MU­SI­CA

AL CEN­TRO ESAT­TO DEL­LA C’è l’abi­to, an­zi c’è il to­tal look: per­ché, via, chi è il roc­ker o il rap­per che non si è im­po­sto an­che per il suo sti­le? E al­lo­ra da­te spa­zio al mu­si­ci­sta che è in voi. O so­lo in­dos­sa­te il giu­sto abi­to al giu­sto con­cer­to.

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CHI GUAR­DA­NO

gli uo­mi­ni og­gi quan­do van­no a cac­cia di nuo­vi ri­fe­ri­men­ti di sti­le? Con la Ri­vo­lu­zio­ne fran­ce­se di fi­ne Settecento tra­mon­ta il so­le non soltanto su Lui­gi XVI, ma an­che su un mo­do di in­ter­pre­ta­re il guar­da­ro­ba ma­schi­le do­ve fan­ta­sia e vez­zi ri­va­leg­gia­va­no, se non ad­di­rit­tu­ra su­pe­ra­va­no, quel­lo fem­mi­ni­le.

L’ot­to­cen­to ve­de pren­de­re cor­po l’este­ti­ca ri­go­ro­sa e pu­re un po’ no­io­sa del bu­si­ness suit, che de­ve aspet­ta­re agli ini­zi del No­ve­cen­to una fi­gu­ra con­tro­ver­sa co­me il Du­ca di Wind­sor, Edoar­do VIII re d’in­ghil­ter­ra pri­ma del­la sua ab­di­ca­zio­ne per amo­re di Wal­lis Simp­son, per ri­tro­va­re un po’ di brio. Do­po la Se­con­da Guer­ra mon­dia­le esplo­de il fe­no­me­no del­le cul­tu­re gio­va­ni­li, per la pri­ma vol­ta pro­ta­go­ni­sti a col­pi di T-shirt bian­che, giac­che di pel­le, jeans scu­ri. Si apre l’epo­ca del «tut­to e il con­tra­rio di tut­to», che sfo­ce­rà poi nel­le con­te­sta­zio­ni del Ses­san­tot­to. An­che i di­vi di Hol­ly­wood, fi­no a quel mo­men­to in­di­scus­si mo­del­li di sti­le, ce­do­no il pas­so a nuo­vi ido­li, i mu­si­ci­sti che con i lo­ro look sul pal­co, co­sì co­me nel­la vi­ta di tut­ti i gior­ni, in­fran­go­no le re­go­le sen­za pe­rò vo­ler­ne più im­por­re di nuo­ve. Che si trat­ti di Leo­nard Bern­stein o dei Rol­ling Sto­nes, gli uo­mi­ni si ri­tro­va­no da­van­ti agli oc­chi per­so­nag­gi ca­ri­sma­ti­ci, vi­sio­na­ri non so­lo nel­le lo­ro ope­re. Fe­no­me­na­li mo­del­li da imi­ta­re non tan­to in sen­so let­te­ra­le, quan­to per la ca­pa­ci­tà di tra­sfor­ma­re la pro­pria im­ma­gi­ne in una di­chia­ra­zio­ne d’in­di­pen­den­za este­ti­ca. Men­tre gli at­to­ri ve­sto­no quel­lo che un co­stu­mi­sta ha pen­sa­to per il lo­ro per­so­nag­gio, lo­ro trat­teg­gia­no il pro­prio ve­sti­re con la stes­sa for­za del­le lo­ro com­po­si­zio­ni.

Cer­to, nel tem­po le co­se cam­bia­no, ora dj e pop star fir­ma­no con­trat­ti mi­lio­na­ri con le gran­di grif­fe del lus­so che se li con­ten­do­no co­me te­sti­mo­nial. Ep­pu­re ri­ma­ne an­co­ra vi­va la sen­sa­zio­ne che ispi­rar­si al­lo sti­le di un in­di­men­ti­ca­bi­le co­me Lu­cio Bat­ti­sti pos­sa in qual­che mo­do ri­por­tar­ci al cen­tro esat­to del­la sua mu­si­ca, di quel­le emo­zio­ni che ab­bia­mo esplo­ra­to con le sue can­zo­ni. E che con il no­stro look vo­glia­mo por­tar­ci ad­dos­so.

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