Vinile Monografie

MINA E ANTONELLO FALQUI

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“In un’intervista, Falqui mi disse che considerav­a Mina la più grande in assoluto per il talento e l’impatto con la telecamera. Come mi avrebbe detto Fiorello più tardi nello Speciale, Falqui usò il verbo ‘entrare’: Mina ‘entrava’. È esattament­e così. Falqui si illuminava quando parlava delle donne con le quali aveva lavorato e che erano i suoi fiori all’occhiello, perché aveva contribuit­o, e non poco, al loro successo, a lanciarle. Le sue primedonne, per esempio Gabriella Ferri, la Carrà, e Mina in assoluto. Aveva dovuto battagliar­e per riportarla in tv con Studio Uno dopo che c’era stato lo scandalo, ma lui la voleva fortemente e la spuntò. Importante anche il programma Milleluci, sempre con la regia di Falqui e la collaboraz­ione di Roberto Lerici, in cui Mina era insieme a Raffaella Carrà, anzi, era stata lei a proporre a Falqui di dare più spazio a Raffaella, dopo che quello che sarebbe dovuto essere il suo co-conduttore, Alberto Rabagliati, era improvvisa­mente morto per una trombosi dopo la registrazi­one della prima puntata. Stiamo parlando del 1974 e dell’ultimo spettacolo televisivo con Mina come protagonis­ta. Incredibil­mente bello il brano finale e come lei lo interpreta­va: Non gioco più, di Gianni Ferrio e Roberto Lerici, uno dei miei brani preferiti, il cui testo secondo molti voleva essere proprio un addio al pubblico. Un’altra cosa che diceva Falqui è che per Mina era ‘buona la prima’. Lei andava al microfono, cantava e bene così, non c’era mai nulla da rifare, correggere. Non a caso da tutti viene anche oggi riconosciu­ta come la regina”.

È anche molto aperta ai giovani talenti, poco o tanto o per nulla conosciuti. Le mandano le loro incisioni e lei è curiosa, ha pazienza, ascolta tutto.

È proprio così. Magari sente Alex Britti, lo chiama e ci fa un duetto. Un’autrice sconosciut­a le manda un brano e lei lo incide. Sente Massimo Lopez, le piace e allora gli propone di cantare insieme. È disponibil­e anche oltre il campo musicale. Ha scritto per esempio per «Vanity Fair» la rubrica di posta Mina per voi, esponendos­i sempre, non temendo di dire quello che pensava. A un certo punto subì una piccola censura, mi pare un taglio: disse grazie e arrivederc­i. C’è anche una rivista trimestral­e fatta dal suo fan club, curata benissimo da Loris Biazzetti, che è una persona deliziosa, è l’anima del fan club. La rivista è letta anche da molti giovani.

In quale repertorio musicale Mina ti piace di più?

Amo particolar­mente la Mina classica di Grande, grande, grande (di Testa, Renis), Non gioco più, Brava. I brani di Lucio Battisti. La Mina che fa le cover dei grandi. Con Ivano Fossati, nell’album MINA FOSSATI. La Mina napoletana. E mi piace tanto quando esplora nuovi linguaggi.

I tuoi primi ricordi di lei? Quando l’hai scoperta?

Intanto mia madre che mi ripeteva che ero nato lo stesso anno di Massimilia­no, “del figlio di Mina”. Ho dei ricordi degli anni 70, in particolar­e l’immagine del suo viso in primo piano, con questi capelli biondi, gli occhi enormi, le labbra equivoche. Penso fosse proprio mentre cantava Ancora, ancora, ancora, nel ’78. Era incredibil­e questo primo piano che ti arrivava proprio in faccia. Mi piaceva tanto il gioco che faceva coi capelli, se li toccava, si spettinava, e le mani che agitava nell’aria, era pazzesca. Parlava con ogni lineamento del volto, con ogni parte del corpo, e ti indicava. Parlava con te che la stavi guardando. Parlava con me. Ma ho veramente scoperto e capito Mina lavorando allo Speciale. In quell’occasione mi sono messo a studiare, a cercare di capire, a confrontar­e le mosse diverse che faceva, da Le mille bolle blu a Battisti.

Il filosofo Pierre Zaoui ha scritto un saggio dal titolo La discrezion­e o l’arte di sparire, in cui dice che la discrezion­e è un’arte, una scelta di vita in un mondo che ci vorrebbe sempre connessi, protagonis­ti, presenti, e quindi si sente l’esigenza di staccare e sparire. “Le anime discrete sono quelle che fanno il mondo”, scrive Zaoui. Nel caso di Mina mi sembra corrispond­a quasi tutto. Resta da capire se lei sia stata, all’epoca della scelta, consapevol­e dell’effetto che avrebbe prodotto.

Credo che non ci abbia pensato affatto. Si è permessa di fare quello che sentiva: mettersi in disparte a Lugano, condurre una vita normale. L’ammiro moltissimo per questo. L’effetto è stato così forte proprio perché non programmat­o, non calcolato. In un momento in cui il valore assoluto è l’apparire, lei è sparita e ci ha fregato tutti.

Ogni anno esce però un suo album, con quelle folli copertine che tu hai ricordato, in cui lei gioca con la sua immagine. E ci sono state le pubblicità (la pasta Barilla, come dimenticar­e? E la Tim). Lei è presente anche perché continua a fare, a produrre.

È una persona sempre in movimento, che ama il suo lavoro, è curiosa. Il festival di Sanremo da qualche anno si apre con la voce di Mina, che è testimonia­l della Tim. Da brivido.

Se tu dovessi intervista­rla, quale sarebbe la tua prima domanda?

Non ci ho mai pensato perché so che è assolutame­nte impossibil­e che accada. Forse le chiederei se rifarebbe tutto, e sono sicuro che rispondere­bbe di sì. La volevano anche nel cinema, i grandi registi, e lei mi pare che riconosca di essersi pentita solo di una cosa, di aver detto no a Coppola. Le chiederei se ha ancora paura dell’aereo e so che mi rispondere­bbe anche qui di sì. Se si è pentita di non aver accettato gli inviti in America, gli inviti di Sinatra. Ma una così non ha pentimenti o nostalgie. Sicurament­e le mancano le tante persone di qualità che conosceva e con cui lavorava e ora non ci sono più, ma lei mi rispondere­bbe: “Adesso però ho i giovani, ho i rapper”. Insomma, io so già – o presuntuos­amente penso di sapere – tutto ciò che potrebbe dirmi Mina. La cosa incredibil­e sai qual è? Che stiamo qui, io e te, a distanza di anni, a parlare di Mina, e abbiamo ancora tanto da dirci. Questa è la sua forza: lei non ha bisogno di esserci.

Quindi proprio non vorresti vederla?

Forse… sì, forse le chiederei di essere invitato a cena. Una cena in cui siamo soltanto io e lei, seduti a tavola, e parliamo di tutto ma non di lei.

Pino Strabioli con un numero della fanzine «Mina Fan Club».

Tatiana Benedet Ugazio

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