l’am­mu­ti­na­to,

VOGUE (Italy) - - CONTENT - di Ma­ria Gra­zia Me­da

Il pri­mo sa­pe­va di agru­mi ed esta­ti spa­gno­le. L’ul­ti­mo è un omag­gio alle donne che si ri­bel­la­no. In mez­zo, di pro­fu­mi, e vi­ta, e mol­to an­co­ra ne ha da rac­con­ta­re JOHN GAL­LIA­NO.

«Si chia­ma­va Ne­nu­co e sa­pe­va di agru­mi. In Spa­gna la por­ta­va­no tutti i bam­bi­ni». Il pri­mo ri­cor­do ol­fat­ti­vo di John Gal­lia­no è un’ac­qua di co­lo­nia per bé­bé. Chi l’avreb­be det­to: vi­sto il per­so­nag­gio era le­ci­to aspet­tar­si qual­co­sa di più sul­fu­reo. Ma in fon­do, no: Gal­lia­no è sem­pre sta­to un mix di con­trad­di­zio­ni, solo lui sa sca­va­re nel­le re­fe­ren­ze più ba­roc­che e fa­né del pas­sa­to e ti­rar­ne fuo­ri ge­sti di sfac­cia­ta con­tem­po­ra­nei­tà. Lo in­con­tria­mo a Pa­ri­gi, alla Mai­son Mar­gie­la; il suo studio è una stan­za puzz­le in cui per­der­si mil­le vol­te in ogni det­ta­glio: un ca­bi­net de cu­rio­si­tés, con tan­to di uc­cel­li im­pa­glia­ti. L’oc­ca­sio­ne è il lan­cio di Mu­ti­ny, fra­gran­za fu­tu­ri­sta co­strui­ta at­tor­no alla tu­be­ro­sa, vo­lu­ta e crea­ta da John con la col­la­bo­ra­zio­ne del na­so Do­mi­ni­que Ro­pion. Un even­to che celebra i primi quat­tro an­ni di Gal­lia­no co­me direttore crea­ti­vo del­la grif­fe.

La più bel­la sor­pre­sa quan­do è ar­ri­va­to alla Mai­son Mar­gie­la?

In­nan­zi­tut­to, l’emo­zio­ne pro­va­ta var­can­do la so­glia in compagnia del “Si­gnor Ros­so” (Ren­zo Ros­so, pre­si­den­te di OTB, hol­ding che con­trol­la la Mai­son Mar­gie­la, ndr), una do­me­ni­ca po­me­rig­gio: sen­ti­vo tut­ta l’ener­gia che cir­co­la­va, co­sì po­ten­te; e poi la pos­si­bi­li­tà di in­con­tra­re Mar­tin, ab­bia­mo pre­so il tè in­sie­me, par­la­to del­le tan­te pas­sio­ni e dei mol­ti ami­ci che ab­bia­mo in co­mu­ne. Sco­pri­re la cul­tu­ra e l’amo­re di Mar­gie­la sui te­mi più di­spa­ra­ti, la let­te­ra­tu­ra fran­ce­se del 700, la pit­tu­ra dell’800, que­sto nes­sun ar­ti­co­lo te lo rac­con­ta. Ec­co, l’ener­gia del­la Mai­son e il be­ne­sta­re di Mar­tin han­no ri­ge­ne­ra­to la mia crea­ti­vi­tà. Qua­li so­no i gran­di cam­bia­men­ti che ha vi­sto in que­sta sua lun­ga car­rie­ra?

È cam­bia­to so­prat­tut­to il mio mo­do di ve­de­re le co­se. E nel­la mo­da è in­te­res­san­te il gen­der­less. Gli abi­ti cir­co­la­no, so­no re­mi­xa­ti: un ca­po ma­schi­le pia­ce a una don­na e vi­ce­ver­sa. Po­chi gior­ni fa ero in bou­ti­que con un ami­co, lui ve­de una giac­ca da uo­mo ap­pe­sa in mez­zo ai ve­sti­ti fem­mi­ni­li e mi di­ce che la vuo­le. Gli ho fat­to no­ta­re che era la stes­sa che ave­va snob­ba­to po­co pri­ma nel re­par­to uo­mo. C’è un mo­do di mi­xa­re più flui­do, che ri­flet­te un de­si­de­rio di an­da­re oltre i ge­ne­ri.

