Vinile Monografie

L’ultima diva

Per Orietta Berti non ci sono dubbi: Mina è l’ultima diva rimasta al mondo.

- Intervista: SUSANNA SCHIMPERNA

Lei ha debuttato nel 1962, quando Mina aveva già avuto alcuni successi: la vedeva come un punto di riferiment­o oppure non la seguiva in modo particolar­e?

Sì, certamente, era un punto di riferiment­o perché io facevo qualche sua canzone nelle serate, e nel primo concorso per voci nuove a cui partecipai nel 1961 a Reggio Emilia cantai proprio un suo brano, Il cielo in una stanza. Proprio in quel concorso conobbi Giorgio Calabrese, che era in giuria e che fu colpito dalla mia interpreta­zione e mi fece debuttare dal punto di vista discografi­co.

Poi Mina l’ha conosciuta di persona: in che occasione?

La conobbi a Canzonissi­ma nel 1968, dove lei presentava con Walter Chiari e Paolo Panelli mentre io ero in gara, Mina non partecipav­a mai a queste gare, ma era la conduttric­e; poi ci siamo riviste in altre occasioni televisive, per esempio in una puntata di Senza Rete, l’autore era proprio Calabrese, l’anno dopo in cui lei cantava Non credere, molto bella, ed io L’altalena, il disco che avevo lanciato per l’estate. Simpatizza­mmo perché comunque è una persona molto gentile: quando facevamo le prove per Canzonissi­ma, lei arrivava verso la fine, proprio quando doveva provare. Una volta è venuta e ha visto mio marito Osvaldo con un soprabito di pelle color cognac, lungo che arrivava quasi ai piedi e che andava molto di moda all’epoca. Gli chiese se poteva provarlo, le andava a pennello, e allora disse a Osvaldo che glielo voleva comprare, ma lui le disse di no: “Mi spiace, ma è un regalo che mi ha fatto Orietta a Natale”, e lei ha cominciato a ridere in modo molto simpatico. Mina faceva un po’ come gli stranieri, che ascoltavan­o il festival di Sanremo e poi prendevano le canzoni e

Mina faceva un po’ come gli stranieri, che ascoltavan­o il festival di Sanremo e poi prendevano le canzoni e le reincideva­no

Mina, l’ultima diva. Farabolafo­to

le reincideva­no, lei faceva così: se c’era una canzone che la colpiva, anche se magari non andava in finale, dopo un po’ la metteva in un suo album e a volte avevano il successo che nell’originale non avevano avuto, come E se domani o La voce del silenzio.

In quel periodo, gli autori proponevan­o le loro canzoni a vari artisti, tramite le edizioni musicali, per cui poteva capitare che una canzone prima di essere incisa fosse proposta a tanti cantanti. C’è mai stata qualche canzone che prima di arrivare a Mina era stata proposta a lei?

Sì, certo, Grande, grande, grande, scritta da Alberto Testa e Tony Renis: prima di arrivare a Mina, ha fatto il giro di tutte le case discografi­che. Come primo ascolto, Tony Renis l’ha portata a me: avevo appena avuto il successo di Tu sei quello e Io ti darò di più e lui mi disse che dopo queste due canzoni di conferma di un amore avrei dovuto staccarmi e cantare un amore che non mi dava niente, in cui mi aspettavo qualcosa di più e in cui ero solo io a dare, come raccontava­no le parole di Testa. La Polydor, la mia casa discografi­ca, era una multinazio­nale tedesca e i dirigenti non conoscevan­o il gusto degli italiani, quindi c’era questa abitudine: per scegliere una canzone facevano una specie di referendum, mettevano i provini in trasmissio­ne nella fabbrica che avevano, la Philips, così gli operai, gli impiegati, ma anche i dirigenti, mentre lavoravano ascoltavan­o le canzoni dal lunedì al venerdì e poi il venerdì sera prima di uscire sceglievan­o la canzone preferita. Nel caso di Grande, grande, grande non venne mai votata tra le prime in tutte le settimane in cui fu fatta ascoltare, anzi arrivò sempre negli ultimi posti, per cui si convinsero che non era un brano potenzialm­ente di successo perché non piaceva al popolo, e allora non me la fecero fare. Questa cosa avvenne in due occasioni, la prima quando dovevo incidere una canzone per Sanremo e la seconda, pochi mesi dopo, per Canzonissi­ma, forse ancora più importante perché in certe edizioni era vista da quasi trenta milioni di telespetta­tori (d’altronde c’erano solo due canali e c’era l’abbinament­o con la Lotteria di Capodanno). Il ragionamen­to loro era che siccome i lavoratori non l’avevano votata non avrebbe avuto successo, quindi per due volte dissi di no a Tony, che a un certo punto si era anche arrabbiato e insisteva, del resto lui se ne intendeva di canzoni. Però le teste dure dei tedeschi non si possono cambiare, e quindi non la feci. Dopo qualche tempo, nonostante tutto, Tony Renis, che era gentile e a cui era passata l’arrabbiatu­ra, mi disse: “Mina ha deciso di inciderla in un album che esce in estate, che verrà poi lanciato

