la­w­ren­ce fer­lin­ghet­ti

Pas­sio­ni, piaceri, pau­re: con­fes­sio­ne d’au­to­re li­be­ra­men­te ispi­ra­ta al que­stio­na­rio di Prou­st.

VOGUE (Italy) - - SOMMARIO -

Il trat­to prin­ci­pa­le del mio ca­rat­te­re.

So­no spen­sie­ra­to.

Lo sta­to del mio spi­ri­to. Fol­le.

Quel che ap­prez­zo di più nei miei ami­ci.

L’ami­ci­zia.

Quel che c’è di ma­le in me. Scac­co­mat­to.

Quel che de­te­sto più di tut­to. Scac­co­mat­to.

Un ta­len­to o una qua­li­tà fi­si­ca che vor­rei pos­se­de­re.

La ge­nia­li­tà.

Che co­sa cer­co di più in un ro­man­zo. L’il­lu­mi­na­zio­ne. Il luo­go do­ve so­no sta­to più fe­li­ce di la­vo­ra­re. Cer­ta­men­te Pa­ri­gi.

Il li­bro che ha avu­to il mag­gio­re im­pat­to sul­la mia vi­ta. “De­da­lus. Ri­trat­to dell’ar­ti­sta da gio­va­ne” di Ja­mes Joy­ce (in Ita­lia tra­dot­to da Ce­sa­re Pa­ve­se e pub­bli­ca­to nel­la Pic­co­la Bi­blio­te­ca Adel­phi, ndr).

I miei ar­ti­sti pre­fe­ri­ti. Me stes­so.

Il mio poe­ta pre­fe­ri­to. Dy­lan Tho­mas, as­so­lu­ta­men­te.

Il mio so­gno di fe­li­ci­tà.

Non la di­men­ti­che­rò mai... qual era il suo no­me? La co­sa più pre­zio­sa che pos­sie­do.

La me­mo­ria.

Il mo­do mi­glio­re di pas­sa­re il tem­po.

Am­maz­zan­do il tem­po.

Il mio mi­glior pre­gio. Gli oc­chi az­zur­ri.

Il mio mot­to nel­la vi­ta. Man­gia be­ne, ri­di spes­so, ama mol­to, e don’t fuck up!

Un per­so­nag­gio che met­te­rei sul­la co­per­ti­na di Vo­gue. Mam­ma mia! (è un’escla­ma­zio­ne!). •

La­w­ren­ce Fer­lin­ghet­ti, 99 an­ni, è una leg­gen­da del­la Beat Ge­ne­ra­tion e del­la con­tro­cul­tu­ra. Poe­ta, ro­man­zie­re, dram­ma­tur­go, li­bra­io, edi­to­re, pit­to­re, nel 1953 fon­da a San Fran­ci­sco la li­bre­ria e casa edi­tri­ce Ci­ty Lights.

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