Pensa che i so­cial ab­bia­no tol­to la par­te di mi­ste­ro del­la mo­da quan­do un abi­to, mesi pri­ma di ar­ri­va­re in bou­ti­que, ha già fat­to il gi­ro del mon­do su In­sta­gram? Con­ti­nuo ad amare l’idea di sco­pri­re di­ret­ta­men­te le co­se, ma quan­do sei bom­bar­da­to da co­sì tan­te im­ma­gi­ni, non ci pen­si, clic­chi li­ke, e pas­si ad altro. In un cer­to sen­so que­sto dà a noi de­si­gner un at­teg­gia­men­to più ri­las­sa­to nei con­fron­ti del­la mo­da, tutto di­ven­ta più leg­ge­ro: “Li­ke it or don’t. Next!”. In­fat­ti nel­le mie ul­ti­me col­le­zio­ni ho in­tro­dot­to la no­zio­ne “dress in ha­ste”, il gesto di ve­stir­si in fret­ta e mi­xa­re sen­za pen­sar­ci trop­po, crean­do dei look co­me de­gli hap­py ac­ci­den­ts. In fon­do la vi­ta è fat­ta di “in­ci­den­ti fe­li­ci” ed è bel­la co­sì, no? Qual è la sua pros­si­ma sfida in ter­mi­ni di mo­da? Bel­la do­man­da… Cer­ti gior­ni ho l’im­pres­sio­ne che la ve­ra sfida sia sem­pli­ce­men­te ar­ri­va­re alla fi­ne del­la gior­na­ta.

Quan­do si crea per co­sì tan­to tem­po co­me si fa a rin­no­var­si co­stan­te­men­te?

So­no estre­ma­men­te cu­rio­so. Poi, mi ren­do con­to che

la paura del­la pa­gi­na bian­ca non c’è più e va­do avan­ti, for­se è uno sta­to men­ta­le che ar­ri­va con l’età?! Ma non par­lia­mo di età, per fa­vo­re.

Par­lia­mo al­lo­ra di mil­len­nials. Che co­sa vo­glio­no, se­con­do lei?

I mil­len­nials? So­no pas­sa­ti, han­no già 28 an­ni! Ora è il mo­men­to del­la Z ge­ne­ra­tion: quel­li che han­no im­pa­ra­to a es­se­re i crea­to­ri del­la pro­pria im­ma­gi­ne e ri­fug­go­no l’ano­ni­ma­to. So­no co­stan­te­men­te iper­con­nes­si, han­no mi­glia­ia di con­tat­ti, ma in fon­do so­no so­li. L’amo­re non lo tro­vi in Re­te.

Il mes­sag­gio del­le sue col­le­zio­ni, e anche del­la cam­pa­gna del­la nuo­va fra­gran­za Mu­ti­ny, è un in­vi­to all’af­fer­ma­zio­ne di sé.

Sì, il più po­ten­te at­to di sfida è es­se­re se stes­si, ma non è fa­ci­le. Quan­do ri­pen­so alla mia gio­vi­nez­za, mi di­co che avrei vo­lu­to ave­re la for­za di es­se­re me stes­so, in­ve­ce di fin­ge­re di es­se­re un altro. È im­por­tan­tis­si­mo. E ve­do che que­sto co­rag­gio c’è nel vol­to del­le donne che fan­no da te­sti­mo­nial per Mu­ti­ny: so­no una gran­de ispi­ra­zio­ne, for­ti, an­ti­con­for­mi­ste e bel­le.

A que­sto pro­po­si­to, co­me de­fi­ni­reb­be la bel­lez­za del XXI se­co­lo?

La bel­lez­za è ovun­que, non si ri­du­ce a dei ca­no­ni. For­se in pas­sa­to ho avu­to paura di con­fron­tar­mi con qual­co­sa co­sì fuo­ri dal­le nor­me, ma è li­be­ra­to­rio riu­sci­re a su­pe­ra­re quest’osta­co­lo: og­gi ve­do le co­se con oc­chi di­ver­si. Ve­do la bel­lez­za del­la fra­gi­li­tà, del non fi­ni­to, di un det­ta­glio.

“Long Lead Mu­ti­ny”, il claim del­la fra­gran­za, è tutto un pro­gram­ma.

