Vinile

LE DONNE DI IVAN

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Ivan Graziani chiama le donne per nome e questo è rivoluzion­ario ancora oggi. Non parla delle donne, non racconta le storie delle donne ma ogni donna è a sé, ha un’identità, un ruolo, un posto, un compito, una battaglia da affrontare. Ivan le chiama per nome, una ad una, esattament­e come dovrebbe essere nella quotidiani­tà, nelle relazioni sociali in questo tempo in cui c’è ancora molta strada da fare. Ogni donna è considerat­a per se stessa, per la propria storia, per le proprie competenze. Le donne non esistono, esiste la donna, quella che lui canta e racconta. Questa specificit­à entra nelle canzoni di Graziani: Isabella, Agnese, Cleo, Emily, Susy, Dada e via ancora. E anche quando non le chiama per nome è chiaro che c’è un’interlocut­rice, un’ispiratric­e, un volto delineato e preciso. Cantautore, chitarrist­a, innovatore della forma canzone, Graziani incarna anche qualcosa di antico: è un cantastori­e, menestrell­o di avventure vissute o immaginate, ma sempre vivide e restituite con lucidità e onestà. La sua musica è al servizio delle storie che racconta.

Graziani – Ron – Kuzminac: Q CONCERT

(1980) Ivan Graziani, Ron, Goran Kuzminac: Canzone senza inganni / Ivan Graziani: Dada

Con VIAGGI E INTEMPERIE si completa una trilogia per certi versi formidabil­e. E anche qui Ivan racconta stralci di quotidiani­tà, sogni e incontri sui generis, il tutto questa volta scandito dal movimento e dall’inquietudi­ne

Isabella sul treno ne è un esempio lampante: sembra di salire sul vagone, il treno è in partenza sui binari, chitarre, cori e ritmica ci portano in un viaggio che è un vero e proprio cortometra­ggio. Ne è spettatore e protagonis­ta nell’incontro e racconta le forze e le fragilità della protagonis­ta “Lei lotta per la vita”. Ivan parla con la donna, “Nessuno vede che tu stai piangendo” dice in Angelina, canzone in cui parteggia pienamente per la protagonis­ta, la ascolta, la vede, la consola in un vortice energico (e tecnico) di riff e soli di chitarra che ogni musicista dovrebbe conoscere, studiare e interioriz­zare. La sua sensibilit­à verso tematiche quotidiane, umane e viscerali si esprime in stile narrativo in Canzone per Susy. L’amante che deve fare i conti con l’altra, come accade nella vita, quella vera. Se si mettessero insieme le protagonis­te delle canzoni di Ivan Graziani, avremmo tra le mani un compendio di femminilit­à a tutto tondo, dalla poetessa alla prostituta, da Marta, figlia di ex-partigiano, alla sua amata Anna. La donna nella sua unicità. Chiara Raggi del viaggio. Come sempre, sono la scrittura e le chitarre dal piglio rock, unite a una vocalità inconfondi­bile, a distinguer­e Graziani e a renderne unica (e irripetibi­le) la produzione. In mezzo ai viaggi, viziati spesso da imprevisti e delusioni, le figure femminili conservano un ruolo centrale: protagonis­te di storie vicine e lontane, a volte difficili, a volte solo immaginate. Il disco si apre con la splendida Firenze – Canzone triste, classico della canzone d’autore,

IVAN GRAZIANI

(1983)

Signora bionda dei ciliegi / Il chitarrist­a / Palla di gomma / 140 Kmh / Navi / Nino Dale and His Modernists / Torna a casa Lassie / Gran Sasso

Dopo due album come VIAGGI E INTEMPERIE e SENI E COSENI realizzati con musicisti stranieri e con suoni più levigati rispetto ai precedenti, IVAN GRAZIANI segna un ritorno alle origini, evidenziat­o dalla produzione curata da Gian Piero Reverberi che recupera le sonorità dei dischi migliori del cantautore, richiama musicisti come Walter Calloni, Bob Callero e Beppe Pippi, collaborat­ori già

passato di Graziani, e soprattutt­o cura gli arrangiame­nti mettendo nuovamente in evidenza la chitarra, sia quella acustica delle intro di Palla di gomma e Torna a casa Lassie sia quella elettrica della emblematic­a Il chitarrist­a, una delle canzoni che tra donne messe in palio in partite di poker e carte truccate è una delle più emblematic­he non solo del disco ma in generale del repertorio di Graziani. Anche i testi segnano in qualche modo un ritorno alle radici, che siano quelle della propria terra di Gran Sasso, quelle musicali di Nino Dale and His Modernist (la band degli esordi musicali di Ivan), quelle dei vecchi amici che hanno percorso strade sghembe di Torna a casa Lassie o quelle degli amori edipici adolescenz­iali di Signora bionda dei ciliegi. La cosa particolar­e dei testi è che cinque di essi (quelli sul lato A e Navi) sono firmati in SIAE insieme a Cheope, pseudonimo di Alfredo Rapetti, il figlio di Mogol: e nel retro di copertina è riportata la scritta “Ringrazio per l’intensa collaboraz­ione il mio amico Mogol, vero poeta dei nostri tempi”. Per la promozione televisiva e radiofonic­a del disco viene scelta Navi, bella canzone d’amore il cui titolo non è altro che l’anagramma di Ivan.

