L’og­get­to

laRegione - Ticino 7 - - SOMMARIO - di Fa­bio Mar­ti­ni

I pri­mi da­di non ave­va­no una for­ma «per­fet­ta» per­chè ve­ni­va­no ottenuti dal co­sid­det­to astra­ga­lo, un os­so del tar­so che ne­gli un­gu­la­ti ha una strut­tu­ra­mol­to ap­pros­si­ma­ti­va­men­te te­trae­dri­ca. L’obiet­ti­vo, lo stes­so dei da­di che og­gi si lan­cia­no nei ca­si­nò: ot­te­ne­re del­le com­bi­na­zio­ni nu­me­ri- che ca­sua­li a cui af­fi­da­re for­tu­ne più o me­no gran­di. Gli an­ti­chi ro­ma­ni ne fe­ce­ro una ve­ra e pro­pria ma­nia, che por­tò a una se­rie di ini­zia­ti­ve le­gi­sla­ti­ve per li­mi­ta­re la pia­ga del gio­co; men­tre nel Me­dioe­vo sor­se­ro per­si­no del­le con­gre­ga­zio­ni di ap­pas­sio­na­ti dei da­di. Ogni cul­tu­ra – gli asia­ti­ci su tut­ti – ha pro­dot­to i suoi da­di par­ti­co­la­ri che non sem­pre han­no for­ma cu­bi­ca, che han­no la pro­prie­tà di am­plia­re l’in­ter­val­lo di nu­me­ri che pos­so­no ge­ne­ra­re e spes­so so­no uno de­gli stru­men­ti di ba­se dei gio­chi di ruo­lo. Il fa­sci­no di tut­to ciò? I da­di so­no pa­ra­dig­mi del­la ca­sua­li­tà, che è poi ciò che ci at­ten­de ogni gior­no quan­do ci al­zia­mo dal let­to. Che av­ven­tu­ra...

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