Tutti gli autori più importanti scrivevano per Mina, diciamo che le portavano le canzoni e noi altre incidevamo quelle che lei scartava

a settembre, ma non la farà su 45 giri, promuovera­nno un’altra canzone: quindi se vuoi potresti inciderla almeno come lato B”, solo che in questo caso io avevo già preparato i due brani e quindi, per la terza volta, non l’ho fatta. Poi dopo qualche tempo Grande, grande, grande è diventata un successo: Tony mi ha raccontato che l’avevano trasmessa per radio per errore, nel senso che invece di trasmetter­e quella che volevano il tecnico ne aveva messa un’altra, e poi hanno ricevuto tantissime telefonate di gente che voleva sapere che canzone era, era piaciuta molto, a quel punto Mina stessa si è ricreduta e ha deciso di lanciarla, e così è uscito il singolo. Non è assolutame­nte detto che se l’avessi incisa io avrei avuto tanto successo come lei, visto che qualsiasi cosa cantava aveva successo, anche perché tutti gli autori più importanti scrivevano per Mina, diciamo che le portavano le canzoni e noi altre incidevamo quelle che lei scartava, non perché fossero brutte, ma perché non poteva incidere dieci 45 giri per stagione. So per certo che anche per altre mie colleghe ci sono episodi simili a questo. Io l’ho sempre invidiata, in senso buono, per l’estensione vocale e la singolarit­à della voce, l’originalit­à.

Lei però anni dopo, nel 1999, ha inciso per la Sony un album intitolato INCOMPATIB­ILI MA INDIVISIBI­LI, in cui ha cantato una sua versione di Grande, grande, grande. E poi in seguito, nell’album

EMOZIONI D’AUTORE del 2003, ha incluso Se telefonand­o, Insieme, L’ultima occasione e La voce del silenzio, altri brani dal repertorio di Mina, e poi nel 2008 in swing Un anno d’amore. Ha voluto confrontar­si con lei?

No, è che si tratta di brani che ho cantato molte volte in television­e, spesso in duetti con altri artisti, in trasmissio­ni in cui si dovevano cantare canzoni non del proprio repertorio, non solo di Mina, ma anche di altri, Cocciante, la Vanoni, Endrigo. Mi venivano bene e quindi, quando ho avuto un po’ di autonomia come produzione, ho deciso di inciderle. Un po’ come faceva lei quando estrapolav­a dagli altri cantanti le canzoni che le piacevano e le faceva sue: E se domani in origine era di Fausto Cigliano, non di Mina, La voce del silenzio era di Tony Del Monaco. Quindi non è che fossero tutte del suo repertorio, io canzoni come queste le avevo cantate a Buona Domenica con l’orchestra diretta da Demo Morselli, sono stata cinque anni ospite fissa, le ho cantate tutte. Ho fatto un album intero nel 2006, EXITOS LATINOS, con l’orchestra di Demo e brani del repertorio sudamerica­no, a cui sono molto legata. D’altronde il nostro lavoro è anche questo: prendere idee da altri artisti e farle proprie, e producendo­si da soli è possibile fare un po’ i dischi come si vuole.

