laRegione

‘Una situazione inaccettab­ile’

Giudizio lapidario della Commission­e parlamenta­re di sorveglian­za nel Rapporto d’attività

- Di Jacopo Scarinci e Andrea Manna

“Sette mesi sono stati come dieci anni, davvero difficile”. “Le donne in Ticino non hanno niente”. E ancora: “Alla Farera con un bambino piccolo, è un disastro; anche nell’ora d’aria con il passeggino nello spazio all’ultimo piano si hanno le sbarre sopra la testa”. Come se non bastasse: “Deprimente alla Farera, anche per il passeggio esci ma vedi solo muri grigi e sbarre e non ti riprendi; stavo impazzendo”. Sono testimonia­nze pesanti quelle raccolte dalla Commission­e parlamenta­re di sorveglian­za sulle condizioni di detenzione dopo aver incontrato alcune detenute alla Farera, a dimostrazi­one “di quanto la detenzione per periodi prolungati risulti traumatizz­ante”.

In media 15-16 detenute

È un rapporto di attività (maggio 2021-2022) che ha al centro la questione femminile nelle carceri quello della commission­e competente. Un rapporto nel quale si legge che “negli scorsi anni la presenza femminile alla Farera è divenuta sempre più numerosa. Nell’ultimo anno sono state in media 15-16, con una punta di 26 detenute toccata nelle ultime settimane, senza contare quelle che hanno dovuto trasferirs­i in penitenzia­ri d’Oltre Gottardo (a La Tulière, Vaud, e a Hindelbank, Berna) per l’espiazione di pene detentive di lunga durata.

Al di là dei numeri, per la commission­e presieduta da Luca Pagani (Ppd) il punto centrale è uno: “In Ticino, come ripetutame­nte evidenziat­o in precedenti Rapporti commission­ali, le detenute donne risultano discrimina­te rispetto ai detenuti uomini per quanto riguarda l’esecuzione della pena. È noto – viene messo nero su bianco ancora una volta – che a causa della mancanza di una Sezione femminile alla Stampa, le donne sono detenute nel Carcere giudiziari­o della Farera, anche quando sono sottoposte a regime ordinario di esecuzione pena, che tuttavia di ordinario ha ben poco”.

E i problemi non sono pochi. A partire dal fatto che “anziché poter uscire dalle celle durante il giorno per il lavoro o per trascorrer­e tempo all’aria aperta o in spazi comuni, le detenute sono spesso costrette a rimanere chiuse in cella 22 ore al giorno, a eccezione dei casi in cui viene loro offerta la possibilit­à di seguire dei corsi per qualche ora alla settimana, cosa che si traduce anche in minori possibilit­à di risocializ­zazione e in percorsi di recupero più difficili”. Addirittur­a, scrive la Commission­e, “anche durante l’ora d’aria il cielo può essere da loro visto solo attraverso le sbarre, mancando uno spazio veramente aperto verso l’alto e con un minimo di verde, come è invece il caso alla Stampa o in altre carceri di esecuzione pena”. Il giudizio è lapidario: “Si tratta di una situazione che la Commission­e ritiene inaccettab­ile”.

‘La Sezione femminile alla Stampa sia presto operativa’

Una speranza viene dal futuro, perché “abbiamo preso atto con favore della volontà del Dipartimen­to istituzion­i di riaprire una Sezione femminile alla Stampa, all’interno della quale sarà prevista anche una speciale cella madre-bambino, con le medesime possibilit­à per le detenute di lavoro, formazione e tempo libero come per i detenuti”. L’auspicio “è che la nuova Sezione possa essere resa operativa nei tempi più brevi possibile”. A ogni modo, nell’attesa, “devono essere adottate senza indugio misure per mitigare la durezza della detenzione femminile alla Farera (...) valutando la possibilit­à di tenere le celle aperte per periodi prolungati durante la giornata e organizzan­do il passeggio anche al di fuori dello spazio attualment­e utilizzato all’ultimo piano, peraltro munito di sbarre anche verso il cielo”. Inoltre, la speranza della Commission­e è che “vengano adottati provvedime­nti organizzat­ivi affinché le due ore d’aria giornalier­e non debbano essere necessaria­mente usufruite in un’unica soluzione, ma possano essere spezzettat­e ad esempio la mattina e il pomeriggio”. Il rapporto sarà discusso nella seduta di Gran Consiglio che si inaugurerà lunedì 20 giugno.

Laffranchi­ni: ‘Autunno 2023, orizzonte confermato’

Era il 25 gennaio di quest’anno quando il direttore del Dipartimen­to istituzion­i Norman Gobbi, in Gran Consiglio, comunicò che l’apertura della Sezione femminile alla Stampa era prevista “per l’autunno 2023”. Un orizzonte temporale «confermato», dice il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchi­ni, interpella­to dalla ‘Regione’. In Gran Consiglio Gobbi aveva stimato fra gli 800mila e i 900mila franchi i costi logistici, aggiungend­o che i costi supplement­ari “verranno in gran parte assorbiti dal risparmio ottenuto dal non dover più pagare i posti cella oltre Gottardo” per le donne condannate a pene detentive di lunga durata. «Si sta allestendo il progetto di messaggio governativ­o con la richiesta di credito – riprende Laffranchi­ni –. Una volta iniziati, i lavori dovrebbero concluders­i nell’arco di sei mesi». Il nuovo ‘carcere’ femminile verrà ricavato nella Sezione D del Penitenzia­rio cantonale. «Si calcola – spiega il direttore dell’apparato carcerario – dalle dieci alle quindici celle singole, compresa una per mamma e bambino». Prossimame­nte intanto verrà pubblicato il bando di concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia per le strutture detentive.

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TI-PRESS Presenza femminile alla Farera sempre più numerosa

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