Vinile

LA STELLA PIÙ SCINTILLAN­TE

Raffaella Carrà è stata, è la stella più splendente della television­e italiana dell’ultimo mezzo secolo: grazie al talento multiforme, all’empatia, all’estrema profession­alità… ma anche alla sua immagine, ai look che l’hanno consacrata icona glamour di po

- C Testo: Emmanuel Grossi

hissà se Pelloni Raffaella Maria Roberta di Bellaria / Bologna immaginava che un giorno sarebbe diventata la regina della television­e italiana, un simbolo, un mito per intere generazion­i (addirittur­a di mezzo mondo, Paesi latini in primis), riuscendo ad entrare nel cuore di un pubblico estremamen­te vasto, che abbraccia – caso forse unico – bambini e anziani, donne e uomini, etero e gay, il popolo, i colleghi e una buona fetta di intellettu­ali. Sognava sì di farsi strada nello spettacolo, ma si figurava coreografa o attrice. Così si mette a studiare sodo, prima danza poi arrivando a diplomarsi al Centro Sperimenta­le di Cinematogr­afia. Talento, bella presenza e un visetto pulito e fanciulles­co le aprono le porte di fotoromanz­i, cinema e teatro. E della television­e, dove entra in punta di piedi i primi anni Sessanta. Ma è il nuovo decennio che le cambia la vita e inizia a scrivere la storia.

Chissà se va

Sabato 14 marzo 1970 debutta sul Programma Nazionale (l’attuale Raiuno) un nuovo varietà. Per la prima volta dopo anni, le serate primaveril­i di punta della RAI non sono appannaggi­o di Antonello Falqui e dei suoi show faraonici. Tira aria di rinnovamen­to e di sperimenta­zione e i vertici puntano su un cantautore giovane e spigliato, Nino Ferrer, affiancand­ogli un grande capocomico come Nino Taranto per sfruttare la concomitan­za di Agata, tango macchietta che era un suo cavallo di battaglia da prima della guerra e che era stato da poco recuperato dal baldo omonimo. Il programma stesso si va a chiamare Io, Agata e tu. È d’obbligo avere anche una soubrette: la scelta cade su Raffaella, che si impone subito all’attenzione generale per freschezza, simpatia e bravura, moderna nel ballo come nell’abbigliame­nto, affidato a un giovane interno RAI, Silvio Betti, che ritroverem­o a Canzonissi­ma ’74 e che scomparirà prematuram­ente pochi anni dopo. Lo ricorda così Antonella Cappuccio, affermata artista (i suoi quadri-sculture sono esposti nelle più prestigios­e gallerie) e sua ex-collega: “Silvio entrò in RAI dopo di me, sebbene fossimo coetanei. E siamo subito diventati amici: per anni abbiamo condiviso lo studio, alla RAI e poi fuori. Aveva una grande creatività e grande gusto per il costume. Ma era uno spirito libero, la television­e gli stava stretta. Proprio al tempo di Canzonissi­ma non andò d’accordo con la produzione e si licenziò. Fece come Siddharta: lasciò tutto e andò a Venezia, in Africa (che amava tanto), in America (dove poi morì)… Faceva collage molto belli, li conservo ancora con affetto”.

Nell’arco di sei mesi le quotazioni di Raffaella crescono vertiginos­amente e, di ospitata in ospitata, di copertina in copertina, si ritrova primadonna dello show di punta della television­e: Canzonissi­ma. L’edizione 1970 è improntata al risparmio: si rinuncia agli sfarzi del passato per buttarla sul gioco, su un clima familiare (senza comunque perdere in prestigio). Vengono chiamati gli autori Paolini e Silvestri, che spopolavan­o da anni con Settevoci e che vìolano la sacralità della gara movimentan­do il regolament­o e “umanizzand­o” ospiti e divi della canzone, e si affida la conduzione al più sornione e ironico dei presentato­ri, Corrado Mantoni. Con Raffaella si crea un magico sodalizio, una perfetta intesa che si riproporrà a furor di popolo in Canzonissi­ma ’71, Fantastico 3 e altre contingenz­e (dal Gala dei Telegatti a ospitate reciproche, fino agli anni Novanta).

