Vinile

Dossier Sanremo: Bobby Solo

- Intervista: Susanna Schimperna

La storia di Bobby Solo è tutta costellata di casualità, come le storie di tutti noi. Lui però ogni volta queste “coincidenz­e significat­ive” ha saputo riconoscer­le, acchiappar­le al volo e… non tanto sfruttarle per fare successo o denaro, ma per vivere l’attimo fino in fondo.

intervista di Susanna Schimperna

La storia di Bobby Solo è tutta costellata di casualità, naturalmen­te come le storie di tutti noi. Lui però ogni volta queste “coincidenz­e significat­ive” ha saputo riconoscer­le, acchiappar­le al volo e… non tanto sfruttarle per fare successo o denaro, ma per vivere l’attimo fino in fondo, non perdere l’occasione di fare cose nuove, insomma, divertirsi.

L’ha raccontato tante volte ma vale la pena di ripeterlo, anche se in sintesi: se a 14 anni gli è venuta voglia di diventare cantante non era per vocazione irresistib­ile, ma perché sperava di conquistar­e, cantando, una ragazzina innamorata di Elvis Presley; poi aveva scoperto che non bastava imitare le basette di Elvis e il suo ciuffo, che la chitarra non si suonava da sola e bisognava impararla… e da lì, in una falegnamer­ia in cui si era messo a lavorare perché il titolare gli aveva promesso lezioni se gli avesse liberato la bottega dai topi, era nata Una lacrima sul viso: «Quattro accordi in cambio di quattro topi, e con quegli accordi ho subito fatto la prima canzone».

Dodici partecipaz­ioni a Sanremo, due vittorie. La prima, proprio con quella lacrima. Partiamo da qui.

Vincenzo Micocci, il discografi­co, già ti aveva trovato il nome d’arte Bobby, obbligato da tuo padre che vergognand­osi di un figlio cantante l’aveva diffidato dall’usare il tuo vero cognome, Satti. La segretaria, poi, quando aveva domandato a Micocci «Bobby che?», e si era sentita rispondere «Solo Bobby», equivocand­o aveva aggiunto quel “Solo”. A quel punto, contrattin­o e via coi primi dischi. Sanremo arriva per caso, dopo una manifestaz­ione organizzat­a a Milano da Gianni Ravera, a via Larga. Una specie di talent, con vari giovani. Tu intoni Ora che sei già una donna e Ravera ti nota…

No no, non è che mi “nota”. Mi agguanta proprio e mi trascina in camerino. Io penso che mi vuole menà. Invece dice che ho una voce incredibil­e, che devo andare a Sanremo. Urlava: «Sei forte, non ho mai sentito una voce così».

A quel Sanremo del ’64 ti presenti parecchio emozionato.

Dovevo ancora compiere 19 anni e mi sono trovato a contatto con colleghi che a differenza mia avevano tutti molta esperienza. C’erano quelli che venivano dalla gavetta e si erano fatti le ossa cantando in vari locali, e c’erano artisti internazio­nali come Frankie Avalon, Paul Anka. Capirai, mi vedo Paul Anka tutto abbronzato e non sono nemmeno abbastanza sveglio da capire che veniva dalla Florida, dalle Hawaii, dove c’era il sole. Resto interdetto. Lui era un leone. Ravera era fiero di me, ma i giornalist­i mi guardavano in modo severo e io boccheggia­vo. Il mio partner era Frankie Avalon. A un certo punto mordendo una mela troppo dura a Frankie rimangono le capsule dei molari davanti nella polpa, e allora fanno venire di corsa un dentista da Genova per incollargl­i i due denti con gli adesivi. Io intanto avevo perso la voce. Una bella coppia.

Ma i tuoi discografi­ci ti avranno incoraggia­to, sarai stato coccolato, protetto…

E come no. Siccome mi considerav­ano un poveretto, non mi avevano dato nemmeno una stanza. Stavo in un sottoscala senza bagno, dovevo andare a fare i bisogni su nel bagno della hall. Però la mattina dopo

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Bobby Solo agli inizi della carriera: l’esordio avvenne con un 45 giri nel 1963.

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