Ap­pun­to! Di­ce già tutto, no? Non avrei altro da ag­giun­ge­re. E poi è l’ora di ser­vi­re il tè. Lat­te e zuc­che­ro?

Gra­zie, sì. Di­ce­va­mo?

So­no ap­pas­sio­na­to di pro­fu­mi da sem­pre, e in que­sto pro­get­to ho mes­so ani­ma e cuore. Cer­to è di­ver­so dal crea­re una col­le­zio­ne di abi­ti, ma il mio coin­vol­gi­men­to è lo stes­so. Ci so­no vo­lu­ti quat­tro an­ni di la­vo­ro per­ché do­ve­va es­se­re giu­sto, ri­flet­te­re la mia vi­sio­ne di cos’è Mai­son Mar­gie­la og­gi.

Co­me è na­to il no­me?

È il sen­ti­men­to che ho pro­va­to quan­do ho vi­sto le im­ma­gi­ni del­la mar­cia del­le donne su Wa­shing­ton (mo­bi­li­ta­zio­ne contro l’am­mi­ni­stra­zio­ne Trump, or­ga­niz­za­ta su­bi­to do­po la sua ele­zio­ne nel 2017, ndr), c’era qual­co­sa di po­ten­te ed eroi­co in quel con­te­sto.

E le “am­mu­ti­na­te” – le te­sti­mo­nials – in­car­na­no que­sto spi­ri­to?

Cer­to. Ave­vo già la­vo­ra­to con al­cu­ne di lo­ro e le am­mi­ro mol­to. Mi ispi­ra­no per­ché so­no au­ten­ti­che. So­no i vol­ti che com­pon­go­no il nuovo mo­sai­co del­la fem­mi­ni­li­tà di og­gi: in­car­na­no la vi­ta e ci di­co­no che cia­scu­no è li­be­ro di af­fer­ma­re la pro­pria idea di sé. Nes­su­no può più im­por­re una ver­sio­ne nor­ma­liz­za­ta del­la fem­mi­ni­li­tà. E lo stes­so vale per gli uo­mi­ni.

È bello espri­me­re se stes­si, ma poi tutti vo­glio­no le stes­se snea­ker o la stes­sa it bag.

Ma quan­do ce l’hai sei più fe­li­ce? Non cre­do pro­prio. Co­sa espri­mia­mo sce­glien­do una cer­ta fra­gran­za? Noi stes­si nel mo­do più sin­ce­ro e per­so­na­le. Per me, met­te­re il pro­fu­mo è un ri­to, lo fac­cio per me, per­ché pia­ce a me. Poi, se pia­ce a qual­cun altro son fe­li­ce, ma non è co­sì im­por­tan­te. •

MU­TI­NY MAI­SON MAR­GIE­LA è il pri­mo pro­fu­mo crea­to sot­to la di­re­zio­ne ar­ti­sti­ca di John Gal­lia­no. «Per rea­liz­zar­lo ab­bia­mo usa­to la tec­ni­ca “dé­cor­ti­quer” (ter­mi­neco­nia­to da Mai­son Mar­gie­la per espri­me­re la de­co­stru­zio­ne di oggetti, ndr) per ri­dur­lo alla sua strut­tu­ra più es­sen­zia­le, e poi ri­co­struir­lo pen­san­do al fu­tu­ro», di­ce il de­si­gner.Cen­tra­le, la tu­be­ro­sa: «Per­ché ri­sve­glia i sen­si. Ed è un fio­re che evo­ca una for­ma in­con­scia di gla­mour».Nel bou­quet anche un ac­cor­do di cuo­io, zaf­fe­ra­no,oud e se­mi di va­ni­glia.

Mai­son Mar­gie­la ha iden­ti­fi­ca­to sei am­ba­scia­tri­ci che in­car­na­no i va­lo­ri del­la fra­gran­za, e la sfida di una nuo­va iden­ti­tà. Le 6 pro­ta­go­ni­ste so­no (da si­ni­stra): la cantante e at­tri­ce Wil­low Smi­th, le mo­del­le Ted­dy Quin­li­van, Mol­ly Bair e Han­ne Ga­by Odie­le, l’at­tri­ce Sa­sha La­ne e la cantante Prin­cess No­kia. La cam­pa­gna è di Craig McDean e i cor­to­me­trag­gi so­no fir­ma­ti Fa­bien Ba­ron.

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