Edi­to­ria­le non solo, di Ema­nue­le Farneti

VOGUE (Italy) - - SOMMARIO - Di EMA­NUE­LE FARNETI

Non è una sto­ria di ve­sti­ti. Per lo me­no: non solo, quel­la del­la pri­ma sfi­la­ta Ce­li­ne fir­ma­ta He­di Sli­ma­ne. È piut­to­sto uno di que­gli in­trec­ci di ac­ca­di­men­ti, opi­nio­ni, in­te­res­si che rac­con­ta­no qual­co­sa del mon­do in cui vi­via­mo, ren­den­do la mo­da un pun­to di os­ser­va­zio­ne non ba­na­le sul­la con­tem­po­ra­nei­tà. Ri­ca­pi­to­lia­mo. Una de­si­gner mol­to ama­ta (Phoe­be Phi­lo) la­scia il mar­chio; la so­sti­tui­sce una star del­la mo­da, He­di Sli­ma­ne, che po­chi gior­ni pri­ma del­la sfi­la­ta ri­la­scia un’intervista in cui met­te le co­se in chia­ro: io so­no io, di­ce, non pen­se­re­te che ades­so stra­vol­ga la mia sto­ria. In­fat­ti manda in pas­se­rel­la 96 look che nul­la han­no a che ve­de­re con lo sti­le Phi­lo, e mol­to con il la­vo­ro da lui stes­so fat­to in pas­sa­to. Se­guo­no feroci po­le­mi­che, an­co­ra ac­ce­se do­po set­ti­ma­ne, e con­sue­te sca­ri­che d’odio sui so­cial me­dia. Di­re­te: suc­ce­de. Cer­to, ep­pu­re ra­ra­men­te con que­sta ani­mo­si­tà. Era in­te­res­san­te pro­va­re a ca­pi­re per­ché, lo fa Mi­che­le Ma­sne­ri a pa­gi­na 232. Sin­te­tiz­zan­do, la questione toc­ca più pia­ni.

Uno, co­me ov­vio, è di bu­si­ness: lo scon­tro tra i due gi­gan­ti fran­ce­si del lus­so, Lv­mh per Ce­li­ne e Ke­ring per Saint Lau­rent, che le scel­te di sti­le di Sli­ma­ne met­to­no in di­ret­ta com­pe­ti­zio­ne. Uno, di­cia­mo co­sì, ideo­lo­gi­co: re­pli­ca­re se stes­si è coe­ren­za o ar­ro­gan­za, con­vin­zio­ne o as­sen­za di idee? Uno, in­fi­ne, po­li­ti­co, tra chi con­si­de­ra ses­si­ste le mi­ni­gon­ne di Sli­ma­ne, ac­cu­sa­to di rap­pre­sen­ta­re un mon­do che l’on­da di #MeToo ha re­so ob­so­le­to; e lo stes­so sti­li­sta che ve­de piut­to­sto ses­si­smo nell’ac­cu­sa­re lui, uo­mo, di aver pre­so il po­sto di una don­na, e vio­len­za nel vo­ler im­por­re un uni­co mo­do di ve­sti­re.

Non era­no solo ve­sti­ti quel­li che Fla­vio Luc­chi­ni met­te­va in pa­gi­na agli al­bo­ri di Vo­gue Ita­lia e de L’Uo­mo Vo­gue: era una cer­ta idea di Ma­de in Ita­ly (for­se per­si­no d’Ita­lia), gio­va­ne e pie­na d’ener­gia, pron­ta far­si stra­da nel mon­do anche gra­zie ai no­stri gior­na­li (l’intervista di Raffaele Pa­niz­za è a pa­gi­na 236). Non mol­ta di quel­la ener­gia è ri­ma­sta og­gi, sa­reb­be lun­go spie­ga­re per­ché e per col­pa di chi. Re­sta una do­man­da, che mi ha po­sto re­cen­te­men­te il top ma­na­ger fran­ce­se di un gran­de mar­chio ita­lia­no: ma se un Paese con­trol­las­se due ter­zi del­la pro­du­zio­ne mon­dia­le del greg­gio non fa­reb­be qual­co­sa per di­fen­de­re il suo pri­ma­to? E per­ché voi, che pro­du­ce­te i due ter­zi del lus­so mon­dia­le, non sie­te in gra­do di pro­teg­ger­vi? Non è solo una gon­na quel­la che in­dos­sa Be­be Vio (pa­gi­na 67). Non di ve­sti­ti, ma di ta­vo­le bian­che da riem­pi­re di so­gni, e di va­li­ca­bi­li li­mi­ti del­la fan­ta­sia è fat­ta la fo­to­gra­fia di Søl­ve Sund­sbø, cui Vo­gue Ita­lia de­di­ca una gran­de mo­stra a Milano (intervista di Alessia Gla­via­no a pa­gi­na 226). So­no solo piu­me, quel­le di cui scri­ve Lynn Yae­ger a pa­gi­na 50, ep­pu­re la lo­ro leg­ge­rez­za di­ce qual­co­sa di noi: del no­stro bi­so­gno, quan­do il cie­lo at­tor­no è gri­gio, di al­zar­ci in vo­lo e an­da­re. •

pho­to by tim wal­ker.

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