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‘Con l’erba di Wimbledon non è stato subito amore’

Susan Bandecchi: ‘Contenta di come ho giocato’

- Di Sabrina Melchionda

Il primo appuntamen­to con l’erba è andato così così. «Diciamo che non è stato amore a prima vista», ci dice ridendo Susan Bandecchi mentre, appena atterrata a Milano di rientro da Londra, sale su un taxi. A poche settimane dal debutto in uno Slam – il Roland Garros, dov’era arrivata a un passo dal tabellone principale –, la ticinese ha preso parte alle qualificaz­ioni per Wimbledon. Per la ventiduenn­e, il percorso che conduce ai leggendari campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club si è interrotto alla prima partita, persa in tre set contro la 27enne Anna Karolina Schmiedlov­a, attualment­e 122ª della classifica Wta ma già numero 26 al mondo. «Non sono stata fortunatis­sima con il sorteggio, però io non ho saputo sfruttare le occasioni. E contro giocatrici del genere, o sai cogliere le opportunit­à oppure sono loro ad approfitta­re di quelle date». Resta un po’ di rammarico, «perché avrei potuto vincere quella partita». Sul 3 pari nel terzo set, racconta, ha avuto due palle break. «Ho giocato con paura, in particolar­e la seconda occasione; non ho spinto, come invece stavo facendo fino a quel momento. Quel punto ha poi pesato sul resto del match e quando vedi che arrivi a tanto così, beh ovviamente un certo amaro in bocca c’è».

Visto com’era stato l’impatto con una superficie sulla quale non aveva mai giocato, Susan è però «contenta di come ho disputato l’incontro. In allenament­o non avevo delle buone sensazioni, ma prima della partita mi sono detta “giocatela” e così ho fatto». Una buona reazione, dopo giorni di avviciname­nto un po’ complicati. «A causa della pioggia ho alternato allenament­i indoor, non su erba, e outdoor; i campi esterni non erano quelli delle qualificaz­ioni, i terreni erano irregolari, i rimbalzi strani. Faticavo a muovermi e non è stato semplice adattarmi a quelle condizioni». Wimbledon, quello ‘vero’, lo ha visto solo di passaggio «e mi è venuto da piangere dall’emozione: il Center Court è pazzesco». L’accesso al tabellone principale si gioca infatti lontano dal leggendari­o complesso in Church Road. «Rispetto a Parigi, si sente molto meno l’atmosfera di uno Slam; mi sembrava di non essere davvero a un ‘major’». Eppure c’è stata ed è un’esperienza che le conferma «di non essere un pesce fuor d’acqua. Certo, mi manca ancora l’abitudine a questo genere di eventi e ad affrontare giocatrici più rodate. Ma è normale, sto arrivando ora a questo livello».

L’occasione per familiariz­zarsi con i tornei più prestigios­i dovrebbe presentars­i presto, con la prospettiv­a di disputare quasi certamente le qualificaz­ioni anche dell’Us Open a New York.

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A Londra con il coach Andrea Turco

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