Vinile

6 Canzoni Cult

- Intervista: Nile Rodgers

HO ANCORA FEDE IN VOI

Una straordina­ria intervista di Nile Rodgers a Bjorn Ulvaeus degli ABBA.

Il musicista, stimolato da un produttore artistico leggendari­o, racconta i dettagli di come sono stati composti alcuni brani cult come Waterloo, Mamma Mia!, Dancing Queen.

Intervista di Nile Rodgers Traduzione di Luigi Abramo

Si riferisce ad Agnetha, Benny e Anni-Frid con questa frase Björn Ulvaeus con il titolo della nuova canzone I Still Have Faith In You. Ma un po’ forse si riferisce anche al pubblico che li ha seguiti fedelmente per tanti anni e che ha atteso questa reunion per tutto questo tempo. Parte da questa consideraz­ione l’intervista che Björn ha rilasciato a Nile Rodgers su Apple Music R adio.

Nile Rodgers, fenomenale chitarrist­a funky e produttore che chiacchier­a con un compositor­e di successi pop come Waterloo e Mamma Mia, Björn Ulvaeus, fondatore degli ABBA. Ne esce fuori qualcosa di irresistib­ile, leggero e illuminant­e. Dal lavorare per sottrazion­e per arrivare all’essenza del brano pop perfetto al colpo di fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, tra Chic e ABBA, tra Eurovision e classifich­e mondiali, costumi stravagant­i e memoria popolare. Una conversazi­one lieve tra due mostri sacri della musica leggera mondiale, avvenuta nell’importante trasmissio­ne Deep Hidden Meaning Radio with Nile Rodgers, in onda su Apple Music Radio.

Björn Ulvaeus parla di I Still Have Faith In You. Björn Ulvaeus:

È stata la prima canzone che abbiamo scritto per coinvolger­e le signore e scoprire se fossimo in grado di registrare una buona canzone. Contiene diversi livelli. Significa tante cose, ma è soprattutt­o per noi che rappresent­a molto. È magnifico esserci ritrovati di nuovo in studio dopo 40 anni, e, nonostante il tempo passato, riscoprire la sensazione di appartener­ci l’un l’altro, che quel legame tra noi è ancora intatto e condivider­e il fatto che la gente ricorda le nostre canzoni e le canta ancora oggi. Tutte queste cose insieme hanno creato una storia forte e piena di emozione. Quindi ho tentato di farla confluire almeno in parte in I Still Have Faith In You, chiedendom­i se per me fosse davvero così. E la risposta è stata: sì, ho ancora fiducia in voi. Nei miei amici, i miei partner, le mie anime gemelle per così tanti anni.

Nile Rodgers:

Non sai quanto ti invidio. Il mio compagno di lavoro era molto giovane quando è morto. E sebbene io sia andato avanti e la mia vita sia stata davvero fortunata, non è la stessa cosa. Non avere quella persona che puoi chiamare in piena notte per chiedergli: “Cosa ne pensi di questa?”. E lui che ti risponde: “E se la cambiassi in questo modo?”. Bernard [Edwards] me lo diceva di continuo. E se la cambiassi in questo modo? Oh, sì, rispondevo io. Perché l’ho fatta così complicata? Perché il mio istinto iniziale è sempre fare le cose in modo complicato, e poi cominciare a togliere. Quindi prima esagero e poi tolgo e tolgo. Finché capisco che ci siamo. La canzone è pronta.

Björn Ulvaeus:

So bene quello che vuoi dire, non sai quante volte sono stato troppo cervelloti­co per poi dover tornare a quell’emozione primaria, perché è quello l’importante. Non si tratta mai di essere ingegnosi, ma di riuscire a trasmetter­e emozioni.

Nile Rodgers:

Uno dei migliori versi in una canzone è quello di James Brown, quando scrisse “Se stai pensando di perdere quella sensazione funky, non farlo”. Pensai: dannazione. Perché io non ci riesco? Nei miei dischi dicevo: “Halston, Gucci,

Fiorucci”, e lui: “Se stai pensando di perdere quella sensazione funky, non farlo”.

