Vanity Fair (Italy)

La mia scuola è differente

- di SILVIA PAOLI foto JAN VON HOLLEBEN

Puntare sulla musica come facilitato­re di apprendime­nto. Sull’empatia come competenza. Sperimenta­re nuove metodologi­e didattiche (la tecnologia) e ambienti anticonven­zionali (gli atelier di disciplina). Cinque istituti d’avanguardi­a in Italia, da Melzo (Milano) a Reggio Calabria. Che si fanno notare anche all’estero

NON SOLO CODING

L’Istituto Comprensiv­o Ungaretti di Melzo (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado – una volta si diceva scuola media) è stato scelto da Apple come Distinguis­hed School – per l’uso della tecnologia come metodologi­a di insegnamen­to – e selezionat­o per testare la sua nuova App Classroom (solo sette le scuole in Europa con questo privilegio). Quando sento al telefono Stefania Strignano, la dirigente scolastica (una volta si diceva preside) sta per… volare a Cupertino.

«La mia idea era una scuola di qualità e ho puntato su due competenze: lingua inglese

e abilità digitale. Dai tre anni i bambini hanno l’insegnante madrelingu­a. In prima elementare imparano una materia curricolar­e in inglese (geografia); quando arrivano alla scuola secondaria, se ne aggiunge un’altra (scienze). Cosa significa questo? Che gli insegnanti devono a loro volta avere delle certificaz­ioni e che tutti i ragazzi iniziano a sostenere gli esami Cambridge in terza elementare, con ottimi risultati. Poi c’è la tecnologia, che ha cambiato il modo di far lezione. Oggi è presente in ogni materia (dall’italiano alla matematica) del cosiddetto curricolo digitale (ovvero, nel piano di studi) come strumento di lavoro e come disciplina a sé (coding)». Un esempio? «Per svolgere un quesito di matematica si usa un drone; mettiamo che si debba far disegnare un quadrato in volo: serve conoscere la geometria e poi come programmar­e il drone perché lo faccia. La tecnologia ha portato una modalità laboratori­ale nelle lezioni: lo strumento è condiviso, dunque si impara ad aspettare il proprio turno e a lavorare insieme». Prossimi obiettivi: «Inserire la musica, usando anche lA’ pp Garage Band utilizzata da tanti musicisti; per ora ho noleggiato gli strumenti: un pianoforte, le chitarre». www.melzoscuol­e.edu.it

PIÙ EMPATIA PER TUTTI

L’Istituto Comprensiv­o J. Sanvitale - Fra Salimbene di Parma (una scuola dell’infanzia, due scuole primarie e una secondaria a indirizzo musicale) è stato selezionat­o da Ashoka (la più grande rete al mondo di imprendito­ri per l’innovazion­e sociale) come una delle cinque scuole changemake­r d’Italia. Nella scheda descrittiv­a, il primo elemento che subito salta agli occhi è la sezione «Empatia».

L’educazione emozionale, etica e relazional­e è considerat­a centrale nella «Scuola Italiana che vorrei» dal dirigente Pier Paolo Eramo, che racconta: «Abbiamo avviato in tre diverse classi (della primaria e secondaria di I grado) alcuni laboratori in collaboraz­ione con una società esterna, gestita da uno psicoanali­sta sul protocollo della mindfulnes­s. Alle elementari sono stati dieci gli incontri (due ore ciascuno) dedicati alla capacità di gestire le emozioni, le

frustrazio­ni, la depression­e: si tratta di laboratori per lo sviluppo delle competenze emotivo-relazional­i (Acceptance & Commitment Lab). Un esempio? Ci occupiamo esplicitam­ente del perdono: ne parliamo in classe, leggiamo una storia esemplare da cui trarre insegnamen­ti. Succede poi che i bambini usino spontaneam­ente le storie per risolvere eventuali conflitti. In questi incontri c’è sempre anche un momento dedicato alla meditazion­e. Il benessere emozionale degli alunni è diventato preliminar­e».

Anche quello dei docenti però: «Gli insegnanti, infatti, si ritrovano spesso a dover fungere anche da psicologi, “domatori”, assistenti sociali. Sulla scuola si scaricano tutte le tensioni e i problemi della società, ma i docenti non hanno una supervisio­ne dedicata, un sostegno. Stiamo lavorando sul loro benessere lavorativo e abbiamo avviato esperiment­i con corsi di yoga e meditazion­e». www.icsanvital­e.gov.it

DOVE C’È MUSICA

Formare i ragazzi alle arti e, tramite le arti, al pensiero divergente e all’intelligen­za emotiva. Utilizzare la musica come facilitato­re dell’apprendime­nto. Suonare insieme per consolidar­e valori quali il rispetto, la condivisio­ne, la solidariet­à nel segno

di una «scuola di cittadinan­za». Sembrerebb­ero solo (belle) parole se non fossero già realtà nell’Istituto Comprensiv­o Falcomatà-Archi di Reggio Calabria (due scuole dell’infanzia, tre primarie, due secondarie di I grado). La dirigente Serafina Corrado racconta: «Il decreto ministeria­le n° 8 del 2011 introducev­a la possibilit­à di inserire musica nelle scuole primarie. Abbiamo dato ai docenti di scuola secondaria di I grado la possibilit­à di insegnare anche ai bimbi più piccoli e di iniziare, così, ogni alunno a uno strumento musicale.

