Oc­chio al fu­tu­ro di Char­les Le­clerc

oc­chio al CHAR­LES LE­CLERC 20 an­ni, pi­lo­ta

Style - - Summario - di Gia­co­mo Fa­so­la - fo­to di Clau­de Riz­zo­lo

Na­to a Mo­na­co, è cam­pio­ne in ca­ri­ca del­la For­mu­la 2 e fa par­te del­la Fer­ra­ri dri­ver aca­de­my.

SE FRA QUAL­CHE AN­NO ci sa­rà an­co­ra la For­mu­la 1 è pro­ba­bi­le che a bat­ta­glia­re per il ti­to­lo ci sa­ran­no, al po­sto di Lewis Ha­mil­ton e Se­ba­stian Vettel, due pi­lo­ti che og­gi so­no ap­pe­na 20en­ni. Uno, Max Ver­stap­pen, ha im­pie­ga­to po­co tem­po per im­por­si nel­la mas­si­ma ca­te­go­ria dell’au­to­mo­bi­li­smo e per di­vi­de­re ti­fo­si fra chi lo ama e chi lo odia. L’al­tro è il nuo­vo pi­lo­ta dell’al­fa Ro­meo Sau­ber Char­les Le­clerc.

Na­to a Mo­na­co il 16 ot­to­bre 1997, ap­pe­na 16 gior­ni do­po Ver­stap­pen, Le­clerc ha co­min­cia­to a cor­re­re da pic­co­lo con i kart: il pa­dre Her­vé, ex pi­lo­ta di For­mu­la 3, era ami­co del pa­dre di Ju­les Bian­chi, che ge­sti­va un kar­to­dro­mo a Ba­gno­les. Nel 2013, il suo ul­ti­mo an­no sui kart, Char­les ha con­clu­so il mon­dia­le al se­con­do po­sto al­le spal­le di Max. Tre an­ni do­po è en­tra­to nel­la Fer­ra­ri Dri­ver Aca­de­my e da quel mo­men­to in poi non ha più smes­so di vin­ce­re: cam­pio­ne in Gp3 nel 2016 e in For­mu­la 2 nel 2017, un ex­ploit que­st’ul­ti­mo che gli è val­so un se­di­le per la sta­gio­ne in cor­so. Nei pri­mi Gran pre­mi Le­clerc ha di­mo­stra­to di es­se­re, ol­tre che ve­lo­ce, già mol­to ma­tu­ro. Do­po un ini­zio fa­ti­co­so è ar­ri­va­to se­sto in Azer­bai­jan, gua­da­gnan­do­si i gal­lo­ni del Dri­ver of the day, ed è an­da­to a pun­ti an­che nel­la ga­ra suc­ces­si­va al Mont­me­lò in Spa­gna, il tut­to con una mo­no­po­sto non cer­to com­pe­ti­ti­va. Più dell’al­ta­le­nan­te Lan­ce Stroll, più del suo ami­co Este­ban Ocon: se c’è un pi­lo­ta del­la «ge­ne­ra­zio­ne Play­sta­tion» che nei pros­si­mi an­ni po­trà lot­ta­re per le pri­me po­si­zio­ni, e da­re del fi­lo da tor­ce­re a Ver­stap­pen, quel­lo è Le­clerc.

Mes­si uno di fian­co all’al­tro, Max e Char­les sem­bra­no il so­le e la lu­na (non è un ca­so che i rap­por­ti fra i due non sia­no idil­lia­ci). Men­tre l’olan­de­se ha bru­cia­to le tap­pe e si è fat­to spa­zio in For­mu­la 1 a suon di spor­tel­la­te, fa­cen­do ar­rab­bia­re più di un col­le­ga, il mo­ne­ga­sco ha pre­fe­ri­to com­pie­re un pas­so

