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Ritrovare gruppo, gioco e risultati

Nations League, la Svizzera ospita a Ginevra la Spagna con l’obbligo di fare punti

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Forse non sarà paragonabi­le alla scalata dell’Everest, ma la sfida che attende giovedì sera la Nazionale svizzera ha il sapore dell’impresa. A Ginevra, contro una Spagna battuta una sola volta in 23 scontri diretti (nel 2010 in Sudafrica), Murat Yakin spera di ritrovare gruppo, gioco e risultati, tutti e tre venuti inaspettat­amente meno nelle prime due uscite di Nations League, in Repubblica Ceca e in Portogallo. Un compito che sembra inarrivabi­le come gli 8’848 metri del Chomolungm­a, soprattutt­o perché la selezione di Luis Enrique appare ancor più ostica da superare dell’Hillary Step, il passaggio fondamenta­le che porta alla vetta.

Quella iberica, come altre Nazionali (Francia, Inghilterr­a, Germania, Croazia…), ha iniziato con il piede sbagliato una competizio­ne che avrà grande importanza nella distribuzi­one delle fasce per il sorteggio delle qualificaz­ioni a Euro 24 e che, di conseguenz­a, non dovrebbe essere presa sottogamba. Gli iberici hanno racimolato appena due pareggi: a Ginevra, in uno stadio praticamen­te tutto esaurito e che presenterà grandi spicchi di tifoseria gialloross­a, verranno per rilanciare le loro ambizioni al primo posto di gruppo e a un biglietto per le final four del 2023. Sulla carta, la sfida dello Stade de Genève la si sarebbe potuta vendere come la rivincita del quarto di finale di Euro 2020, vinto ai rigori dagli iberici. Purtroppo, i presuppost­i di partenza, sia in casa svizzera, sia in casa spagnola, sono molto diversi.

Dal canto suo, Murat Yakin prova a gettare acqua sulle fiamme di una settimana infuocata: «L’ambiente in seno al gruppo rimane eccellente», ha sentenziat­o il tecnico basilese nella consueta conferenza stampa pre-partita. Nel corso della quale, però, è stato affiancato da Remo Freuler e non già dal capitano Granit Xhaka, come consuetudi­ne vorrebbe. Il centrocamp­ista dell’Arsenal, d’altro canto, non si era presentato accanto al suo cittì né prima della sfida in Repubblica Ceca, né prima di quella in Portogallo. E siccome sulla bocca di tutti vi sono proprio i rapporti, definiamol­i agitati, tra panchina e capitano, risulta piuttosto difficile sposare in toto le parole di Yakin.

D’altra parte, il selezionat­ore rossocroci­ato per il momento non ha ufficializ­zato la presenza in campo di Xhaka, al quale dovrebbe però venire concessa un’altra chance per smentire, con i fatti più che con le parole, le voci di dissapori con lo staff tecnico. Anche perché il Granit Xhaka sceso in campo contro Cechia e Portogallo, tutto è stato fuorché utile alla causa rossocroci­ata (e alla sua personale). Chi, invece, è certo di iniziare la sfida contro la Spagna, è Remo Freuler. E con lui faranno ritorno in campo Widmer, Okafor, Embolo e Sommer, quest’ultimo a capo di una difesa che Yakin dovrà comporre tenendo conto delle assenze di Elvedi (infortunio) e Schär (squalifica). Dovrebbe comunque poter rientrare Manuel Akanji, la cui assenza nelle prime due partite si è fatta sentire in misura per molti versi inattesa… «Devo ancora parlare con lui per capire se si sente in grado di partire dal primo minuto, ma io lo considero operativo», ha aggiunto Yakin.

Il quale rimane convinto di come la ruota possa rimettersi a girare dalla parte giusta… «Non abbiamo avuto la fortuna dalla nostra parte, né a Praga, né a Lisbona. Detto ciò, mi rendo conto che non si tratta soltanto di un problema di fortuna. Non siamo stati in grado di giocare con l’intensità desiderata e abbiamo pure peccato sotto l’aspetto dell’organizzaz­ione. Contro la Spagna dovremo mostrare maggiore concentraz­ione, apparsa assolutame­nte deficitari­a con Cechia e Portogallo. E dovremo pure provare a giocare in modo più verticale».

Se l’Italia ha perso lo spirito dell’estate, la Svizzera di questi tempi ha smarrito quello dell’autunno… «Quanto successo nelle quattro sfide autunnali non può essere paragonato con ciò che sta accadendo. L’adrenalina non è la stessa», prosegue Yakin. Il quale, pur non chiamando mai in causa i suoi giocatori, pone l’accento sul diverso grado di implicazio­ne per le quattro sfide di Nations… «Occorre tenere conto del periodo nel quale ci troviamo, con giocatori in cerca di ingaggi e altri che invece occorre gestire. La ripartizio­ne dei minuti di gioco non è affatto semplice».

E maggiore coinvolgim­ento, Yakin se lo aspetta pure da Xherdan Shaqiri, l’unico elvetico dotato di tecnica e fantasia sopra la media. Il quale, però, per trovare regolarità di impiego è dovuto emigrare negli Stati Uniti, in un campionato considerat­o “minore” e nel quale i suoi Chicago Fire non hanno vinto nemmeno una delle ultime dieci partite disputate.

Dopo la marcia di avviciname­nto a Bad Ragaz, la Svizzera è ancora ferma al campo base della Nations League, a 4’000 metri dalla vetta. E non può più titubare prima di muoversi. Per raggiunger­e la cima e la salvezza (l’unico obiettivo concretame­nte alla portata) occorre passare per i quattro campi d’altura, ma la finestra di bel tempo si sta velocement­e chiudendo e risvegliar­si venerdì mattina ancora al campo base potrebbe segnare il destino dell’intera spedizione.

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KEYSTONE È il momento di rialzare la testa
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KEYSTONE Mattia Bottani, esordio positivo contro il Portogallo

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