a ri­ma­ne­re con­cen­tra­to. E poi i viag­gi nel tem­po mi han­no sem­pre af­fa­sci­na­to: Ri­tor­no al fu­tu­ro è uno dei miei film pre­fe­ri­ti. Lì pe­rò il te­ma era trat­ta­to in ma­nie­ra leg­ge­ra, men­tre Dark ti­ra in bal­lo com­ples­se teo­rie scien­ti­fi­che e fi­lo­so­fi­che e si in­ter­ro­ga sul­la na­tu­ra del ge­ne­re uma­no.

L.H. Il pub­bli­co non è stu­pi­do e c’è una gros­sa fet­ta di spet­ta­to­ri che ama es­se­re mes­sa al­la pro­va. Dark rie­sce a ren­de­re le teo­rie scien­ti­fi­che ac­ces­si­bi­li, le puoi af­fer­ra­re, di­ven­ta­no co­se con­cre­te.

O.M. Cre­do che la com­ples­si­tà sia uno de­gli aspet­ti che la ren­do­no af­fa­sci­nan­te. Nel­la se­rie le li­nee tem­po­ra­li cor­ro­no una pa­ral­le­la all’al­tra e i per­so­nag­gi si sdop­pia­no:

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