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Remo il gentiluomo

In memoria di Pullica, bandiera del Lugano degli Anni 60 che vinse la Coppa Svizzera con i bianconeri nel 1968

- Di Sergio Ostinelli

L’avventura ticinese di Pullica era incomincia­ta a Locarno dove Remo, in arrivo da Carpi e già membro della rosa della nazionale olimpica italiana, era capitato, non si sa bene per quale motivo, agli inizi degli Anni 60. Forse perché, a quel tempo, c’era già un suo conterrane­o che giocava nell’Fc Locarno, il portiere Meschieri. Gli anni di Locarno furono belli, indimentic­abili, pieni di ricordi e di aneddoti curiosi.

Raccontava, Remo, che una volta erano andati a giocare con il Locarno, che allora militava in Prima Lega, in una località della campagna zurighese nei pressi di un aeroporto militare. Accadde così che, a un certo punto, i bianchi incassaron­o un gol perché un suo compagno di squadra, invece di marcare come avrebbe dovuto l’attaccante avversario, si era distratto a guardare gli aerei militari che decollavan­o dalla vicina pista. Il passaggio al Lugano fu la logica prosecuzio­ne della sua storia. Non si poteva non notare quel difensore centrale, alto, bravo di testa che, quando tornava in difesa dopo essersi spinto in avanti, muoveva le sue lunghe leve come fosse un trampolier­e.

L’intesa tra libero e stopper per quello che era noto come ‘il Lugano di Pullica e Coduri’

Con la maglia del Lugano Remo Pullica ha colto i successi più belli della sua lunga carriera di calciatore, a cominciare dalla vittoria nella finale di Coppa Svizzera del 1968 contro il Winterthur di Konietzka. Con Adriano Coduri, che era il libero – lui era lo stopper – aveva costituito un sodalizio difensivo che era entrato nel linguaggio dei tifosi e della stampa. Infatti si usava dire “il Lugano di Pullica e Coduri”, così come noi, da ragazzi, ripetevamo quasi come una filastrocc­a i nomi dei difensori della Nazionale svizzera degli Anni 50: Parlier, Neury, Bocquet.

‘Ogni tanto gli ricordavo la gigantogra­fia con Grahn nella sala stampa del vecchio Letzigrund’

Era un piacere sentirlo rievocare i vari momenti della sua carriera di calciatore. Non mancava mai di sottolinea­re, con orgoglio, come fosse riuscito, in occasione di un suo breve soggiorno a Londra, ad allenarsi con i giocatori dell’Arsenal. Una volta mi disse di avere scoperto, quasi per caso, che Kudi Müller, attaccante del Lucerna e della Nazionale dei suoi tempi, lo aveva indicato come lo stopper che gli aveva procurato in carriera i maggiori problemi. E io, ogni tanto, gli ricordavo che, entrando nella sala stampa del vecchio Hardturm di Zurigo, vedevo sempre sulla parete una gigantogra­fia che lo ritraeva mentre stava affrontand­o lo svedese del Grasshoppe­rs, Ove Grahn.

Ma c’era anche quel brutto ricordo che lo ha seguito, come un’ombra, per tutta la vita. Un passaggio arretrato troppo corto verso Prosperi, nella partita decisiva contro lo Zurigo a Cornaredo nella stagione 1967/68, gara decisiva per l’assegnazio­ne del titolo di campione svizzero. Sulla palla si era avventato Fritz Künzli, il centravant­i dello Zurigo scomparso pure lui poche settimane fa, che era andato a segnare il gol che avrebbe infranto i sogni di gloria del Lugano. Eppure Remo non si sottraeva mai al racconto di quel che era accaduto quel giorno. Il tempo aveva ormai rimarginat­o quella ferita e quell’episodio, sia pure doloroso, era entrato a far parte dei suoi ricordi.

Sedia vuota, alla memoria

Conclusa la carriera di calciatore Remo era entrato, molti anni prima di me, nel Panathlon Club Lugano. In quelle occasioni lo sentivamo ripercorre­re, come in un film, le tappe della sua lunga storia. Al prossimo convivio, in calendario fra pochi giorni, lasceremo simbolicam­ente una sedia vuota alla sua memoria anche se Remo Pullica, il gentiluomo, sarà sempre spiritualm­ente insieme a noi.

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FCLUGANO.COM Lo stopper bianconero (il quarto in piedi da sinistra) contribuì alla conquista della Coppa Svizzera nel 1968

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