OC­CHI PUN­TA­TI SUL FRI­GO

Wired (Italy) - - TEST -

Il fu­tu­ro del li­ve strea­ming sa­rà me­ra­vi­glio­sa­men­te no­io­so: mo­stre­rà una quan­ti­tà in­cal­co­la­bi­le di co­se (inutili) che in­te­res­se­ran­no un nu­me­ro in­fi­ni­to di per­so­ne nuo­ve. Co­se stra­ne, an­che. Fi­no a ie­ri, fa­re film è sta­ta un’at­ti­vi­tà co­sì co­sto­sa che la gen­te lo fa­ce­va so­lo per de­na­ro: tv, film, vi­deo istrut­ti­vi. Quan­do le vi­deo­ca­me­re di­gi­ta­li e You­Tu­be l’han­no re­sa eco­no­mi­ca, so­no ap­par­se im­ma­gi­ni che in pas­sa­to sa­reb­be­ro sem­bra­te uno spre­co o scioc­che: con­tro­cam­pi, vi­deo un­bo­xing, lun­ghe ri­pre­se di cuc­cio­li che dor­mo­no. Cer­to, il li­ve­strea­ming per­met­te­rà la na­sci­ta di spet­ta­co­li di suc­ces­so e di ce­le­bri­tà si­mi­li a quel­li del broa­d­ca­sting tra­di­zio­na­le. È già suc­ces­so. Twit­ch.tv, un si­to su cui puoi far­ti ve­de­re dal vi­vo men­tre gio­chi ai vi­deo­ga­me, ha un mi­lio­ne e mez­zo di uten­ti at­ti­vi, al­cu­ni dei qua­li han­no un pub­bli­co co­sì va­sto che at­ti­ra­no spon­sor e lo fan­no per sol­di. Pe­rò il re­stan­te 99% tra­smet­te per un pic­co­lo grup­po di per­so­ne. Que­sti grup­pet­ti non han­no un po­te­re eco­no­mi­co. Non so­no ce­le­bri­tà. So­no qual­co­sa di più im­por­tan­te: un mu­ta­men­to cul­tu­ra­le. Stan­no crean­do una nuo­va for­ma di so­cia­liz­za­zio­ne, usan­do Twit­ch per pas­sa­re il tem­po e chiac­chie­ra­re, da uno sta­to all’al­tro o ad­di­rit­tu­ra da un fu­so orario all’al­tro, con i vi­deo­gio­chi co­me col­lan­te. Non lo ave­va­no pre­vi­sto nem­me­no i crea­to­ri del soft­ware. Com­por­ta­men­ti in­so­li­ti si re­gi­stra­no an­che in pic­co­li grup­pi che usa­no Meer­kat. «Una don­na in­se­gna­va eser­ci­zi di gin­na­sti­ca, e li ha mo­di­fi­ca­ti via via che la gen­te le fa­ce­va do­man­de», di­ce il di­ret­to­re del­la co­mu­ni­tà Meer­kat, Ryan Coo­ley. «Le per­so­ne che as­si­sto­no al­lo spet­ta­co­lo con­tri­bui­sco­no a crear­lo». Il pro­gram­ma­to­re di Hou­ston Adam Wulf per due set­ti­ma­ne ha scrit­to il co­di­ce di un gio­co iPad in strea­ming. C’era­no so­lo 10 spet­ta­to­ri. Pe­rò Wulf di­ce che il sa­per­le lì ha mi­glio­ra­to il suo la­vo­ro. Par­la­va di un pro­ble­ma, tro­va­va una so­lu­zio­ne bril­lan­te e la pres­sio­ne lo ha re­so più in­ci­si­vo. «La gen­te mi guar­da­va e io vo­le­vo far­ce­la – so­no di­ven­ta­to più bra­vo nell’eli­mi­na­re e ri­dur­re fun­zio­ni», di­ce. Que­ste so­no pla­tee tal­men­te mi­nu­sco­le da ri­de­fi­ni­re il ter­mi­ne “nic­chia”. Non stia­mo par­lan­do di un qual­co­sa che in­te­res­sa un nu­me­ro ri­dot­to di per­so­ne, è un nu­me­ro in­cal­co­la­bi­le di co­se che in­te­res­sa­no un nu­me­ro in­fi­ni­to di per­so­ne, ba­na­li nell’ag­gre­ga­zio­ne ma in­di­vi­dual­men­te coin­vol­gen­ti. Non un so­lo fri­go­ri­fe­ro, tut­ti i fri­go­ri­fe­ri.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.