Idea

Wired (Italy) - - CONTENTS - Ma­rio Mo­ret­ti Po­le­ga­to Im­pren­di­to­re, pre­si­den­te e fon­da­to­re di Geox

so­st. ( sing. f.) – È la scin­til­la che na­sce da un’in­tui­zio­ne, ma­ga­ri sti­mo­la­ta dal­la ca­sua­li­tà o da una con­tin­gen­za. Un pun­to di par­ten­za fon­da­men­ta­le ma che, per cre­sce­re, ri­chie­de im­pe­gno, pro­get­tua­li­tà, fi­du­cia, in­tra­pren­den­za. So­lo se ben col­ti­va­ta, in­fat­ti, sa­rà in gra­do di ge­ne­ra­re nuo­vi pen­sie­ri.

«L’idea va­le più di una fab­bri­ca». È una fra­se che ri­pe­to spes­so. La mia fab­bri­ca è na­ta pro­prio gra­zie a un’idea: l’in­tui­zio­ne di bu­ca­re con un col­tel­li­no sviz­ze­ro le suo­le di gom­ma del­le scar­pe per rin­fre­sca­re i pie­di du­ran­te un viag­gio a Re­no, ne­gli Sta­ti Uni­ti. A te­sti­mo­nian­za del fat­to che le idee na­sco­no sì dall’in­tel­let­to e dal­la lo­gi­ca, dall’os­ser­va­zio­ne e dal­lo stu­dio. Ma che spes­so è una sem­pli­ce in­tui­zio­ne, una so­lu­zio­ne a un pro­ble­ma per­so­na­le a far scoc­ca­re la scin­til­la. Co­me, ap­pun­to, il cal­do nel de­ser­to del Ne­va­da. Da so­le, pe­rò, le idee non ba­sta­no. Oc­cor­re da­re lo­ro for­ma in un pro­get­to. E que­sto va­le per i pen­sie­ri di ie­ri, co­sì co­me per quel­li di do­ma­ni. Tor­na­to da quel viag­gio sul­la co­sta ove­st de­gli Usa, ho tra­sfor­ma­to la mia in­tui­zio­ne in una nuo­va tec­no­lo­gia per le suo­le in gom­ma, ren­den­do bre­vet­ta­bi­le l’idea avu­ta per un mo­ti­vo pra­ti­co e con­tin­gen­te. E poi c’è l’in­tra­pren­den­za: nes­su­na del­le azien­de cal­za­tu­rie­re al­le qua­li mi ero ri­vol­to per pro­por­re il mio bre­vet­to ha ac­col­to la mia so­lu­zio­ne. Fin­ché, al­la fi­ne, non ho de­ci­so di met­ter­mi in pro­prio e ho fon­da­to il mar­chio Geox. Un’azien­da che nel 2017 ha sfio­ra­to i 900 mi­lio­ni di ri­ca­vi, so­lo gra­zie a un’in­tui­zio­ne e a un col­tel­li­no sviz­ze­ro.

E non è tut­to. Per­ché l’idea che ri­sol­ve un pro­ble­ma, abi­li­tan­do lo svi­lup­po di nuo­vi pro­dot­ti, dà spa­zio a nuo­ve pos­si­bi­li­tà. Per sfrut­ta­re le qua­li, è ov­vio, ser­vo­no nuo­ve idee. Un mec­ca­ni­smo ben pre­sen­te in un’azien­da co­me la no­stra, che ne­gli an­ni ha vi­sto il te­ma del be­nes­se­re di­ve­ni­re sem­pre più cen­tra­le nel­la de­fi­ni­zio­ne dei gu­sti del pub­bli­co. Un cam­bia­men­to che ha re­so ne­ces­sa­rie in­tui­zio­ni che per­met­tes­se­ro di uni­re la tec­no­lo­gia al­la ba­se del pro­dot­to con il de­si­gn che ca­rat­te­riz­za il ma­de in Ita­ly e il com­fort che i clien­ti ri­chie­do­no per i pro­pri pie­di.

Il ri­sul­ta­to è uno sti­le che me­sco­la fun­zio­na­li­tà, bel­lez­za, qua­li­tà e sti­le. Una mi­sce­la re­sa pos­si­bi­le pro­prio da quell’idea che va­le più di una fab­bri­ca.

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