Vinile

MI SEMBRA DI ESSERE GIÀ STATO QUI

- Testo: Michele Neri

Era abbastanza chiaro un po’ a tutti che i dissidi tra David Crosby e Graham Nash, fossero talmente aspri da mettere davvero a rischio l’uscita di un’edizione celebrativ­a di DÉJÀ VU, uno degli album più importanti del rock mondiale e vero e proprio manifesto della California musicale degli anni 70. E i nvece, con un anno di ritardo rispetto al 50° anniversar­io (l’album fu pubblicato nel marzo del 1970), esce una bella confezione che contiene 4 Cd e un Lp.

Parlare ancora di un disco celebre come DÉJÀ VU può forse annoiare mentre non è certo la noia, lo stato d’animo che provoca l’ascolto di questa meraviglia. È sempre più difficile emozionars­i per le uscite discografi­che, an- che quelle che investono operazioni d’archivio e riguardano pietre miliari della musica internazio­nale, però si può ancora sentire un brivido correre lungo la schiena quando si tiene in mano una confezione come questa. Certo, la realizzazi­one lussuosa, le bellissime foto, l’imponenza cartotecni­ca, tutto concorre al fascino di queste edizioni ma alla fine, al centro, rimane la musica. La bootleg series di Bob Dylan, gli archivi di Neil Young e di Joni Mitchell, la bellissima e generosa serie dei Jethro Tull, la grandiosit­à dei box dei Beatles sono solo esempi di come i cataloghi iper sfruttati e gli archivi polverosi possano convivere amabilment­e e regalare nuove emozioni.

E cosa regala questo box così ricco di nuovo materiale? Tre dischi di brani quasi totalmente inediti: qualcosa era stato inserito in retrospett­ive precedenti, ma si tratta di una percentual­e piuttosto bassa. Il materiale è diviso in tre sezioni, i demo, provini spesso realizzati dai singoli artisti, qualche volta in coppia. E se ci sono canzoni poi diventate master per l’album, troviamo anche qualche sorpresa come So Begings The Task / Hold On Tight di Stephen Stills, che riprese la prima con i Manassas e provò la seconda con Dallas Taylor per includerla nell’album di CSN&Y, oppure She Can’t Handle It, sempre di Stills, che poco dopo, col titolo cambiato in Church (Part Of Someone), finì sul primo album del cantautore. Bellissima Birds di Neil Young con le armonie di Graham Nash e dello stesso cantautore inglese, troviamo demo di Right Between Eyes (forse la ricordate live su 4 WAY STREET), Horses Through a Rainstorm scritta ai tempi degli Hollies. In realtà, queste due versioni le avevamo già potute ascoltare su precedenti raccolte ma il fascino resta. Poi c’è l’inedito Question Why,

una delicata Sleep Song e due versioni di Our House di cui una, particolar­mente affascinan­te, con Joni Mitchell. Anche Crosby è presente con alcune gemme, Triad e Almost Cut My Hair, Laughing e DÉJÀ VU, che anche in questa veste scarna e incompleta, mantengono un fascino incredibil­e.

Poi c’è la sezione delle outtakes ed è forse quella sulla carta più interessan­te, anche se qualche brano si dimostra decisament­e inferiore a quelli poi scelti per la scaletta finale. Però The Lee Shore, che qui ascoltiamo nella versione con la voce originale del 1969 (a differenza di quella pubblicata nel 1991 in cui era stata riregistra­ta), vale da sola l’intera sequenza. Ma non è che siano da meno l’intensa versione di Bluebird Revisited, l’inedita Hold On Tight che poi si mescola con una acerba Change Partners e la sempre magica Laughing di Crosby, presente anche in una versione più strutturat­a. Chiude questa sezione un inedito di Stills intitolato Right On Rock’n’Roll, dove troviamo echi di canzoni pubblicate in seguito.

Molto interessan­te anche il terzo Cd di bonus. Una versione alternativ­a di DÉJÀ VU con tutti i brani dell’album, con l’eccezione di Country Girl di Young, in versione o missaggio diverso. In ogni caso siamo di fronte a differenze significat­ive e questo porta a considerar­e questo disco come quello che regala più emozioni al primo ascolto. Anche qui, con i suoi oltre dieci minuti Almost Cut My Hair si dimostra uno dei momenti più alti di quelle che sono state session lunghe e tormentate ma che hanno dato vita a capolavori immortali, come Woodstock scritta da Joni Mitchell, qui con un piano più in evidenza e una take vocale differente, come DÉJÀ VU (che in questo mix alternativ­o sembra in realtà offrire una take strumental­e molto diversa) e poi la take 2 di 4+20. La chiusura è affidata a Know You Got To Run, brano di

Stills e frutto della prima session di DÉJÀ VU del 15 luglio 1969 nei Wally Heider’s di San Francisco. Parte di questa canzone confluì in Everybody I Love You, il brano che chiude l’album nella sua forma definitiva. Ascoltare questa mole di materiale conferma in maniera piuttosto netta che Stephen Stills fece la parte del leone e che Neil Young rimase piuttosto in disparte nel progetto, anzi è sempre più evidente che si tratta un disco in larga parte di Crosby, Stills & Nash cui si aggiunge talvolta, con risultati però eccezional­i, Young.

Unica nota dolente, oltre alla mancanza di un missaggio in 5+1 che avrebbe reso più interessan­te l’operazione e che forse è dovuta ai cattivi rapporti tra Crosby e gli altri, è l’assenza di note dettagliat­e sulle date di registrazi­one dei vari brani. Si avverte molto l’impossibil­ità di poter collocare cronologic­amente le varie session così come quella di conoscere le formazioni dei singoli brani. Comunque riascoltar­e queste canzoni memorabili, le versioni diverse delle stesse e tutto ciò che ha ruotato intorno alla realizzazi­one di questo storico album, è un viaggio affascinan­te che si fa con grande gioia ed emozione.

«Cosa regala questo box? Tre dischi di brani quasi totalmente inediti»

 ?? ?? Stephen Stills, Graham Nash, Dallas Taylor, David Crosby, Greg Reeves e Neil Young durante le session di prova di DÉJÀ VU, 1969.
Stephen Stills, Graham Nash, Dallas Taylor, David Crosby, Greg Reeves e Neil Young durante le session di prova di DÉJÀ VU, 1969.
 ?? ?? Uno scatto alternativ­o della copertina di Tom O’Neal (che all’epoca si firmava Gundelfing­er). La foto fu fatta sul retro di una casa affittata da David Crosby a Novato, vicino San Francisco.
Uno scatto alternativ­o della copertina di Tom O’Neal (che all’epoca si firmava Gundelfing­er). La foto fu fatta sul retro di una casa affittata da David Crosby a Novato, vicino San Francisco.

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