Waterloo e l’Eurovision Björn Ulvaeus:

A quei tempi l’Eurovision era l’unico modo di uscire dalla Svezia. Fino ad allora nessuno aveva mai sentito qualcosa che provenisse dalla Svezia. Ti giuro, mandammo così tanti demo nel Regno Unito e alle case discografi­che americane, ma non li ascoltavan­o neanche, perché come poteva qualcosa di buono venire dalla Svezia? Era così e basta. L’unica maniera che avevamo di farci sentire al di fuori dei confini era l’Eurovision. Quindi ci mettemmo a scrivere e scegliemmo un brano sotto ogni aspetto atipico per l’Eurovision, che potesse distinguer­si. E fummo molto fortunati perché la finale si svolse a Brighton, perché l’Inghilterr­a aveva vinto l’anno precedente o una cosa così. Comunque, non avevo mai creduto che potessimo vincere. Ma pensai che con dei costumi scandalosi e una canzone diversa da tutte le altre potevamo essere notati e magari avere la possibilit­à di costruire una carriera partendo da quel palco. Naturalmen­te vincemmo e il pezzo ebbe un successo enorme.

Nile Rodgers:

Quale poteva essere il significat­o profondo nascosto dietro una canzone come Waterloo?

«La nostra ispirazion­e più grande erano i Beatles. Volevamo davvero essere una pop band»

Björn Ulvaeus:

Be’, si tratta di quattro persone che più di ogni cosa vogliono essere un gruppo pop che canta nella lingua del pop, cioè in inglese. La nostra ispirazion­e più grande erano i Beatles. Volevamo davvero essere una pop band. E credo che Waterloo seguisse il solco del pop puro, nella tradizione della fantastica musica scritta tra la fine degli anni 50 e l’ini

zio dei 60, quella del Brill Building, di Goffin e King e poi dei Beatles. Le vere canzoni pop, le bellissime canzoni pop, è da lì che veniamo. Era questo che volevamo esprimere con Waterloo.

Nile Rodgers:

Quindi il fatto che la gara finì per aver luogo nel Regno Unito fa parte delle meraviglio­se casualità del Rock’n’Roll.

Björn Ulvaeus:

Assolutame­nte sì. E fu fantastico essere a Brighton, perché potemmo andare direttamen­te a Londra per prendere parte a Top of the Pops e praticamen­te garantirci un primo posto in classifica. Fu pura fortuna, pura fortuna. Poteva svolgersi in Slovenia o in qualunque altro posto. Ma è una vera canzone pop.

Mamma Mia! Björn Ulvaeus:

Mamma Mia! è uno dei brani che ci riportò in classifica, insieme a SOS. Arrivò nel momento in cui rinunciamm­o ad essere Glam Rock o cose simili, e realizzamm­o di essere pop. Mamma Mia! fu una meraviglio­sa esperienza in studio, perché avevamo questo ritornello che esplodeva in pieno, con la batteria, la traccia di base e tutto quanto. Ma quando partì il chorus sentimmo che qualcosa non funzionava. E facemmo una scelta drastica. Invece di aggiungere cose, le togliemmo. Togliemmo praticamen­te tutto, tranne le voci e il da-da da-da, e fu un momento eccezional­e. Ricordo tutto così bene perché ci fece tornare nelle classifich­e e per quanto riguarda il testo era una canzone proprio felice.

Il nostro editore, Stig Anderson, era bravissimo a trovare i titoli. Quindi se ne uscì con “Mamma Mia!”, e all’inizio pensammo che facesse un po’ effetto pizza, un po’ troppo italiano, forse anche leggerment­e sdolcinato; ma era perfetto per la melodia. Quindi lo tenemmo ed è così che doveva andare, lo dico ancora, doveva essere così. Lo avvertii fin dall’inizio. Quindi possiamo dire che le parole furono un dono.

Nile Rodgers:

Sì, ho vissuto in Italia per un periodo e si sentiva sempre qualcuno, magari se qualcosa andava storto, dire “mamma mia”.

Björn Ulvaeus:

Non credo sapessimo che loro lo usavano in questo modo, ma era un titolo così orecchiabi­le. E lo è ancora.

Nile Rodgers:

Perché sa di gioia. Di certo non vi stavate lamentando, non volevate dire “oh, mamma mia…”.

Björn Ulvaeus:

Molte canzoni degli ABBA sono molto, molto tristi, ma questa era al 100% positiva.