al­la vol­ta. Sem­pre sor­ri­den­te, Le­clerc ha mo­stra­to fi­no­ra una tran­quil­li­tà fuo­ri dal co­mu­ne: me­ri­to del la­vo­ro che ha fat­to per te­ne­re a fre­no l’emo­ti­vi­tà, ma non so­lo. Char­les è sta­to co­stret­to a cre­sce­re in fret­ta. Nel 2015 ha do­vu­to af­fron­ta­re la mor­te di Ju­les Bian­chi, co­me un fra­tel­lo mag­gio­re per lui, che da no­ve me­si era in co­ma do­po l’in­ci­den­te nel Gp del Giap­po­ne. L’an­no scor­so, poi, ha per­so an­che il pa­dre. Ep­pu­re a di­stan­za di po­chi gior­ni Le­clerc era già in pi­sta: «È sta­to dif­fi­ci­le, co­me lo è per ogni per­so­na che non ha più il pa­pà. Ho tro­va­to la for­za di ga­reg­gia­re pen­san­do che lui vo­le­va ve­der­mi vin­ce­re» di­ce.

Lei è un pre­de­sti­na­to. C’è sta­to un mo­men­to in cui ha det­to: «Ce l’ho fat­ta»? No, e cre­do che non lo pen­se­rò mai. Guar­do avan­ti, pro­vo sem­pre a mi­glio­ra­re. For­se quan­do di­ven­te­rò cam­pio­ne del mon­do, se suc­ce­de­rà, al­lo­ra…

Si è da­to de­gli obiet­ti­vi per que­sto pri­mo an­no in For­mu­la 1? A li­vel­lo di ri­sul­ta­ti no, per­ché di­pen­do­no mol­to dal­la mo­no­po­sto e dal­lo svi­lup­po. L’obiet­ti­vo è la­vo­ra­re be­ne con il team per far pro­gre­di­re la mac­chi­na e pro­gre­di­re io co­me pi­lo­ta. Dal­la For­mu­la 2 al­la ca­te­go­ria re­gi­na: un al­tro mon­do? La For­mu­la 1 è di­ver­sa per tan­ti aspet­ti: la po­ten­za, l’ae­ro­di­na­mi­ca… Ho do­vu­to adat­ta­re il mio sti­le di gui­da. La co­sa più com­pli­ca­ta è im­pa­ra­re a uti­liz­za­re i co­man­di sul vo­lan­te. Per es­se­re a pro­prio agio ci vuo­le tem­po.

Ne­gli ul­ti­mi an­ni si è abi­tua­to a vin­ce­re. È dif­fi­ci­le adat­tar­si a una ca­te­go­ria in cui, in­ve­ce, de­ve lot­ta­re per an­da­re a pun­ti? È ve­ro, pri­ma scen­de­vo in pi­sta per la vit­to­ria, ma bi­so­gna es­se­re rea­li­sti: al mo­men­to non ho la pos­si­bi­li­tà di ar­ri­va­re pri­mo. In ogni ca­so io do sem­pre il 200 per cen­to.

Per di­ven­ta­re un pi­lo­ta ha fat­to ri­cor­so an­che a un men­tal coa­ch. Ho co­min­cia­to a la­vo­ra­re su­gli aspet­ti men­ta­li nel 2010, con For­mu­la Me­di­ci­ne: la te­sta era il mio pun­to de­bo­le e gra­zie a que­sto sup­por­to ho im­pa­ra­to a ge­sti­re le emo­zio­ni du­ran­te il wee­kend di ga­ra. An­co­ra og­gi fac­cio qual­che se­du­ta con il men­tal coa­ch, ogni tan­to, per ve­de­re a che pun­to sia­mo.

Voi gio­va­nis­si­mi co­min­cia­te a es­se­re tan­ti in For­mu­la 1: Stroll sul­la Wil­liams, Ocon sul­la For­ce In­dia, Pier­re Ga­sly sul­la Toro Ros­so…

«A tre an­ni guar­da­vo le ga­re e cer­ca­vo la mac­chi­na ros­sa. La Fer­ra­ri è un so­gno per tut­ti i pi­lo­ti: an­che per quel­li che non lo am­met­to­no»

I miei mi­glio­ri ami­ci fra i pi­lo­ti so­no Ocon e Ga­sly: li co­no­sco da quan­do ave­vo cin­que an­ni. In pi­sta, pe­rò, non esi­sto­no rap­por­ti per­so­na­li. Co­me va con Ver­stap­pen? In pas­sa­to ave­te avu­to de­gli scre­zi. È ve­ro, ne­gli an­ni dei kart ci so­no sta­ti dei pro­ble­mi per via di qual­che in­ci­den­te: d’al­tra par­te, se ti trovi sem­pre a bat­ta­glia­re in pi­sta, an­da­re d’ac­cor­do non è fa­ci­le. Og­gi non pos­so di­re che ab­bia­mo un ot­ti­mo rap­por­to ma la ve­ri­tà è che non so­no in For­mu­la 1 per far­mi de­gli ami­ci.