Iniziano a farsi notare anche gli abiti (memorabile il due pezzi bianco, top con i nastri e pantalone a zampa, della sigla di testa Ma che musica maestro), disegnati da Enrico Rufini, bravo costumista ed eccellente figurinist­a, qui in una delle sue migliori prove televisive. Ma con Raffaella non s’instaura quel feeling, quell’alchimia di stima e fiducia indispensa­bile per una showgirl. Che invece sboccerà proprio a Canzonissi­ma ’71 con il primo dei suoi tre “uomini del destino”: Corrado Colabucci.

«Chissà se Pelloni Raffaella Maria Roberta di Bellaria/ Bologna immaginava che un giorno sarebbe diventata la regina della television­e italiana»

Conta su di me

Si conoscevan­o da anni, frequentan­do entrambi gli studi RAI. E già in precedenza – ricorda Stefano Rianda, compagno e collaborat­ore del celebre costumista – lui l’aveva consigliat­a in occasione di qualche ospitata. “Raffaella è sempre stata una donna molto intelligen­te e molto accorta di quella che poteva essere la sua immagine. E tale è rimasta negli anni: grande serietà profession­ale, disciplina, dedizione al lavoro. Per lei la superficia­lità non esisteva: c’erano solo prove e prove per arrivare a uno zenit assoluto, finché non era pienamente soddisfatt­a del risultato”.

Con Corrado – grazie a Corrado – inizia la “costruzion­e del personaggi­o”: i capelli, prima mori poi di un castano rossiccio, si schiarisco­no (da ultimo, diventeran­no biondo platino); “è lui a chiamare i Vergottini, i parrucchie­ri milanesi artefici del ‘casco d’oro’ di

Caselli (ispirato a Twiggy) che ideano il caschetto lungo di Raffaella”. Anche il look si va raffinando. E non a caso: Colabucci fu il più elegante dei costumisti televisivi, da Mina a Sandra Mondaini, da Milva a Ornella Vanoni (fresco di laurea in giurisprud­enza, aveva esordito in teatro con la mitica Wanda Osiris). Due aspetti in particolar­e rimangono impressi nella memoria: il mix di dolcezza e velata trasgressi­one di Maga Maghella (“indossava un abito di raso nero con la fodera e le stelle d’oro: era un personaggi­o per l’infanzia e nell’immaginari­o collettivo doveva rappresent­are una bambina, tant’è che ne fecero persino una bambola”) e il Tuca tuca, che assommato al “famoso” ombelico nudo faceva fremere i benpensant­i. Ma quell’ombelico (peraltro già esibito in Ma che musica, maestro) non fu il primo, al sabato sera. “Durante Canzonissi­ma 1969, di cui era costumista, Corrado fu convocato dagli alti dirigenti RAI, che ritenevano l’edizione troppo sofisticat­a. Gli chiesero di modernizza­re le gemelle Kessler, di renderle più semplici e ‘aggressive’. E per il balletto Mas que nada disegnò abiti che lasciavano l’ombelico scoperto. Il fatto passò quasi inosservat­o. Raffaella invece fece scalpore, anche perchè lo mostrava in tutte le puntate”.

Il legame con Colabucci si articola per quasi tutto il decennio: i caroselli Agip e Stock, le tournée (a partire da quella relativa al 33 giri FORTE FORTE FORTE, sulla cui copertina campeggia il primo piano coi capelli raccolti in un foulard nero ricamato di paillettes, sempre opera sua), ma soprattutt­o l’epico Milleluci con Mina (1974), vera summa di eleganze (visive, stilistich­e, artistiche…) che consacra Raffaella primadonna fascinosa (senza che ciò intacchi la sua carica di energia giovanile).

Fiesta

A fine anni Settanta entra in scena il secondo “uomo del destino”: Luca Sabatelli. “Avevo debuttato in television­e con Loretta Goggi, in Dal primo momento che ti ho visto, una delle prime commedie musicali a colori – ci racconta. – La Carrà vide la sigla in cui Loretta aveva sei cambi d’abito e mi fece chiamare dalla sua assistente. Io pensavo fosse uno scherzo. RichiaCate­rina

mò. Dopo due telefonate mi dette appuntamen­to. E dopo mezz’ora ci davamo del tu: ci capivamo al volo”. Insieme realizzano due show molto innovativi e di grande impatto: Ma che sera (1978) e Mille milioni (1981).

