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Leader europei infuriati Orbán fa spallucce

Lettera di 17 Stati membri contro la legge anti-gay

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Bruxelles – Viktor Orbán è tra i primi a calcare il tappeto rosso dell’Europa building per entrare al vertice europeo, a Bruxelles. Cammina diritto verso il capannello dei media internazio­nali, si toglie la mascherina e come raramente lo si è visto fare a un vertice europeo, risponde a tutte le domande, in inglese. Sono battute secche, da mattatore.

Non gli importa se 17 leader – tra questi la cancellier­a Merkel, il premier Draghi e il presidente francese Macron – hanno appena finito di recapitare una letteraden­uncia in difesa dei diritti Lgbti ai vertici delle istituzion­i Ue. La seconda iniziativa degli Stati membri in una settimana. No, spiega, la questione non lo riguarda, perché quella ungherese «non è una legge contro gli omosessual­i. È in difesa dei genitori e dei bambini».

E poco gli importa se il suo Paese ora corre incontro a una procedura di infrazione, dopo la missiva fatta recapitare a Budapest direttamen­te dalla presidente Ursula von der Leyen. Vi si ravvisano «diverse violazioni delle direttive sui servizi dei media audio-visivi, dell’e-commerce» e soprattutt­o «della Carta dei diritti fondamenta­li». La scadenza per una risposta è fissata per fine giugno. Ma Orbán, isolato e bersaglio di tutte le furie, sa che Bruxelles ha le mani legate dalle sue stesse regole e nessuno alla fine potrà buttarlo veramente fuori.

E così il premier ungherese si fa scivolare addosso anche la condanna del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, cercando di convincere che è tutta una montatura. Sfidando mezzo mondo, annuncia che non ci sarà nessuna retromarci­a. «La legge è già in vigore».

Molti altri leader raccontano una storia nettamente diversa. I più duri sono i rappresent­anti del Benelux. Primo tra tutti, l’olandese Mark Rutte, che avverte: o l’Ungheria rispetta i valori dell’Ue o per lei «non c’è posto» nell’Unione. Anche il lussemburg­hese Xavier Bettel è furibondo. Lui – che nel 2015 si è unito in matrimonio con l’architetto Gauthier Destenay diventando il primo leader europeo a sposare un partner dello stesso sesso, e da sempre è in prima linea nella difesa dei diritti Lgbti – davanti alle tv parla della sua esperienza personale. «Accettare di essere gay è stata la cosa più difficile della mia vita – ammette –. Sentire che forse è perché ho guardato qualcosa in tv quando ero più giovane è inaccettab­ile. Mescolare pedofilia, pornografi­a e omosessual­ità è inaccettab­ile». Proprio Bettel è stato il promotore della lettera-denuncia dei 17 leader, firmata anche da Draghi, che in vista della giornata dell’orgoglio Lgbti, il 28 giugno, e alla luce delle minacce contro i diritti fondamenta­li «ed in particolar­e il principio di non discrimina­zione sulla base dell’orientamen­to sessuale, esprime l’attaccamen­to ai valori comuni fondamenta­li».

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KEYSTONE Nessuna retromarci­a

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