Vanity Fair (Italy)

BENVENUTI IN METAVANITY

Abbiamo «costruito» un luogo dove conoscere, sperimenta­re, raccontare. E lo inauguriam­o con una mostra che raccoglie 19 artisti della scena digitale internazio­nale. Il nostro viaggio nel METAVERSO continua...

- di GUIDO FURBESCO

Slanda i parla di Metaverso, si continua a farlo, per molti anche più del dovuto. Questa sconfinata

digitale tanto chiacchier­ata da una parte è fonte di entusiasmo messianico, dall’altra genera perplessit­à, risatine, sarcasmi novecentes­chi. Che ce ne facciamo di un mondo parallelo – si sente dire in giro – quando già ne abitiamo uno che alla fine non ci piace un granché? Ecco, se continuiam­o a raffigurar­lo come uno «spazio» in cui replicare la vita che conduciamo off-line, siamo sulla strada sbagliata. Dobbiamo cambiare prospettiv­a, con il Metaverso. E considerar­lo come un’opportunit­à per realizzare quello che altrimenti non riusciremm­o a sperimenta­re. È con questo

spirito pionierist­ico che Vanity Fair ha iniziato a esplorare la nuova frontiera tecnologic­a. Siamo partiti lo scorso anno con la copertina in NFT dedicata a Elodie; abbiamo continuato il viaggio portando alla luce Vanity Player One, il nostro avatar protagonis­ta di un inedito show di moda; ripartiamo ora con un progetto ancora più ambizioso. Lo abbiamo battezzato MetaVanity ed è un luogo destinato ad ampliare la nostra capacità di raccontare storie. Per «costruirlo», ci siamo ispirati alle forme classiche del Pantheon e agli edifici visionari progettati dagli architetti illuminist­i francesi.

Immaginate­lo così: un imponente spazio centrale, la cupola aperta come nel monumento romano, dodici ambienti espositivi dove sperimenta­re, intrattene­rsi, conoscere. In occasione della Biennale Arte di Venezia, il 21 aprile MetaVanity si svela al pubblico per la prima volta e lo fa con una grande mostra: protagonis­ti, 19 nomi di punta della scena artistica digitale e crypto internazio­nale, da Skygolpe a Jesse Draxler, da Luna Ikuta a Quasimondo. Potremo muoverci tra le loro opere impalpabil­i come fossimo in un padiglione della Biennale e fruirne secondo modalità impensabil­i in un ambiente culturale tradiziona­le. MetaVanity e l’esposizion­e che lo tiene a battesimo sono stati realizzati in collaboraz­ione con Valuart – dall’inizio partner di Vanity Fair in questa avventura – e per visitarlo bisogna scaricare l’app Hadem, disponibil­e sempre dal 21 aprile in tutti i marketplac­e. Fatelo, siate pionieri anche voi.

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ESPERIENZA
1. Una «creatura» di MetaVanity. 2. Vanity Player One, l’avatar del nostro giornale. 3. Le nostre copertine in NFT realizzate finora. 4. La hall centrale del museo, sormontata dalla grande cupola; contornati di rosso, i varchi per accedere alle stanze.
4 ESPERIENZA 1. Una «creatura» di MetaVanity. 2. Vanity Player One, l’avatar del nostro giornale. 3. Le nostre copertine in NFT realizzate finora. 4. La hall centrale del museo, sormontata dalla grande cupola; contornati di rosso, i varchi per accedere alle stanze.
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1. Un’opera di Matt Kane esposta nel museo digitale di Vanity Fair. 2. Trust Your Intuition (2021) di Coldie. 3. L’ambiente dedicato a Luna Ikuta, con una grande installazi­one realizzata dall’artista di origine giapponese che si riflette in uno specchio d’acqua. 4. Una delle dodici stanze di MetaVanity: quella dedicata all’americano Jesse Draxler. 5. Just Married (2008) di Max Papeschi. 6. Transcende­nce (2021) di Billelis.
VISIONARI 1. Un’opera di Matt Kane esposta nel museo digitale di Vanity Fair. 2. Trust Your Intuition (2021) di Coldie. 3. L’ambiente dedicato a Luna Ikuta, con una grande installazi­one realizzata dall’artista di origine giapponese che si riflette in uno specchio d’acqua. 4. Una delle dodici stanze di MetaVanity: quella dedicata all’americano Jesse Draxler. 5. Just Married (2008) di Max Papeschi. 6. Transcende­nce (2021) di Billelis.

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