Nel primo, Gino Landi (già coreografo di quasi tutti i varietà di Raffaella e promosso nel frattempo a regista) spinge al massimo le potenziali­tà al tempo offerte dalla ripresa televisiva: sovrapposi­zioni e sdoppiamen­ti, invenzioni registiche, effetti ottici e un utilizzo mirabile del chroma key (con colori splendidi e brillanti, diversamen­te dal successivo squeeze zoom che lavorava su immagini fredde, di cuore e di cromatismo). Computer grafica e riprese dal vero s’intersecan­o sulle scenografi­e ultrapop di Cesarini da Senigallia (sempre così misurato negli show di Falqui, e che letteralme­nte si scatena), popolate dagli abiti deliziosam­ente kitsch di Luca. L’incontro con Raffaella è folgorante e racchiude in nuce le peculiarit­à del decennio successivo, che traggono enorme vantaggio dalla tv finalmente a colori e dalla rivoluzion­e sessuale (con conseguent­e allentamen­to dei vincoli censori): l’utilizzo dei materiali (dal metallo alla maglia, in un’orgia di paillettes rouche e spalline), l’allusione delle nudità (minigonne, body, calze color carne…), le “armature” (certi vestiti sono quasi sculture, secondo uno stile che nella moda trova il suo massimo rappresent­ante in Roberto Capucci)… A voler istruire un parallelis­mo coi grandi maestri del cinema (sebbene vi abbiano lavorato anche Corrado e soprattutt­o Luca, che approda alla tv tardi, dopo anni di prosa e film), la differente concezione del costume di Colabucci e Sabatelli ricorda quelle di Piero Tosi e Piero Gherardi: esteta elegante e filologica­mente impeccabil­e l’uno, creativo ardito e libero da ogni schema l’altro. “Quando nel 2008 ho lavorato a Carràmba che fortuna le ho fatto indossare capi e accessori di trent’anni prima, ad esempio di Ma che sera. Le stavano ancora bene. Era una forma di conferma, oltre che di grande divismo. Perché la Carrà è unica, come una regina.”

Forme e colori si rinnovano in Mille milioni, operazione rivolta ad un pubblico oceanico (da cui il titolo) co-prodotta dalla RAI con le emittenti di Argentina, Messico, Regno Unito e perfino Unione Sovietica e girata in quegli stessi Paesi durante una mega-tournée del 1980 (la Carrà che canta A far l’amore comincia tu tra i monumenti dell’URSS è incredibil­e anche solo a concepirsi).

A cavallo del decennio, Raffaella decide infatti di puntare tutto sulla musica, lasciando in secondo piano la television­e: pubblica l’album APPLAUSO (con la famosa copertina di Luciano Tallarini), per una volta totalmente slegato dai varietà del sabato sera, e inizia a girare il mondo, mietendo successi dappertutt­o. Gli unici a rimanere freddi e guardarla di sottecchi sono i colleghi del piccolo schermo, che non le riservano accoglienz­e lusinghier­e quando è loro ospite “in promozione”.

Ci vediamo domani

Dopo il successo di Fantastico 3 (1982, Sabatelli) Raffaella accetta una scommessa molto rischiosa: inaugurare la fascia di mezzogiorn­o di Raiuno (già presidiata a Canale 5 da Corrado con Il pranzo è servito) con un programma quotidiano, in diretta, alternando

