in 5 do­man­de

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Co­me si de­scri­ve in tre ag­get­ti­vi?

«Tra­spa­ren­te, che a vol­te è un pre­gio a vol­te ti por­ta a fa­re fi­gu­rac­ce... Poi so­no spon­ta­nea, di fron­te a un tor­to non in­cas­so mai e de­vo chia­ri­re su­bi­to. E im­pa­zien­te: spes­so in­ve­ce bi­so­gne­reb­be sa­per tem­po­reg­gia­re. Il tem­po spes­so si­ste­ma le co­se da so­lo».

Quan­do si è av­vi­ci­na­ta al­la re­ci­ta­zio­ne?

«Ave­vo 4 an­ni, era se­ra e a ca­sa ave­va­mo ap­pe­na vi­sto un do­cu­men­ta­rio su Ma­ri­lyn Mon­roe. A let­to è ve­nu­ta mam­ma a dar­mi la buo­na­not­te e io mi so­no mes­sa a pian­ge­re. Le ho det­to: ora ca­pi­sci per­ché vo­le­vo na­sce­re bion­da? Ho ini­zia­to con un pro­vi­no ai tem­pi del li­ceo».

Chi è il re­gi­sta dei suoi so­gni?

«Mat­teo Gar­ro­ne. In Dog­man ho vi­sto una sen­si­bi­li­tà e una de­li­ca­tez­za che an­da­va­no ol­tre il rac­con­to pu­ro del­la vio­len­za. È un re­gi­sta con cui po­trei da­re vo­ce a due par­ti di me. Ne ho una mol­to ra­zio­na­le, quel­la che si ma­ni­fe­sta nei miei stu­di di eco­no­mia. E una più crea­ti­va, che espri­mo con la re­ci­ta­zio­ne».

Ha qual­che ge­sto sca­ra­man­ti­co sul set?

«Se mi ca­do­no i co­pio­ni de­vo sbat­ter­li tre vol­te per ter­ra o su qual­co­sa, tra at­to­ri è un’usan­za co­mu­ne. In Gre­cia poi il con­cet­to del ma­loc­chio è te­nu­to in gran­de con­si­de­ra­zio­ne. Ten­go sem­pre con me un ma­ti, una me­da­gliet­ta a for­ma di oc­chio che scac­cia le ne­ga­ti­vi­tà. In­sie­me ai miei tan­tis­si­mi anel­li al­le ma­ni».

Qual è il suo sta­tus sen­ti­men­ta­le?

«So­no fi­dan­za­ta da due an­ni con un coe­ta­neo. Per me l’amo­re è so­mi­glian­za, una spe­cie di fu­sio­ne. Quan­do co­min­ci a ri­tro­va­re nell’al­tro i tuoi mo­di di fa­re o di di­re, si­gni­fi­ca che sei riu­sci­ta a pas­sar­gli qual­co­sa di tuo. L’amo­re è un pas­sag­gio di so­mi­glian­ze».

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