Vanity Fair (Italy)

Addio alle sigarette (E AL NOVECENTO)

- di GIACOMO PAPI

Ogni volta che muore un fumatore cerco una nuvola

gli assomigli. Se vedo un cirro a forma di Sicilia, immagino Letizia Battaglia che fuma beata nel cielo, un velo elegantiss­imo mi fa pensare a Joan Didion e i nembostrat­i d’oro al tramonto a David Bowie e Andrea Camilleri che insieme fanno anelli di fumo. Ho fumato, smesso, ricomincia­to, smesso di nuovo spero per sempre, e mi auguro che in futuro le sigarette saranno ricordate con quel divertito disgusto con cui, oggi, ripensiamo alle sputacchie­re che proliferar­ono perfino sui tram quando il tabacco veniva masticato. Eppure l’accerchiam­ento progressiv­o dei fumatori superstiti suscita in me un sentimento di solidariet­à, per non dire di simpatia. A luglio a Barcellona entrerà in vigore il divieto di fumo su tutte le spiagge, i controlli saranno affidati a un organismo dal nome orwelliano, la Direzione delle Spiagge e dellA’ genzia di Salute Pubblica. A Milano è dal 19 novembre 2020

– i giorni del picco della seconda ondata di Covid – che fumare è vietato alle fermate dei tram, nei parchi, cimiteri e stadi, se non si sta a dieci metri da ogni altro essere umano. E il 1° gennaio 2025 il divieto si allargherà a tutti gli spazi pubblici all’aperto. Il processo cominciò negli anni Ottanta in America – ricordo ancora lo stupore che provai leggendo «Not Smoking» su un baracchino che vendeva hotdog sulla Quinta strada a New York – ed è dilagato ovunque, confinando progressiv­amente i fumatori in riserve sempre più umilianti, come le free smoking area degli aeroporti. Anche nel privato, però, nei luoghi chiusi, i fumatori sono stati espulsi dal consesso civile, in Italia almeno dal 2003 quando scattò il sacrosanto divieto di fumo nei bar, nei ristoranti e nei luoghi di lavoro. In meno di vent’anni chi non è riuscito a smettere si è scambiato sguardi tristi di solidariet­à sui balconi d’inverno, negli androni e nei cavedi degli uffici, immaginand­o il tempo non lontano in cui per fumare sarà costretto a nasconders­i tra due macchine, come gli eroinomani negli anni Ottanta. Ciclicamen­te qualcuno propone anche che i fumatori si paghino le cure da soli, perché lo statuto delle sigarette è ambiguo, a metà tra lecito e illecito, tra vizio e reato. Gli Stati le scoraggian­o e vietano, ma le vendono a prezzi sempre più alti in modo che diventino un bene di lusso tacitament­e tollerato soltanto alle feste, come altre sostanze. Le sigarette, si dice, furono inventate intorno al 1854, durante la guerra di Crimea, da qualcuno che ebbe l’idea di farcire di tabacco i cilindri di carta della polvere da sparo. Ma diventaron­o di massa quando furono inventati i macchinari industrial­i per produrle: quando il fumo, cioè, si accoppiò alla fabbrica, al mercato e alle nevrosi della modernità. La sigaretta ha plasmato e scandito il Novecento quanto l’automobile, la television­e e il telefono. Ha sostituito i gesti più lenti imposti dalla pipa e dal sigaro, perché il tempo era sempre più veloce e frammentat­o e il mercato cercava prodotti fondati su un consumo infinito e un bisogno inesauribi­le. Nel loro lungo addio si nasconde l’addio al Novecento. È giusto così, bisogna accettarlo (ma se vedete una nuvola, un cirro, uno strato, un cumulonemb­o, immaginate come se la stanno godendo lassù).

GIACOMO PAPI, scrittore e giornalist­a. Il 10 maggio uscirà per Rizzoli l’antologia Italica. Il Novecento in trenta racconti (e tre profezie).

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Da luglio su tutte le spiagge di Barcellona sarà vietato fumare. La multa per chi trasgredis­ce sarà di 30 euro.
NOT SMOKING Da luglio su tutte le spiagge di Barcellona sarà vietato fumare. La multa per chi trasgredis­ce sarà di 30 euro.

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