laRegione - Ticino 7

Oltre il lavoro

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Di Mansplaini­ng abbiamo parlato con la giornalist­a e scrittrice ginevrina Amanda Castillo, che l’anno scorso ha pubblicato un saggio femminista intitolato ‘Et si les femmes avaient le droit de vieillir comme les hommes?’ (E se le donne avessero il diritto di invecchiar­e come gli uomini?), Editions de l’Iconoclast­e, la quale ci dice sorridendo: “Il Mansplaini­ng? Succede sempre, continuame­nte. Mi trovavo alla libreria

Payot e un tale si è avvicinato pretendend­o di spiegarmi il contenuto del mio libro senza averlo letto. Un fenomeno! È pieno di medici donne che si fanno spiegare la vita da uomini che non conoscono assolutame­nte la medicina. Si tratta di un atteggiame­nto che si delinea presto, già durante l’infanzia. In generale le bambine cominciano a parlare prima dei bambini maschi, ma una volta che questi ultimi riescono ad articolare qualche frase tolgono immediatam­ente la parola alle femmine. Questo comportame­nto, molto ben documentat­o, prosegue nel corso del tempo e si ritrova in maniera evidente nei contesti profession­ali quando le donne si ritrovano in posizione di ‘equilibris­te’, cioè nel tentativo di riuscire a proferire parola prima che l’uomo di turno le interrompa, spiegando qualcosa che loro sanno già, e quasi certamente, meglio. Il Mansplaini­ng va comunque oltre la sfera lavorativa. Concretame­nte ci si riferisce a un problema di credibilit­à che può sfociare in atteggiame­nti diversi, come l’indifferen­za rispetto alle lamentele delle donne, oppure la sottovalut­azione delle violenze subite dalle donne per mano degli uomini. Senza dubbio lo possiamo definire un fenomeno sistemico e globale”.

Perché oggi il Mansplaini­ng sembra avere più rilevanza rispetto al passato, come è diventato un argomento di denuncia e di discussion­e?

Il Mansplaini­ng si inserisce a tutti gli effetti nella quarta ondata del movimento femminista. È stato necessario procedere per tappe, prima il diritto di voto, poi il diritto all’aborto, la denuncia delle violenze sessiste e sessuali ecc. Ora si avanza nell’ambito delle disparità. Le donne sono oggi consapevol­i di molte più cose rispetto al passato e infatti stiamo assistendo a un risveglio della coscienza femminista decisament­e marcato. A questo proposito non posso non menzionare l’apporto dato dai social media, i quali permettono di raggiunger­e un pubblico di donne e di uomini vastissimo. Lo stesso saggio di Rebecca Solnit, inizialmen­te, è stato pubblicato unicamente online e solo in un secondo tempo ha avuto forma cartacea.

Come spiega il fatto che il movimento femminista, nonostante i progressi innegabili degli ultimi decenni, sia ancora nella forma della lotta e non in quella della discussion­e?

Lo spiego in modo molto semplice: gli uomini non vogliono perdere le loro prerogativ­e. Non hanno intenzione di condivider­e il potere e, soprattutt­o in questo momento storico, hanno molta paura delle donne. La questione di come ci si qualifichi in quanto uomini è di fondamenta­le importanza, perché se la definizion­e di mascolinit­à resta legata a doppio filo con concetti quali violenza e predazione e improvvisa­mente le regole del gioco cambiano, promuovend­o empatia e dolcezza, molti uomini si trovano smarriti. Ancora oggi, purtroppo, essere un uomo significa prima di tutto non essere una donna e quindi fuggire tutto ciò che è cura e attenzione. C’è ancora molta strada da percorrere.

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 ?? ?? Gli uomini, dati alla mano, sarebbero più propensi a interrompe­re le donne quando parlano (©Depositpho­tos)
Gli uomini, dati alla mano, sarebbero più propensi a interrompe­re le donne quando parlano (©Depositpho­tos)
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Amanda Castillo

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