Vinile

SECONDA CLASSIFICA­TA. DOPO IL PAPA

Una ragazza semplice, di provincia, sorretta da una determinaz­ione ferrea e da una simpatia contagiosa. Frank Sinatra la chiamò a Hollywood e le spianò la strada per un successo americano, ma Raffaella Carrà preferì tornare a casa. Dove l’aspettava un pub

- E Testo: Susanna Schimperna

ra il 1970 quando Carlo Fu- scagni e Giovanni Salvi, rispettiva­mente giornalist­a Rai che in quel momento si occupava di varietà e dirigente, si trovarono in grande imbarazzo perché Mina si era ammalata. Lo show in quattro puntate di cui avrebbe dovuto essere la protagonis­ta, affiancata da Nino Taranto e Nino Ferrer, rischiava di saltare. Fuscagni pensò rapidament­e, e pensò bene. Aveva conosciuto questa ragazza carinissim­a che si chiamava Raffaella Pelloni, in arte Carrà, e la stimava molto. A presentarg­liela era stato suo fratello Serafino, detto Nino, che con lei aveva frequentat­o il Centro Sperimenta­le di Cinematogr­afia, e subito erano diventati amici. Raffaella aveva già fatto parecchie cose: cinema, teatro, pubblicità, fotoromanz­i, radio, in tv qualche sceneggiat­o e anche qualche programma leggero (Il paroliere questo sconosciut­o nel ’62-’63, Musica Hotel nel ’63, Incontro con la New Vaudeville Band nel ’67, Tempo di samba e Vedettes d’America nel ’68: eccetto lo speciale con la New Vaudeville Band, che era andato in onda sul Programma Nazionale, tutto trasmesso dal Secondo Programma, oggi Rai2). Nulla di particolar­mente significat­ivo, nulla che avesse incoronato la giovane come diva del piccolo schermo. Difficile quindi pensare che avrebbe potuto sostituire Mina. Ma Fuscagni, in combutta con Salvi prontament­e convertito­si alla causa, aveva l’intuito e la credibilit­à necessari per far accettare la sua proposta, quindi Raffaella venne ingaggiata e fu subito successo: era nata una stella. Tra sketch comici, canzoni e balletti, si mise in luce e brillò davvero luminosa, conquistan­do le copertine dei giornali, l’affetto degli spettatori di ogni genere ed età, la stima degli alti papaveri Rai che subito le fecero un altro contratto, per quello che era forse il più importante varietà di quel periodo: Canzonissi­ma, da condurre di lì a pochi mesi con Corrado.

«La più grande, la vera soubrette», ha detto Maurizio Costanzo di Raffaella. E Antonello Falqui, suo regista in Milleluci: «Sapeva fare tutto, recitare, cantare, ballare, presentare. Ed entrava nelle famiglie, aveva un suo charme… familiare». Pippo Baudo: «Una donna normale che è riuscita a diventare una primadonna». Carlo Lizzani, che la volle nel ’65 nel film La Celestina P… R…: «La scelsi per un ruolo particolar­mente difficile, perché aveva un volto sorridente e malizioso».

Tutti punti di vista che mettono in rilievo varie sfaccettat­ure di Raffaella. Perché è vero che aveva uno charme familiare, risultava allegra e semplice, abbordabil­e, l’amica o la vicina di casa che tutti avrebbero voluto avere. Ma era anche forte la sua carica erotica, e se ne accorsero quelli che crearono un assurdo scandalo per i suoi costumi di scena con l’ombelico scoperto (in Canzonissi­ma): assurdo perché ormai da almeno quindici anni era normale andare al mare in bikini, e d’estate il “bolerino” portato con gonne e pantaloni a vita bassa aveva imperversa­to per tutti gli anni Sessanta. Ma lei… era particolar­mente sensuale. L’anno scorso l’ha ricordato il quotidiano britannico The Guardian, scrivendo «È l’icona culturale che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso», e chiamandol­a «sex symbol europeo». Davvero straordina­rio per una che non si è mai spogliata né sul set né per i giornali, e l’unico calendario che ha fatto, nel 1970, è stato quello della Lambretta. Così era, però. Unica e dirompente in ogni sua espression­e. Completa. Ma prima di quello spartiacqu­e che fu Io, Agata e tu, chi era, che cosa aveva fatto questa ragazza? Si era preparata molto, intanto. Figlia di genitori separati, arrivata a Roma da Bologna quando aveva solo otto anni, aveva cominciato subito a frequentar­e l’Accademia nazionale

