Io non ho (più) pau­ra

Co­rag­gio­sa in un film, ma an­che nel­la vita. KAYA SCODELARIO ha avu­to la for­za di de­nun­cia­re le vio­len­ze su­bi­te da ra­gaz­zi­na

Vanity Fair (Italy) - - Carpe Diem - di ALESSANDRA DE TOMMASI

Do­po una gior­na­ta di sa­fa­ri nel de­ser­to del Qa­tar, le len­tig­gi­ni di Kaya Scodelario so­no più ac­cen­tua­te e la pel­le di por­cel­la­na mo­stra un leg­ge­ro toc­co di ab­bron­za­tu­ra. Gli oc­chi co­lor cie­lo dell’at­tri­ce lon­di­ne­se s’il­lu­mi­na­no ancora di più per­ché, mam­ma da un an­no, si può rac­con­ta­re ai bam­bi­ni ar­ri­va­ti a Do­ha da tut­to il mon­do per l’Ajyal You­th Film Fe­sti­val, l’uni­co even­to ci­ne­ma­to­gra­fi­co de­di­ca­to ai ra­gaz­zi nei Pae­si ara­bi. Ri­bel­le nel­la se­rie tv Skins e astro­no­ma nell’ul­ti­mo Pi­ra­ti dei Ca­rai­bi - La ven­det­ta di Sa­la­zar, ora tor­na a ci­men­tar­si con Ma­ze Run­ner: La ri­ve­la­zio­ne, ter­zo film trat­to dall’omo­ni­ma sa­ga fan­ta­sy di Ja­mes Da­sh­ner (pub­bli­ca­ta in Italia da Fa­nuc­ci). In un fu­tu­ro di­sto­pi­co in­fe­sta­to da un vi­rus le­ta­le, la sal­vez­za del ge­ne­re

uma­no vie­ne af­fi­da­ta a un grup­po di gio­va­ni «im­mu­ni» al mor­bo, rin­chiu­si in un labirinto co­me ca­vie da la­bo­ra­to­rio. L’idea è pro­prio di Te­re­sa, il per­so­nag­gio di Kaya Scodelario, che fi­no all’ul­ti­mo non si ca­pi­sce se sia un’eroi­na o una tra­di­tri­ce. Fuo­ri dal set, quan­te chan­ce avreb­be di ca­var­se­la in un labirinto?

«Ho un ot­ti­mo sen­so dell’orien­ta­men­to, se va­do in un po­sto una vol­ta lo ri­cor­do a vita, al con­tra­rio di mio ma­ri­to (l’at­to­re Be­n­ja­min Wal­ker, ndr) che in que­sto è una fra­na, quin­di avrei di­scre­te pos­si­bi­li­tà di so­prav­vi­ve­re. Co­me pi­ra­tes­sa, in­ve­ce, for­se non sa­rei du­ra­ta un gior­no». Il co­rag­gio non le man­ca, an­che nel­la real­tà. Ha rac­con­ta­to su Twit­ter una vio­len­za su­bi­ta 13 an­ni fa.

«Ci ho mes­so del tem­po, ma gra­zie al­le al­tre don­ne che si so­no fat­te avan­ti ho ti­ra­to fuo­ri la for­za per am­met­ter­lo ad al­ta vo­ce. Mi ha aiu­ta­ta mio ma­ri­to, ma so­prat­tut­to il pen­sie­ro di mio fi­glio: vo­glio che sap­pia che non mi so­no la­scia­ta zit­ti­re». A scuo­la ha su­bi­to bul­li­smo a cau­sa del­la di­sles­sia. Co­me l’ha af­fron­ta­to? «Gra­zie a mam­ma, e al­le eroi­ne di Jac­que­li­ne Wil­son (au­tri­ce in­gle­se di li­bri per ado­le­scen­ti, ndr), ra­gaz­zi­ne co­me me che su­pe­ra­va­no con co­rag­gio le dif­fi­col­tà». Leg­ge le fa­vo­le al suo bam­bi­no di un an­no? «Per ora è più at­trat­to dal­le fi­gu­re, ma non ve­do l’ora di leg­ger­gli Il gran­de gi­gan­te gentile di Roald Da­hl, la mia pre­fe­ri­ta». Che bam­bi­no è? «È so­cie­vo­le e ama sco­pri­re il mon­do. In un an­no ha già vo­la­to 17 vol­te e lo ado­ra». In che co­sa si sen­te ita­lia­na? «Ho un tem­pe­ra­men­to pas­sio­na­le, e so­no una cuo­ca con i fioc­chi. Mol­ti miei ri­cor­di con mia mam­ma, di ori­gi­ni ita­lo-bra­si­lia­ne, so­no le­ga­ti ai for­nel­li. Mi ha cre­sciu­ta da so­la e cu­ci­na­va­mo sem­pre in­sie­me piat­ti ita­lia­ni, so­prat­tut­to il su­go, la sal­sa in ba­rat­to­lo era ban­di­ta. So­no mae­stra nel­le co­to­let­te al­la mi­la­ne­se e nei ri­sot­ti, e ho un de­bo­le per il buon vi­no». Che co­sa la spa­ven­ta? «I pro­vi­ni: a 14 an­ni so­no ar­ri­va­ta al­le au­di­zio­ni aper­te di Skins, ma mi ha tra­sci­na­to den­tro un pro­dut­to­re. Me ne sta­vo lì im­pa­la­ta fuo­ri, pron­ta a scap­pa­re. Ed è ancora co­sì: pro­vo lo stes­so im­pul­so sui red car­pet, te­mo sem­pre che qual­cu­no sia cat­ti­vo con me, co­me a scuo­la. La mac­chi­na da pre­sa, in­ve­ce, mi rende li­be­ra: die­tro la ma­sche­ra di un ruo­lo tor­no a re­spi­ra­re».

NEL LABIRINTO Kaya Scodelario, 25 an­ni, re­ci­ta nel film di­sto­pi­co Ma­ze Run­ner: La ri­ve­la­zio­ne, nel­le sa­le dal 1¡ feb­bra­io.

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