I

Col­lo­qui so­no me­no af­fi­da­bi­li di quan­to non sia la rac­col­ta d’in­for­ma­zio­ni fat­te per vie tra­ver­se. Or­di­ne, cal­ma, stress, pun­tua­li­tà si col­go­no me­glio os­ser­van­do l’am­bien­te in cui vi­ve il po­ten­zia­le can­di­da­to, piut­to­sto che par­lan­do­ci in­sie­me. Ec­co alcuni

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ne. Ad esem­pio in Giap­po­ne guar­da­re ne­gli oc­chi qual­cu­no al pri­mo in­con­tro è se­gno di sfron­ta­tez­za e man­can­za di ri­spet­to men­tre in Oc­ci­den­te chi non lo fa è vi­sto co­me una per­so­na non fran­ca che ha qual­co­sa da na­scon­de­re.

Re­sta il fat­to che la pri­ma im­pres­sio­ne è spes­so de­ci­si­va. Mol­te per­so­ne at­tri­bui­sco­no il suc­ces­so op­pu­re l’in­suc­ces­so del­le fa­si suc­ces­si­ve del rap­por­to non all’im­pres­sio­ne ini­zia­le, giu­sta o sba­glia­ta che fos­se, ma ad al­tri fat­to­ri, ra­zio­na­liz­zan­do co­sì a po­ste­rio­ri la lo­ro pre­ci­pi­to­sa de­ci­sio­ne. Fun­zio­na co­sì: si os­ser­va un vi­so o un com­por­ta­men­to, lo si de­scri­ve co­me l’es­sen­za di quel­la per­so­na, poi si spie­ga­no i com­por­ta­men­ti suc­ces­si­vi co­me ef­fet­ti di quel­la ca­rat­te­ri­sti­ca o di quel trat­to. Que­sta clas­si­fi­ca­zio­ne ra­pi­da è pe­rò una trap­po­la mi­ci­dia­le: una vol­ta in­ca­sel­la­to chi ci sta di fron­te all’in­ter­no di una ca­te­go­ria è poi as­sai dif­fi­ci­le mo­di­fi­ca­re ta­le va­lu­ta­zio­ne. L’iner­zia di­pen­de da mol­ti fat­to­ri: da un la­to an­dre­mo a cer­ca­re e iso­le­re­mo so­lo le in­for­ma­zio­ni che con­fer­ma­no le no­stre ipo­te­si, dall’al­tro sa­re­mo vit­ti­me di pro­fe­zie che si au­toav­ve­ra­no. Co­sì il rap­por­to con l’al­tro ten­de­rà a di­ven­ta­re pro­prio co­me l’ab­bia­mo ini­zial­men­te pen­sa­to. La trap­po­la poi può col­pi­re in due sen­si: una per­so­na ci può su­sci­ta­re sfi­du­cia quin­di evi­tan­do di in­con­trar­la una se­con­da vol­ta po­trem­mo per­de­re l’oc­ca­sio­ne del­la no­stra vi­ta, op­pu­re sem­bra per be­ne e poi si ri­ve­la un po­co di buo­no. Quin­di ri­ba­di­sco: con i pre­giu­di­zi ci vuo­le cau­te­la. Per que­sto è ne­ces­sa­rio agi­re co­me i gio­ca­to­ri di po­ker, re­stan­do in at­te­sa. Co­me fan­no i bra­vi ven­di­to­ri, che di fat­to so­spen­do­no il giu­di­zio e aspet­ta­no di ave­re più in­for­ma­zio­ni cer­can­do di ti­rar­le fuo­ri dall’al­tro, via via che in­te­ra­gi­sco­no. L’idea­le, co­mun­que, è cer­ca­re sem­pre di sa­pe­re pri­ma con chi avre­mo a che fa­re. Og­gi con in­ter­net è più fa­ci­le.

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