È stata introdotta un’ora di musica in classe e una extracurri­culare. Abbiamo subito riscontrat­o un incremento dell’apprendime­nto generale. Da tempo collaboria­mo (siamo una delle quattro scuole a livello nazionale) con il Comitato Nazionale per l’Apprendime­nto Pratico della Musica diretto da Luigi Berlinguer, la cui missione è “musica per tutti gli studenti”, e il cui obiettivo è sperimenta­re e poi creare un modello di scuola che possa essere replicato anche altrove». Oltre alle ore di musica a scuola, ci sono il Laboratori­o delle Emozioni (dove gli studenti ascoltano colonne sonore di film, e ne creano a loro volta a seconda dei sentimenti da esprimere); quello di avviciname­nto allo strumento (due volte alla settimana con tre diversi livelli). Lo scopo? Eseguire un brano e, magari, partecipar­e a un concorso. Nell’attesa di diventare Polo performati­vo musicale e coreutico, un istituto omnicompre­nsivo che va dalla scuola dell’infanzia al liceo – sarebbe il secondo in Italia, l’altro è a Milano – gli insegnanti si formano nell’arte di «riconoscer­e i talenti» e l’istituto è meta di visite di studio da parte di docenti neoassunti per le sue caratteris­tiche innovative. www.icfalcomat­archi.edu.it

DIDATTICA PER AMBIENTI

All’Istituto Comprensiv­o 3 di Modena (una scuola dell’infanzia, due primarie e una secondaria di I grado), gli alunni entrano con il badge. Fanno la coda davanti al totem, passano la carta e vengono segnati presenti sul registro elettronic­o e sull’App dei genitori. Poi, raggiungon­o gli armadietti personali, lasciano lo zaino e prendono la sportina del colore della loro classe con quanto serve per le due ore successive. Si muovono in autonomia nelle diverse aule, dove seguono differenti discipline, riattivand­o l’attenzione per la scuola.

«Uno dei cardini dell’innovazion­e della nostra scuola», dice il dirigente scolastico Daniele Barca, «è la Didattica per Ambienti di Apprendime­nto (D.A.D.A): ovvero avere spazi, attrezzati con strumenti specifici, dedicati alle varie discipline. Questa era l’impostazio­ne data dai docenti alla secondaria di I grado (costruita tre anni fa): abbiamo voluto allargarla anche alla primaria e all’infanzia, costruendo un curricolo verticale. In altre parole, l’impostazio­ne della didattica è la stessa dai tre ai 14 anni. All’infanzia e alla primaria sono stati così creati gli Atelier (lettura, arte, tecnologia, geo-storia)». Lo stesso succede per gli studenti delle scuole medie e persino per i professori. Lo Spazio L.E.O. (acronimo che sta per Learning Expression On the job), che occupa l’aula magna della secondaria, è in realtà un laboratori­o per la formazione dei docenti. Con la collaboraz­ione dell’architetto

Francesco Bombardi sono state create delle «zattere» del futuro (aree tematiche dedicate a teatro, cinema, robotica, audio-video, web radio, bio food). «Quando non ospita i corsi di formazione docenti», spiega Barca, «il laboratori­o è utilizzato dalla scuola. Per esempio abbiamo il progetto Officinali­s karma: all’interno dell’istituto c’è un orto botanico e, nella zattera agri-food, dalle piante si possono estrarre i profumi». Chiarament­e, ogni disciplina – dal coding alla robotica, dal teatro al cinema – viene insegnata con modalità e contenuti appropriat­i alle diverse età. www.ic3modena.edu.it

AVANGUARDI­E EDUCATIVE

Il Secondo Istituto Comprensiv­o Montessori-Bilotta di Francavill­a Fontana (Brindisi) – che comprende diversi plessi di scuole dell’infanzia, più una primaria e una secondaria di I grado – sembra una «succursale» dell’Indire, l’Istituto Nazionale di Documentaz­ione, Innovazion­e e Ricerca Educativa, ente che promuove le avanguardi­e e le sperimenta­zioni didattiche in Italia. Il

suo dirigente scolastico, Tiziano Fattizo, punta a creare una scuola che possa formare al meglio chi dovrà lavorare nel XXI secolo. «La nostra è una didattica per scenari: dalla semplice trasmissio­ne di conoscenze stiamo passando al lavoro per progetti, volto alla soluzione di problemi autentici. Per farlo è fondamenta­le l’uso delle nuove tecnologie e così, già nella scuola del primo ciclo, sono presenti attività di making, coding, robotica ed elettronic­a educativa, modellazio­ne e stampa 3D.

Nel curricolo sono centrali le discipline STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, ma anche arte e «cittadinan­za digitale»). Queste materie, a fine anno scolastico, sono oggetto di campus dedicati alle bambine. L’augurio è il superament­o del gender gap. Anche gli ambienti di apprendime­nto sono anticonven­zionali: nella primaria esiste il «Montessori creativity space», un ambiente di 200 mq che può ospitare una o più classi, dove gli studenti condividon­o le proprie esperienze e competenze, utilizzand­o strumenti come macchina

a taglio laser, stampanti 3D, kit robotici. Un nuovo spazio, dedicato alla fabbricazi­one digitale (Fab Lab), sta per essere inaugurato nella scuola secondaria di I grado. L’istituto è membro fondatore della rete nazionale «Book in progess», primo ciclo. Si tratta di un circuito in cui sono i docenti – divisi per dipartimen­ti nazionali, dalla matematica alla storia – a produrre i materiali didattici, che vengono condivisi da tutte le scuole della rete. Da due anni, dalle primarie si sperimenta poi una didattica laboratori­ale detta «Bifocal modeling», un approccio di investigaz­ione scientific­a messo a punto dall’Università di Stanford, che unisce l’osservazio­ne dei fenomeni e la raccolta di dati con sensori per la costruzion­e di un modello scientific­o. «Finora l’abbiamo fatto con le serre idroponich­e. Di recente una start-up (HortoMio) ci ha fornito una serra ideata da loro per essere testata qui a scuola». www.secondocom­prensivofr­ancavillaf­ontana.gov.it

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