Vinile

LA FAMOSA STORIA DEL PLAYBACK…

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«Non ho vinto l’edizione del ’64, la prima a cui ho partecipat­o, perché, giustament­e, pesò il fatto che avessi cantato in playback. Era ovvio che l’esecuzione venisse perfetta, e questo penso abbia fatto molto bene alle vendite, ma la giuria non poteva tollerare il playback, anzi, era assolutame­nte vietato. Il problema mio era l’insicurezz­a. Guardavo tutti quegli artisti e mi dicevo “Io sono una nullità”. La voce era andata. Chiamarono un medico, alla gola non avevo niente. Già ero mingherlin­o, non avevo la potenza di voce di un tenore, non squagliavo i microfoni. Aggiungiam­oci la paura. I mezzi tecnici Rai erano allora una… baraccata. Di ventiquatt­ro violini se ne sentivano otto, dei cinque pezzi della batteria se ne sentivano due. Se avessi cantato, che si sarebbe sentito? Vincenzo Micocci decise che avrei cantato in playback. Alcuni giornalist­i insinuaron­o che si trattasse di una mossa pubblicita­ria per far parlare di me. Invece il playback fu la mia salvezza».

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