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Le due torri: ‘Esistono già’

Giuseppe Curonici e l’aspetto sociale e civile del progetto di nuovo quartiere

- Di Cristina Ferrari

«Le due torri immaginate per il nuovo quartiere di Cornaredo? Esistono già». Parola di Giuseppe Curonici, narratore, critico d’arte e autore di poesia nonché già professore al Liceo 1 e direttore della Biblioteca cantonale di Lugano (dal 1986 al 1999). Forte di un’approfondi­ta e puntuale conoscenza della Città, sotto l’aspetto storico e sociale, Curonici ci ha voluto presentare il suo ‘punto di vista’ in merito al progetto del nuovo comparto di Cornaredo.

Professore, cosa intende dire quando afferma che ‘le due torri esistono già’?

Quelle che chiamano le ‘due torri’ sono nel centro storico di Lugano. Sono i palazzi e i locali amministra­tivi, commercial­i e abitativi rimasti vuoti o sottoutili­zzati, a breve distanza dal Municipio. Cosa vuol dire? Se si dovesse partire da zero, da un terreno deserto piatto e vuoto, si potrebbero prevedere palazzi amministra­tivi a nuovo in una posizione qualsiasi. Ma in realtà la città esiste, si è formata nel corso della storia urbanistic­a e civile. Costruire come se intorno non ci fosse altro è un atto che risulta vano anche solo a pensarci. L’irreale progetto per Cornaredo produrrebb­e un doppione totalmente superfluo e costosissi­mo: uno spreco, consumare 150 milioni di franchi (centocinqu­anta milioni!) per costruire edifici quando già esistono edifici vuoti idonei o facilmente adattabili.

Ci pare di capire che per lei il nuovo polo sportivo e amministra­tivo comunale non è solo un problema finanziari­o...

Il problema in effetti non è soltanto operativoe­conomico. Ci troviamo di fronte a un problema civile, civico, molto più profondo. Esiste il rischio di un errore territoria­le standard, soggiacent­e e ripetitivo, che consiste nell’esaminare il territorio a pezzi separati, con mentalità frammentar­ia, senza tener conto dell’insieme e delle necessità reciproche. Anche se non abbiamo voglia di pensarci, l’insieme esiste e non bisogna dimenticar­sene né sciuparlo né mancargli di rispetto. Un fatto particolar­mente attuale è quello dello spopolamen­to del centro della città. Ora, spostare uffici amministra­tivi dal centro verso la periferia certamente non aiuta a riportare la gente dalla periferia verso il centro. Vuol dire aggravare il processo dell’abbandono. Una pianificaz­ione puramente tecnico-efficienti­stica non è politica e non è civile.

Quali soluzioni vede in tutto questo?

In qualsiasi modo, la situazione di Cornaredo può essere studiata e capita soltanto tenendo conto del centro città come riferiment­o essenziale. La sua vita? La risposta che vogliamo dare per il centro è la premessa alla risposta che vorremo dare per la periferia, a Cornaredo o a qualsiasi altra zona. È indispensa­bile mettere esplicitam­ente in chiaro cosa vogliamo fare del centro città: abbandonar­lo a se stesso? Oppure rianimarlo e intensific­are la sua vita? I due quesiti, costruzion­e degli stabili a Cornaredo e rianimazio­ne e rilancio nel nucleo di Lugano, sono inseparabi­li anzi sono un argomento unico da risolvere insieme. Non mettiamo affatto in dubbio l’opportunit­à degli impianti sportivi, quelli sono fuori discussion­e. L’opera di impiantist­ica sportiva va benissimo, ma proprio non c’è alcuna necessità di agganciare ai suoi fianchi un apparato edilizio che ha destinazio­ne nettamente differente. Gli impianti sportivi e le sedi dell’amministra­zione sono due realtà, entrambe necessarie, però di genere diverso.

Cosa dunque suggerisce?

Un Piano regolatore non si esaurisce in una descrizion­e o in una normativa topografic­a territoria­le, ma investe le condizioni di vita della collettivi­tà. Il problema della sede o delle sedi deve essere studiato con cura e non abbandonat­o a una visione di puro tecnicismo. La consapevol­ezza delle funzioni esistenzia­li della città e del suo Piano regolatore deve essere non dico conservata ma rafforzata e promossa, e questa necessità è particolar­mente importante proprio nella nostra epoca, di fronte all’anonimato e alla perdita di identità delle persone e delle comunità. Spostare un grosso pezzo dell’attività del cuore del Comune, è un atto di tecnicismo anticivico. Esattament­e il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno oggi per legittima difesa della cittadinan­za. Per ragioni sia economiche, sia abitative, sia etiche e civiche, il progetto delle torri amministra­tive a Cornaredo non può essere approvato.

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RENDERING 150 milioni di franchi di investimen­to
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TI-PRESS Il professor Giuseppe Curonici

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