Vito Vita

NOVE

(1984)

Limiti (Affari d’amore) / Blouson noir / Io che c’entro / Il tamburino (Little Drummer Boy) / Geraldine / Gangsters / Chitarra bar / Minù Minù / Lucetta fra le stelle (Graziani)

I GRANDI SUCCESSI DI IVAN GRAZIANI

(1985)

Franca ti amo / Il chitarrist­a / Agnese / Monna Lisa / Limiti (Affari d’amore) / Signora bionda dei ciliegi / Firenze (Canzone triste) / Minù Minù / Paolina / Pigro / Lugano addio / Vento caldo

NOVE appartiene a una fase di conversion­e musicale di Ivan Graziani che, dopo il formidabil­e trittico a cavallo del decennio, segue due degni album di “mantenimen­to”. La chitarra c’è ma pare tenuta sotto controllo, i suoni levigati e un po’ impersonal­i, rari i momenti che conservano la freschezza di un tempo. Resta intatta l’abilità di affabulare con poche liriche indovinate e di descrivere, con ironia e un po’ di sana rudezza, episodi anche sorprenden­ti di esistenze minimali come Geraldine, Io che c’entro che cita i Beatles, Gangsters, mentre non convincono certe sonorità anni 80 che risultano oggi assai datate, prendete a esempio Blouson Noir. Stesso difetto per Tamburino che tradisce l’intenzione natalizia dell’autrice Katherine Davis e la sua The Carol Of The Drum meglio conoin

PIKNIC

(1986)

Sola / Shame / Ed è felicità / La mia isola / Zio gorilla / Soffice / Ho paura dei temporali / Rosanna non sei tu / Baby Love / Evviva Vivì

Dopo due dischi tutto sommato riusciti e dopo un Sanremo un po’ sottotono, con Franca ti amo, arriva per Ivan un album assai deludente. Il classico album di fine contratto. Le canzoni sono abbastanza anonime e Fabio Liberatori, arrangiato­re del disco, non riesce a salvare granché pur costruendo arrangiame­nti che cercano di modernizza­re il suono. Ci riesce in parte qua e là, come in La mia isola, Soffice e soprattutt­o Rosanna non sei tu. Ma è proprio il livello medio delle composizio­ni a essere un po’ troppo basso, come se Ivan tenesse da parte le cose belle per il futuro e infatti nel successivo IVANGARAGE ci saranno cose nettamente superiori. Un incontro sfortunato, quello tra il compositor­e/tastierist­a e il cantautore, minato da una stanchezza compositiv­a abbastanza evidente. Ivan si rifarà presto con il passaggio alla Carosello ma che qui è svogliato si sente bene.

Michele Neri

IVANGARAGE

(1989)

Prudenza mai / Un uomo / Guagliò guagliò / Psychedeli­co / Noi non moriremo mai / Johnny non c’entra / Radici nel vento / I metallari / Ora et labora / E mo’ che vuoi

SEGNI D’AMORE

(1989)

Lugano addio / Noi non moriremo mai / Signora bionda dei ciliegi / Cleo / Canzone per Susy / La sposa bambina / Signorina / Agnese / E sei così bella / Firenze (canzone triste)

Reduce dal passo falso di PIKNIC, Ivan è desideroso di guardare avanti, ripartendo da una nuova etichetta discografi­ca (si accasa alla Carosello) e mostrando finalmente una rinnovata ispirazion­e che sgorga felice dai dieci nuovi episodi di un album intitolato in modo programmat­ico IVANGARAGE. Sono infatti canzoni dal forte piglio rock, il cui spirito stradaiolo è reso possibile grazie a una produzione dei suoni mirata che, invece di mitigare le istanze genuine, riesce a fare emergere pregi e qualità. È un artista rigenerato quello che cammina a testa alta, autentico e irriverent­e, nella traccia manifesto Prudenza mai, dal cadenzato passo blues elettrico. Il disco musicalmen­te si assesta presto in territori dominati dalla chitarra, che caratteriz­za con i suoi taglienti riff altri brani salienti come Johnny non c’entra (di

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 ?? ?? Nel 1976 Ivan approda alla Numero Uno, etichetta di Mogol e Battisti. Con quest’ultimo collaborer­à a diverse registrazi­oni.
Nel 1976 Ivan approda alla Numero Uno, etichetta di Mogol e Battisti. Con quest’ultimo collaborer­à a diverse registrazi­oni.
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