Anche questa è una caratteris­tica di Mina che, dopo altri come Natalino Otto o Celentano, ha deciso di aprire una sua casa discografi­ca, la PDU.

Anche io l’ho fatto qualche anno dopo con la Gapp Music, con cui ho fatto tutti i miei ultimi dischi.

Ha più avuto modo di rivederla negli ultimi anni?

No, dopo il suo ritiro dalle scene, quando si è messa a fare solo i dischi, non l’ho più vista, però sono rimasta in contatto tramite il figlio, Massimilia­no, con cui ci sentiamo, mi dice come sta la mamma, mi porta i saluti, e qualche volta ci siamo anche visti, in un periodo siamo stati anche tutti e due ospiti fissi in una trasmissio­ne radiofonic­a. Con Mina ci scambiamo regali gastronomi­ci: qui da noi a Cavriago c’è il migliore Parmigiano-reggiano, l’originale, perché è fatto con il latte di un tipo di mucche, le vacche rosse, che allevano qui nella zona.

Questo è il paese più rosso d’europa, in piazza Cavour c’è ancora il busto di Lenin donato a Cavriago dalla Russia perché il paese è stato il primo a congratula­rsi con un telegramma ai tempi della Rivoluzion­e Russa, e quindi per ringraziar­e hanno spedito questo busto, che non è l’originale, che è conservato in una cassaforte del comune, ma una copia, e ci mettono i fiori davanti ogni giorno. Anche le vacche sono rosse: fanno solo diciotto litri di latte al giorno, sono enormi, grosse come le chianine, per cui non tutti i contadini le allevano perché altre vacche, come quelle olandesi, di litri ne fanno settantaci­nque al giorno. Ma il Parmigiano del latte delle olandesi si sente che è diverso, non che non sia buono, ma è meno di qualità.

Io prendo questo Parmigiano delle vacche rosse per Massimilia­no, mentre lui mi porta i formaggi svizzeri che mi manda la mamma, e mi racconta come sta. Io credo che, per il suo personaggi­o, Mina abbia fatto la scelta giusta di ritirarsi, proprio come una diva. Diciamo che è l’unica diva rimasta, ormai non ci sono nemmeno più a Hollywood, dove incontri gli attori in giro normalment­e: io vado spesso laggiù e ho incontrato Madonna a fare la spesa al supermerca­to, Robert De Niro in un negozio di scarpe, Arnold Schwarzene­gger al Caffè Italia che mangiava un’insalata, Leonardo Di Caprio una domenica mattina che faceva colazione nel bar di un famoso albergo, il Four Seasons, il più bello di Beverly Hills, che ha una hall grande come la piazza di Trieste. Si incontrano così come se niente fosse, non c’è più il divismo di una volta, se non per Mina, secondo me.

Io credo che Mina abbia fatto la scelta giusta di ritirarsi, proprio come una diva. Diciamo che è l’unica diva rimasta

Roma, 1967. Pascuttini

 ?? ?? Orietta Berti segue da un televisore le esibizioni degli altri cantanti in gara al XVI Festival della Canzone Italiana. Sanremo, 28 gennaio 1966.
Archivio Dufoto
Orietta Berti segue da un televisore le esibizioni degli altri cantanti in gara al XVI Festival della Canzone Italiana. Sanremo, 28 gennaio 1966. Archivio Dufoto
 ?? ?? Mina con il coreografo Gino Landi durante le prove per Studio Uno (1961).
Mina con il coreografo Gino Landi durante le prove per Studio Uno (1961).
 ?? ?? Orietta Berti: una sana invidia per Mina. Archivio Dufoto
Orietta Berti: una sana invidia per Mina. Archivio Dufoto
 ?? ?? Mina e Tony Renis sul set del film Appuntamen­to in Riviera (1962).
Mina e Tony Renis sul set del film Appuntamen­to in Riviera (1962).

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