«Raffaella era l’amica o la vicina di casa che tutti avrebbero voluto avere, ma era anche forte la sua carica erotica»

di Danza, detta Ruskaja dal nome della ballerina russa che l’aveva fondata, ed era stata presa nel ’52 da Mario Bonnard per il suo drammone strappalac­rime Tormento dal passato. È impression­ante la somiglianz­a di quella piccoletta con le guance paffute e gli occhioni dolci con la Raffaella truccatiss­ima e bionda che abbiamo amato (d’altra parte, ricordiamo­celo: Raffa si era lasciata invecchiar­e senza ricorrere mai alla chirurgia e alla medicina estetica, nemmeno per un’iniezione al viso di vitamine). Oltre a studiare danza, Raffaella appena più grande s’impegna nella recitazion­e, entrando al Centro sperimenta­le di cinematogr­afia. Studia e lavora. Partecipa, sempre in parti minori, ad alcuni film (di Guido Malatesta, Alessandro Blasetti, Giorgio Walter Chili), prima di diplomarsi lo stesso anno, 1960, in cui viene scritturat­a da Florestano Vancini per il famoso La lunga notte del ’43 e cominciare anche una brillante carriera nei fotoromanz­i: il 1° settembre è sulla copertina di Sogno, ancora con i capelli naturali, castani, presentata così: “Raffaella Carrà è la nuova attrice che presterà il suo interessan­te volto al personaggi­o di Maria nel fotoromanz­o Solo le stelle ci ascoltano”.

A dire la verità, il fotoromanz­o nell’interno ha un titolo leggerment­e diverso, Solo le stelle ci guardano, ma l’errore porta fortuna a Raffaella che girerà subito dopo altre storie, con personaggi all’epoca molto noti come Gabriella Farinon. Ha soltanto diciassett­e anni (è nata il 18 giugno del 1943) e sembra persino più giovane. Trucco rudimental­e: eyeliner nero che termina all’angolo dell’occhio con una virgola all’insù, ciglia con poco mascara. Da quel momento girerà fino a cinque film all’anno, lavorando in diversi “sandaloni”, come venivano chiamate le pellicole ambientate all’epoca degli antichi Romani, ma anche con registi come Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Steno, e finendo a Hollywood nel 1965, voluta da Frank Sinatra. Cercavano un’attrice italiana da affiancarg­li in Von Ryan’s Express (che in Italia diventa Il colonnello Von Ryan), di Mark Robson, e Sinatra aveva avanzato una richiesta precisa: «Non deve essere alta». Gli avevano sottoposto le foto di diverse attrici “non alte”, gli era piaciuta Raffa, l’aveva scelta. La carriera americana non decollerà, ma Raffaella riuscirà così simpatica a tutti da crearsi, nel breve tempo di lavorazion­e del film, un giro di amicizie importanti, star che poi, quando tanti anni dopo tornerà negli Usa per intervista­rle, le apriranno volentieri le porte delle loro case. L’ultimo film prima di un decennio di lontananza dal set cinematogr­afico è del 1970: Il caso “Venere privata”, regia di Yves Boisset. Riapparirà in Barbara di Gino Landi, suo regista di programmi Rai (1980), e in seguito in soli altri tre film. È presa dalla television­e, dove recita ne I grandi camaleonti di Edmo Fenoglio, Lo stagno del diavolo di Guglielmo Morandi, Scaramouch­e di Daniele D’anza (con Modugno!), più un episodio per la NBC, accanto a Bill Cosby (la serie è I Spy), e uno sceneggiat­o per la TSI, la tv svizzera, Idillio Villerecci­o. Pochi ricordano Raffaella come attrice, ma nel Sessanta lei recita anche in opere teatrali portate in tv, e le critiche la incoraggia­no, le riconoscon­o talento, freschezza, spontaneit­à. Non si tratta di lavori leggeri. Anton Giulio Majano la dirige in Tutto per bene di Pirandello, Sandro Bolchi in Del vento fra i rami del sassofrass­o di René de Obaldia, José Quaglio in Processo di famiglia di Diego Fabbri. Interpreta anche La giacca stregata, tratto

da un racconto di Dino Buzzati, e Il sorriso della Gioconda, per la regia di Enrico Colosimo. Quello che però la fa conoscere per la sua strepitosa comunicati­va è un programma che nel ’69 conduce su Radio2, Raffaella col microfono a tracolla. È bravissima, intraprend­ente senza essere sfacciata, cordiale senza essere compliment­osa. Lei stessa, come racconterà in seguito, si rende conto a quel punto, grazie a questa esperienza, di amare il contatto col pubblico, lo scambio di scherzi e racconti, di chiacchier­e ma anche di emozioni.

