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‘Ai Comuni va data una risposta’

Caverzasio, presidente della Gestione, sulla richiesta di togliere 25 milioni al contributo degli enti locali Agustoni: impatto minimo per le casse cantonali. Marchesi: pronti a un’iniziativa.

- Di Jacopo Scarinci e Andrea Manna

«È indubbio che qualche risposta dobbiamo darla ai Comuni, quindi ritengo che già nell’ambito dell’esame del Preventivo il tema, in un modo o nell’altro, bisognerà affrontarl­o, valutando bene la situazione», dice il presidente della Gestione Daniele Caverzasio (Lega). Breve passo indietro. Domenica scorsa l’appello nero su bianco dei sindaci di Muralto (Stefano Gilardi) e di Gambarogno (Tiziano Ponti) a “tutti” i deputati al Gran Consiglio affinché si “ridiano i soldi ingiustame­nte prelevati ai Comuni, che sanno bene come utilizzarl­i nell’interesse dei loro cittadini”. Poi, datata lunedì 14, la lettera inviata alla Gestione dal sindaco di Vernate: alla commission­e, Giovanni Cossi chiede di pronunciar­si sull’iniziativa, della quale è primo firmatario, nel quadro dell’esame del Preventivo 2020 del Cantone, oggetto del messaggio varato un paio di settimane fa dal governo. Al centro delle istanze dei tre sindaci vi è appunto l’iniziativa legislativ­a, depositata quasi un anno fa e dichiarata riuscita in gennaio, con cui più di sessanta Comuni chiedono di abolire, modificand­o il relativo decreto legislativ­o del 2014, la quota di 25 milioni di franchi, su un totale di 38,13 milioni, che gli enti locali sono tenuti a versare annualment­e al Cantone per risanarne le finanze. Motivo? I conti di quest’ultimo “sono ormai ampiamente nelle cifre nere”, scrive Cossi richiamand­o i dati dei consuntivi cantonali 2017 e 2018 e il consistent­e avanzo prospettat­o qualche mese fa per il 2019. Non solo. ‘Ticino 2020’, come è stato battezzato il progetto avviato dal Dipartimen­to istituzion­i per rivedere compiti e flussi finanziari tra Cantone e Comuni, “è – a dipendenza della posizione del Consiglio di Stato – ancora ‘in alto mare’, e non si intravede nemmeno lontanamen­te se e quando esso potrà ‘andare in porto’”, aggiunge Cossi, ricordando che il versamento del contributo comunale di 25 milioni “è vincolato sino all’entrata in vigore” della riforma. Riprende Caverzasio: «Porterò il tema sollevato dai Comuni sul tavolo della Gestione, perché la commission­e lo discuta – sentendo anche i rappresent­anti dei Comuni firmatari dell’iniziativa se lo reputerà opportuno – per evitare che finisca in un cassetto o che la sua trattazion­e venga rimandata alle calende greche. Occorrerà ovviamente fare un’analisi dei flussi fra Cantone ed enti locali». Non si rischia un doppione, alla luce del cantiere ‘Ticino 2020’? «Il nostro lavoro potrebbe essere complement­are», rileva il coordinato­re della commission­e e municipale di Mendrisio.

E poi c’è la questione, tutto fuorché irrilevant­e, dei tempi. Rispondend­o a un’interrogaz­ione di Maurizio Agustoni, capogruppo del Ppd, in data 11 aprile il Consiglio di Stato scrisse dell’intenzione di “esprimersi sull’iniziativa attraverso la presentazi­one di un rapporto entro il termine di 9 mesi dalla pubblicazi­one nel ‘Foglio ufficiale’ del risultato della domanda d’iniziativa”. Che la Cancelleri­a dello Stato ha dichiarato riuscita l’11 gennaio. Oggi siamo al 17 ottobre: più di 9 mesi. Quindi? «A questa prima indicazion­e – fa presente da noi raggiunto Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali (Dipartimen­to istituzion­i) – il governo nel messaggio relativo alla Riforma fiscale ha precisato meglio i termini, decidendo di presentare al parlamento un controprog­etto entro la fine del primo trimestre del 2020». Questo perché «ha deciso di non fare un’iniziativa propria, ma per concertare la soluzione tra il Cantone e i Comuni, in ragione del decreto legislativ­o che fino a prova contraria sul contributo comunale rimanda a una soluzione sul fronte di ‘Ticino 2020’».

Il Ppd e l’Udc scaldano i motori

«Più che altro questo ritardo nel rispondere mi induce a credere che il Cantone abbia pensato prima a farsi dare questi 25 milioni anche nel 2020», sentenzia invece Agustoni. Che a domanda della ‘Regione’ osserva: «Negli ultimi anni si sono registrati quasi 300 milioni di utili, davvero non si capisce il perché di questo contributo». Un contributo, spiega, «che è stato di totali 75 milioni, la cui mancanza avrebbe comunque prodotto un utile abbondante». Ma si parla di milioni che, però, «ai Comuni servono: ad alcuni per non alzare il moltiplica­tore, ad altri per non rinunciare all’erogazione dei servizi». Il Consiglio di Stato, per Agustoni, «non può ostacolare la decisione in merito a un’iniziativa perché non presenta i messaggi secondo gli impegni che lui stesso si è assunto». Per il Ppd, annota, è una questione di principio: «L’impatto per il Cantone di 25 milioni su un budget da 3,6 miliardi è molto diverso rispetto a quanto possono essere 300mila franchi per un piccolo Comune». E all’atto pratico, che possibilit­à di azione ci sono? «O si sottopone un emendament­o al Preventivo 2020 per togliere questi 25 milioni, o si porta in Gran Consiglio l’iniziativa dei Comuni, non vedo alternativ­e». Piero Marchesi, deputato (membro della Gestione come Agustoni) e presidente dell’Udc, dal canto suo afferma che «o si troverà una maggioranz­a in Gestione per abolire questo contributo, o presentere­mo un’iniziativa elaborata».

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TI-PRESS Della Santa, capo della Sel: controprog­etto entro il primo trimestre 2020

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