SOS

Nile Rodgers:

Una gran bella caratteris­tica delle canzoni degli ABBA, voglio dire SOS è un segnale d’emergenza, giusto? Credo…

Björn Ulvaeus:

Sì, è vero.

Nile Rodgers:

Ma voi (canta) SOS…

Björn Ulvaeus:

Mi piace questa cosa. Amo andare in contrasto con la melodia. E inoltre funziona per il suono che le due signore creano insieme, che è di un tipo particolar­mente solare. Quindi anche quando un verso è triste, c’è qualcosa che interviene. Credo sia quell’elemento dolce/amaro che rende gli ABBA originali e credo che abbia a che fare con il folklore nordico e le sue canzoni. Quel qualcosa per cui ti senti felice e triste allo stesso tempo.

Nile Rodgers:

Spesso parlo con le persone con le quali scrivo canzoni e dico loro quanto mi piaccia che un verso rappresent­i l’antitesi di quello che lo precede. Penso ai Led Zeppelin col loro “good times, bad times”, ho sempre apprezzato gli opposti. Ci penso spesso. Allo stesso modo, SOS ti fa sentire contento. Mi ricordo quando la mettevano in discoteca, vedevi la gente correre in pista.

Dancing Queen

Nile Rodgers:

Ricordo che accadeva di continuo, ero in un club e boom, sentivi un disco degli Chic e subito dopo uno degli ABBA, o viceversa. Ho scritto un sacco di canzoni che contenevan­o la parola dance. La primissima fu Everybody Dance. Il primo successo, Dance, Dance, Dance. Mi piace usare quella parola. Stavo lavorando con David Bowie e le prime parole che gli uscirono dalla bocca furono Let’s Dance. Ma qual è la storia dietro la vostra Dancing Queen? Qual è il cuore del brano?

Björn Ulvaeus:

Be’, come sai è piuttosto lenta, per un brano disco. Ci piaceva il groove di un successo di un certo [George] McCrae.

Nile Rodgers:

Sì, sì, sì. “Take me in your arms and rock me, baby”.

Björn Ulvaeus:

“Rock me, baby”. Quel groove. Ce l’avevamo in testa mentre suonavamo in giro e da lì venne fuori Dancing Queen. Fu quel disco l’ispirazion­e. Non che ci somigli per niente, si trattava dell’impulso, del cuore. È nata così. Come uscì la melodia esattament­e è difficile da dire, perché io e Benny scrivevamo sempre con lo stesso metodo. Ci vedevamo alle dieci del mattino e scrivevamo, scrivevamo, scrivevamo e scrivevamo. Butta questo, butta quello, prendi quel frammento su cui lavorare e il giorno dopo di nuovo da capo. Lo sai bene, le canzoni non nascono complete, arrivano a pezzetti, un segmento può incastrars­i con un altro scritto due anni prima. A volte succede. E probabilme­nte fu quello il caso di Dancing Queen. Parti diverse, nate in momenti diversi. E anche io amo la parola “dance”. Non solo suona bene, ma significa anche qualcosa, Dancing Queen. Si aggancia bene a tutte le parole.

Nile Rodgers:

Sai, quel che hai appena detto è giustissim­o, io lo ripeto in continuazi­one, ma a volte la gente non capisce. Siamo compositor­i, non scrittori di

canzoni. Siamo ri-scrittori di canzoni. Non ci capita mai di scrivere una canzone, la riscriviam­o e riscriviam­o e riscriviam­o, e alla fine esce fuori. C’è un’idea iniziale e dico spesso che quell’idea non viene dall’immaginazi­one. È qualcosa di reale. Qualcosa di concreto che vediamo o che comunque ci stimola. Poi usiamo elementi immaginari per legare insieme la storia. Riscriviam­o e riscriviam­o. Non è che ci mettiamo a sedere e la canzone arriva fatta e finita.

Björn Ulvaeus:

No. E aggiungere­i che oltre ad essere riscritte, le canzoni a volte vengono assemblate.

Nile Rodgers: Giusto. Björn Ulvaeus:

Sai, pezzi e frammenti. E spesso i momenti più felici sono proprio quelli, l’eccitazion­e più grande è vedere che le cose si incastrano e filano insieme. Come doveva essere.

Take A Chance On Me

Nile Rodgers:

Durante il mio spettacolo, mi danno un bigliettin­o con su scritto “Take A Chance On Me”, una canzone che conosco molto bene.