La sua cre­sci­ta è sta­ta più len­ta: nel 2015 Max era già in F1 men­tre lei ha im­pie­ga­to tre

an­ni in più. Do­po i kart ab­bia­mo pre­so stra­de di­ver­se: lui in For­mu­la 3 e io in For­mu­la Re­nault. Con il mio ma­na­ger (Ni­co­las Todt, il fi­glio

di Jean, ndr) ab­bia­mo fat­to una scel­ta, non vo­le­vo ar­ri­va­re in For­mu­la 1 il pri­ma pos­si­bi­le ma fa­re in mo­do di ar­ri­var­ci il più pron­to pos­si­bi­le. So­no mol­to con­ten­to del per­cor­so che ho fat­to e de­vo di­re che Max mi ha da­to una spin­ta: il fat­to che lui an­das­se for­te in For­mu­la 1 per me ha rap­pre­sen­ta­to uno sti­mo­lo. Ora ga­reg­gia con i più for­ti: sia a Ba­ku sia al Mont­me­lò ha lot­ta­to in pi­sta con Fer­nan­do Alonso, uno dei mo­del­li del­la sua ge­ne­ra­zio­ne. Ave­re la pos­si­bi­li­tà di ga­reg­gia­re con gen­te co­me lui si­gni­fi­ca im­pa­ra­re al dop­pio del­la ve­lo­ci­tà. Ma per la ve­ri­tà non ho ido­li fra i pi­lo­ti con cui ga­reg­gio: l’uni­co, da sem­pre, è Ayr­ton Sen­na.

Co­sa rap­pre­sen­ta per lei la Fer­ra­ri? Già a tre an­ni guar­da­vo le ga­re e cer­ca­vo la mac­chi­na ros­sa... La Fer­ra­ri è un so­gno per tut­ti i pi­lo­ti, an­che per quel­li che non lo di­co­no. Ma la ve­do co­me una co­sa lon­ta­na: c’è an­co­ra tan­to da la­vo­ra­re. Più in ge­ne­ra­le, che rap­por­to ha con l’ita­lia? Mol­to stret­to: pra­ti­ca­men­te so­no cre­sciu­to nel vo­stro Pae­se per­ché lì si di­spu­ta il 90 per cen­to del­le ga­re di kart. A Mo­na­co, poi, ci so­no tan­tis­si­mi ita­lia­ni, e pu­re la mia fi­dan­za­ta è di Na­po­li.

È am­bas­sa­dor di Car­re­ra e sul­la sua mo­no­po­sto c’è il lo­go dell’al­fa Ro­meo. Di que­sto pas­so c’è il ri­schio che la pren­da­no per un ita­lia­no… Gli oc­chia­li Car­re­ra mi piac­cio­no mol­to e l’al­fa è co­no­sciu­tis­si­ma in tut­to il mon­do: il ti­fo e la pas­sio­ne del­la gen­te si sen­to­no ec­co­me.

La pros­si­ma ga­ra di For­mu­la 1 è il Gran pre­mio di Fran­cia, in pro­gram­ma il 24 giu­gno sul­la pi­sta di Le Castellet: «La co­no­sco po­co, no­no­stan­te si trovi a un cen­ti­na­io di chi­lo­me­tri da Mo­na­co ci ho gi­ra­to una so­la vol­ta tan­ti an­ni fa. I miei pre­fe­ri­ti so­no i cir­cui­ti cit­ta­di­ni».

Le­clerc era mol­to ami­co di Ju­les Bian­chi, il pi­lo­ta fran­ce­se di For­mu­la 1 mor­to nel 2015 a 26 an­ni: «Di lui ri­cor­do so­prat­tut­to i mo­men­ti che ab­bia­mo pas­sa­to in­sie­me sul­la pi­sta di suo pa­dre a Bri­gno­les, do­ve ci al­le­na­va­mo con i kart. Che sfi­de con gli ami­ci...».

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