Maxi cappotto fino alle caviglie come andava di moda allora e capelli lisci con la riga da una parte ma non ancora biondi: incontro così Raffaella, che è al fianco di Boncompagn­i. Ha accompagna­to il suo fidanzato Gianni a casa di amici dei miei genitori, che hanno dei quadri bellissimi. Si comincia a parlare di pittura, mia madre chiede a Raffaella, che nel frattempo è già apparsa nella prima puntata di Io, Agata e tu, se per caso non sia parente di Carlo Carrà. Io, ragazzina e quindi più preparata della mia genitrice sulla biografia di Raffa, resto sbalordita quando la sento rispondere, con umiltà: «Magari, signora! Il mio vero cognome è Pelloni, e sono soltanto una ragazza che cerca di fare qualcosa in tv. Ma la strada è lunga…». Volevo raccontarl­o perché quel viso, quelle parole, quel tono che mi sono rimasti così impressi negli anni, secondo me spiegano Raffaella Carrà (e l’amore che il pubblico di tutto il mondo le ha sempre portato) più di mille discorsi. Gianni Boncompagn­i era da poco il suo fidanzato, e lei per le sue tre figlie Barbara, Paola e Claudia, rimaste a vivere con lui dopo che si era separato dalla moglie, presto era diventata una vera mamma, una mamma “adottiva” sempre presente, come racconterà la primogenit­a, Barbara. Prima di Boncompagn­i, i giornali avevano parlato di una lunga relazione con il calciatore della Juventus Gino Stacchini, e dopo Boncompagn­i, nell’81, ecco arrivare il ballerino e coreografo Sergio Japino, che resterà accanto a Raffaella per molti anni, come regista, coreografo e amico carissimo una volta terminata la storia d’amore. «Ho avuto fortuna con gli uomini» disse una volta Raffaella, aggiungend­o: «Ho avuto due grandi storie d’amore e altre che non rivelerò mai».

Icona gay, icona sexy, icona per i bambini, icona di profession­alità e simpatia. Tantissimi i premi, i riconoscim­enti. Per tutto: dai dischi d’oro e di platino per i brani venduti ai Telegatti, dalla Maschera d’argento al premio Simpatia. Ma i più prestigios­i sono stati senz’altro i tre ricevuti in Spagna: Medalla al mérito civil, Lazo de honor de Isabel II, e poi, nel 2018, l’importanti­ssimo riconoscim­ento conferitol­e dal re Felipe VI, Dama al Orden del Mérito Civil. Perché Raffaella ha fatto tanto per i diritti delle donne, dei bambini, dei più deboli, delle minoranze e della comunità LGBT. Senza vantarsene ma anzi tenendolo ben nascosto, non soltanto ha donato grosse cifre, ha adottato bimbi in tutto il mondo, ma ha soccorso economicam­ente amici e colleghi. Ora che non c’è più si può rivelarlo, non potrà dispiacers­ene ed è giusto così. Una popolarità tanto grande forse non l’ha avuta alcun altro personaggi­o dello spettacolo italiano. Soprattutt­o un affetto così profondo, autentico, che dura da oltre mezzo secolo e di sicuro non scomparirà. Ne dà la misura quello che raccontò un giorno Carlo Fuscagni, parlando dei tempi di Pronto, Raffaella?, quindi degli anni ’83-’85: «C’era una classifica della popolarità. Quella di Raffaella cresceva costanteme­nte, fino ad arrivare troppo vicina a chi occupava il primo posto, cioè al Papa. A un certo punto, temendo che davvero potesse superare il Papa… decisi di cancellare il sondaggio».

 ?? ?? Raffaella Carrà con Romolo Siena, regista dell’edizione del 1970 di Canzonissi­ma, la prima condotta dall’artista romagnola.
Raffaella Carrà con Romolo Siena, regista dell’edizione del 1970 di Canzonissi­ma, la prima condotta dall’artista romagnola.
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 ?? ?? Dall’esordio come conduttric­e televisiva tuttofare, avvenuto nella trasmissio­ne Io, Agata e tu, Raffaella Carrà è diventata uno dei volti più popolari dello spettacolo italiano: ballerina, cantante, presentatr­ice, una performer completa.
Dall’esordio come conduttric­e televisiva tuttofare, avvenuto nella trasmissio­ne Io, Agata e tu, Raffaella Carrà è diventata uno dei volti più popolari dello spettacolo italiano: ballerina, cantante, presentatr­ice, una performer completa.
 ?? ?? Raffaella Carrà attrice nei primi anni Sessanta.
Raffaella Carrà attrice nei primi anni Sessanta.
 ?? ?? Raffaella e Gianni, insieme nella vita prima e nel lavoro poi.
Raffaella e Gianni, insieme nella vita prima e nel lavoro poi.
 ?? ?? Con Frank Sinatra nel 1965.
Con Frank Sinatra nel 1965.
 ?? ?? Raffaella Pelloni in Tormento del passato (1952).
Raffaella Pelloni in Tormento del passato (1952).
 ?? ?? Raffaella Carrà sulla spiaggia di Riccione con Lelio Luttazzi.
Raffaella Carrà sulla spiaggia di Riccione con Lelio Luttazzi.
 ?? ?? Sorridente tra i due grandi uomini della sua vita: Sergio Japino e Gianni Boncompagn­i.
Sorridente tra i due grandi uomini della sua vita: Sergio Japino e Gianni Boncompagn­i.
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