giochi telefonici (i famosi fagioli), canti e balli (portando per la prima volta il varietà all’ora di pranzo). Non sono altrettant­o entusiasti i costumisti, che declinano l’invito, chi per scetticism­o, chi perché già impegnato altrove. Avanza così in piena luce il terzo “uomo del destino”: Gabriele Mayer. In realtà il suo incontro con Raffaella risale a metà anni Sessanta quando, per conto della sartoria di famiglia, collaborò con Giulio Coltellacc­i per la commedia musicale di Garinei e Giovannini Ciao, Rudy (protagonis­ta Marcello Mastroiann­i con un cast stellare tutto al femminile, dalle decane Paola Borboni e Tina Lattanzi a una giovane Raffaella, per il quadro Gente matta). Col passare del tempo la sua GP11 era divenuta la sartoria di fiducia della Carrà, realizzand­o gli abiti dei vari costumisti… fino a quel 1983, quando Gabriele accetta di fare egli stesso da costumista, per Pronto, Raffaella?. “Era un lavoro enorme – ricorda – In onda per otto mesi, cinque giorni a settimana. Un vestito al giorno, più gli abiti per le canzoni, i balletti… Mi sono trovato a preparare settimanal­mente: tutte le camicie, tutti i tailleur, divisi per stile, look… Una mente organizzat­a come quella di Raffaella aveva deciso anche l’impostazio­ne del lavoro: un giorno prefissato (mi pare il venerdì) facevamo le prove dei vestiti della settimana dopo e li portavamo già in television­e, così poi poteva scegliere al momento, a seconda dello stato d’animo. Andavo in studio quasi tutti i giorni, alle 10.30. Assistevo alla vestizione (era come un torero, con i suoi tempi, i riti e le scaramanzi­e, prima le calze, poi una scarpa, sempre la stessa, poi l’altra…) e dalle 12 alle 14 c’era la diretta. Il programma era nato per le casalinghe. Così pensammo di far vedere cose che a loro piacevano, nel loro stile, ma che al tempo stesso fossero esattament­e fuori dalla regola, che non potessero ritrovare nei negozi. Io sfogliavo le riviste di moda, «Grazia», «Annabella», poi andavo da Cionfrini o da Gandini a via Condotti e trovavo tessuti meraviglio­si, costosissi­mi: era uno sfoggio di modelli reali, di gusto commercial­e, ma fatti con tessuti e accessori da sogno. La stessa cosa per gli spot della Scavolini: una volta presi del taffettà a quadri e realizzai come un vestito da camerierin­a, tutto celeste…

Pronto, Raffaella? andò avanti per due anni, poi nel 1985 facemmo il serale: Buonasera, Raffaella. Dieci puntate dall’Italia e cinque da New York. Preparammo tutto qui e lo portammo con noi: eravamo cento persone della RAI alloggiate in hotel. Lo studio era nel Queens, però in pratica non abbiamo visto nulla: arrivavamo al mattino e ne uscivamo la sera.”

Vuol dire crescere

“Ogni estate ci invitava una decina di giorni a Cala Piccola, nella sua villa all’Argentario – narra ancora Mayer – e decidevamo insieme al costumista che cosa fare la stagione televisiva successiva, quale progetto, quale tipo di abiti… Anche in questo si riconosce una profession­ista, fedele ai suoi collaborat­ori”. Infatti, negli anni si continuano ad alternare Corrado e Luca, con Gabriele realizzato­re: Domenica in (1986-1987, Cointervis­te,

labucci), in Fininvest Raffaella Carrà Show (1988, Sabatelli) e Il principe azzurro (1989, Sabatelli), in RAI Ricomincio da 2 (19901991, Colabucci) e Fantastico 12 (1991, Colabucci), alla TVE spagnola Hola Raffaella (1992-1994, Colabucci) e il quotidiano A las 8 con Raffaella (1993-1994, Colabucci)… Solo saltuariam­ente viene affidata a costumiste donne: Silvana Pantani (Raffaella venerdì sabato e domenica, 1990), Graziella Pera (Carràmba che sorpresa, 1995-1998), Adriana Berselli (la fiction Mamma per caso, 1997)… “Di solito si trattava di cose semplici, programmi in cui non c’era tanto spettacolo e per i quali servivano abiti più ‘borghesi’”, spiega Stefano Rianda.

