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La sua bio­gra­fia in bre­ve?

«I miei ge­ni­to­ri, per pu­ra ca­sua­li­tà, mi han­no chia­ma­ta co­me l’Ac­ca­de­mia di ar­te dram­ma­ti­ca Sil­vio D’Ami­co. A 7 an­ni ho ob­bli­ga­to i miei com­pa­gni a met­te­re in sce­na una re­ci­ta che ave­vo scrit­to. Poi all’Ac­ca­de­mia so­no an­da­ta dav­ve­ro».

La pri­ma vol­ta sul set?

«È quel­la che mi ha fat­to in­na­mo­ra­re di que­sto me­stie­re. Usci­ta dall’Ac­ca­de­mia, so­no sta­ta scel­ta per Il ros­so e il blu di Pic­cio­ni. Dis­se agli al­tri del ca­st: “Pren­de­te­vi cu­ra di lei”. Ero la stu­den­tes­sa ri­bel­le del pro­fes­so­re Ric­car­do Sca­mar­cio, che mi ha spie­ga­to tan­te co­se».

La paz­zia che ri­fa­reb­be?

«Ta­gliar­mi tut­ti i ca­pel­li. L’ho fat­to nel 2012 per un film, ora me l’han­no chie­sto per un al­tro ruo­lo. Mi fe­ce­ro la trec­cia e la ta­glia­ro­no. Con me c’era mio fra­tel­lo Ales­san­dro, det­to Pa­to. La ta­ta pe­ru­via­na lo chia­ma­va co­sì, poi ab­bia­mo sco­per­to che vuol di­re “pa­pe­ra”».

Il pro­get­to a cui è più le­ga­ta?

«Non es­se­re cat­ti­vo è sta­ta un’espe­rien­za gran­dis­si­ma. Sa­pe­va­mo che sta­va­mo fa­cen­do un film-te­sta­men­to, il re­gi­sta Clau­dio Ca­li­ga­ri è mor­to du­ran­te il mon­tag­gio. An­che nel si­len­zio ci ha in­se­gna­to tan­to e uni­to: ci ha fat­to un gran­de re­ga­lo».

Una co­sa da cui non si se­pa­ra mai?

«Ho sem­pre con me un’agen­da su cui scri­vo i miei im­pe­gni, ma an­che le bat­tu­te, i pensieri, le co­se che mi col­pi­sco­no. È la mia esten­sio­ne. Ogni vol­ta che fi­ni­sco le pa­gi­ne, la but­to, è un ge­sto li­be­ra­to­rio: vuol di­re che co­min­cia una nuo­va fa­se».

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