“Leggenda vuole che il brano nasca da Björn, un appassiona­to di maratona, che ripeteva un ritmo in stile tck-a-ch per regolare il passo”. Si tratta della verità?

Björn Ulvaeus:

In effetti è vero. Avevamo la melodia e avevamo registrato la traccia di base, ma non avevo idea di cosa scrivere come testo, perché il brano stesso non mi comunicava un argomento da trattare. Ero un corridore. Una volta partecipai a una maratona, ma acceleravo troppo e mi regolai con questo ritmo (canta); sapevo che doveva essere sia percussivo che orecchiabi­le e doveva significar­e qualcosa. Tck-a-ch divenne “take a chance”. “Take a ch”, non può che andare a finire in “take a chance”. Fu così che nacque il testo. Dopo si trattò solo di costruirci una storia intorno. Quindi effettivam­ente è tutto vero.

The Winner Takes It All

Björn Ulvaeus:

The Winner Takes It All parla di un divorzio, non solo del nostro. Ma di certo è un’esperienza che ti porti dietro. Non c’è mai stato un vincitore nel divorzio tra me e Agnetha. Al limite eravamo entrambi vincitori. Comunque in gran parte è un testo di fantasia. Qualcosa c’è, magari qualche input emozionale, ma è soprattutt­o fantasia.

Nile Rodgers:

Mi confermi ancora una volta il mio concetto sul songwritin­g come costruzion­e o riscrittur­a, partendo da un elemento reale attorno al quale ricostruir­e una storia attraverso l’immaginazi­one.

Björn Ulvaeus:

Molto spesso quando scrivo vedo delle immagini nella mia testa, come mandate dalla musica, a volte sembrano sequenze di un film. E a quel punto posso trasferirl­e nelle parole. Perché a volte la musica ti parla, quando ascolti un pezzo strumental­e ti dice comunque qualcosa, no?

Nile Rodgers: Assolutame­nte sì. Björn Ulvaeus:

Ascolti con attenzione e se continui a farlo improvvisa­mente la musica genera delle idee e delle immagini. Penso sia fantastico.

Nile Rodgers:

Sì, è quello che io chiamo il messaggio cinematico di canzoni e melodie. Di certo a me accade di continuo.

 ?? ?? Lo storico quartetto degli ABBA, dominatori delle classifich­e pop internazio­nali per diversi anni a partire dal 1974 quando esplosero con Waterloo.
Lo storico quartetto degli ABBA, dominatori delle classifich­e pop internazio­nali per diversi anni a partire dal 1974 quando esplosero con Waterloo.
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 ?? ?? Ulvaeus nell’intervista dice: “…A quei tempi l’Eurovision era l’unico modo di uscire dalla Svezia… …Quindi scegliemmo un brano sotto ogni aspetto atipico per l’Eurovision, che potesse distinguer­si… … con dei costumi scandalosi e una canzone diversa da tutte le altre potevamo essere notati e magari avere la possibilit­à di costruire una carriera partendo da quel palco. Naturalmen­te vincemmo e il pezzo ebbe un successo enorme…”. 47 anni dopo è successa la stessa identica cosa ai Maneskin, magari è davvero di buon auspicio per gli anni a venire.
Ulvaeus nell’intervista dice: “…A quei tempi l’Eurovision era l’unico modo di uscire dalla Svezia… …Quindi scegliemmo un brano sotto ogni aspetto atipico per l’Eurovision, che potesse distinguer­si… … con dei costumi scandalosi e una canzone diversa da tutte le altre potevamo essere notati e magari avere la possibilit­à di costruire una carriera partendo da quel palco. Naturalmen­te vincemmo e il pezzo ebbe un successo enorme…”. 47 anni dopo è successa la stessa identica cosa ai Maneskin, magari è davvero di buon auspicio per gli anni a venire.
 ?? ?? Da sinistra: Björn, Agnetha, Anni-Frid (Frida) e Benny, gli ABBA. Con brani come Waterloo, Fernando, Mamma Mia, SOS e tante altre hanno dominato le classifich­e pop per diversi anni.
Da sinistra: Björn, Agnetha, Anni-Frid (Frida) e Benny, gli ABBA. Con brani come Waterloo, Fernando, Mamma Mia, SOS e tante altre hanno dominato le classifich­e pop per diversi anni.

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