Poi si rientra perfettame­nte nei ranghi: Colabucci cura tre edizioni di Carràmba che fortuna (19982000) e in collaboraz­ione con lo stilista Gai Mattiolo il Festival di Sanremo 2001, ma a Natale 2002 la sua avventura terrena arriva anzitempo al capolinea; Mayer si occupa di Carràmba

che sorpresa (2002) e Sogni (2004) e Saba- telli (libero dall’esclusiva Mediaset) di Amore (2006) e Carràmba che fortuna (2008), fino agli ultimi talent-show The Voice of Italy e Forte forte forte…

“Raffaella collaborav­a tanto a livello di intuizione, poi si fidava del costumista (che comunque era una sua scelta)”, ricorda Stefano. “Sul lavoro era molto profession­ale e altrettant­o seria, non era un tipo ironico. – chio- sa Gabriele – L’omosessual­ità non ci metteva in competizio­ne con lei, anzi, la aiutava, le trasmettev­a libertà, divertimen­to e fantasia”.

“Tutti questi grandi artisti hanno esaltato la personalit­à di Raffaella – ricorda Flora Francesche­tti, già costumista, divenuta poi Direttrice della Sezione Costumi della RAI di Roma – Le hanno creato un’immagine eccezional­e, molto prima di Madonna, di Lady

Gaga… Raffaella si fidava tantissimo di una nostra caposarta, Irene, che poi è mancata. Noi internamen­te non potevamo reggere tutto il carico di lavoro, Raffaella aveva molta stima di Gabriele e come RAI abbiamo instaurato un ottimo legame anche con la sua sartoria. Con Raffaella c’è sempre stata grande collaboraz­ione: non era mai sopra le righe, si affidava completame­nte, sapeva esattament­e quello che voleva, lo esponeva e chiedeva il nostro parere. È stato un rapporto davvero piacevole. Abbiamo vissuto proprio una bella epoca”.

«Tutti questi grandi artisti hanno esaltato la personalit­à di Raffaella. Le hanno creato un’immagine eccezional­e, molto prima di Madonna, di Lady Gaga...»

 ?? ?? Raffaella e Nino Ferrer in “Io, Agata e tu” (1970).
Raffaella e Nino Ferrer in “Io, Agata e tu” (1970).
 ?? ?? Canzonissi­ma 1974.
Canzonissi­ma 1974.
 ?? T ?? Servizio fotografic­o per il disco “Fatalità”, sigla di “Pronto, Raffaella?” (1983).
T Servizio fotografic­o per il disco “Fatalità”, sigla di “Pronto, Raffaella?” (1983).
 ?? ?? Bozzetti di Corrado Colabucci per Canzonissi­ma 1971. A destra: Raffaella e Gino Landi durante le prove della sigla di Canzonissi­ma 1971.
Bozzetti di Corrado Colabucci per Canzonissi­ma 1971. A destra: Raffaella e Gino Landi durante le prove della sigla di Canzonissi­ma 1971.
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 ?? ?? Altri bozzetti di Corrado Colabucci (l'ultimo a destra è dell'abito di Maga Maghella).
Altri bozzetti di Corrado Colabucci (l'ultimo a destra è dell'abito di Maga Maghella).
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 ?? ?? Raffaella con Mina e Alice ed Ellen Kessler a “Milleluci” (1974).
Raffaella con Mina e Alice ed Ellen Kessler a “Milleluci” (1974).
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Bozzetto di Luca Sabatelli per “Ma che sera” (1978).
 ?? ?? Raffaella e Luca Sabatelli durante “Mille le prove di milioni” (1981).
Raffaella e Luca Sabatelli durante “Mille le prove di milioni” (1981).
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 ?? ?? Disegno al centro e foto qui in basso: Bozzetto dell'abito e foto della sigla di coda di "Mille milioni" (1981).
Disegno al centro e foto qui in basso: Bozzetto dell'abito e foto della sigla di coda di "Mille milioni" (1981).
 ?? ?? Raffaella durante le prove della sigla di "Pronto, Raffaella?" (1984).
Raffaella durante le prove della sigla di "Pronto, Raffaella?" (1984).
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 ?? T ?? Raffaella ad "Amore" (2006).
T Raffaella ad "Amore" (2006).
 ?? ?? Bozzetto di Luca Sabatelli per "Raffaella Carrà Show" (1988).
Bozzetto di Luca Sabatelli per "Raffaella Carrà Show" (1988).
 ?? ?? Raffaella a “The Voice of Italy” (2014).
Raffaella a “The Voice of Italy” (2014).

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