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‘Il Pse? Trasformat­o in appalto totale’

Esclusi dal Polo sportivo e degli eventi gli architetti progettist­i Giraudi Radczuweit. L’avvocato: ‘Mancherà il controllo’. Vie legali? ‘Certamente’.

- di Dino Stevanovic

«Il Pse ora è un appalto totale. E questo è illegale». Promette di trascinars­i a lungo nelle aule giuridiche, oltre che in ambito politico, la querelle che oppone da un lato lo Studio Giraudi Radczuweit Architetti Sagl di Lugano e dall’altro la Città e Hrs Real Estate Sa, la società che ha ricevuto mandato di costruire il Polo sportivo e degli eventi (Pse). Arrivata come un fulmine a ciel sereno, dopo il recente rilascio delle quattro licenze edilizie necessarie per dar avvio al cantiere, la notizia della fine della collaboraz­ione fra gli architetti progettist­i che dal 2012 si occupano del progetto e il gigante dell’edilizia.

‘Il Municipio si è piegato ai diktat di Hrs’ «Sì, i progettist­i sono stati liquidati: è stato utilizzato il pretesto che sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia, ma ancora fino all’inizio di quest’anno veniva chiesto ai miei clienti di sottoscriv­ere dei contratti». A spiegarci il punto degli architetti è il loro legale, l’avvocato Paolo Tamagni. Che ricorda: «In principio siamo stati noi a chiedere una riunione con Municipio e Hrs. Anche chiusa la fase della domanda di costruzion­e, Hrs ha continuato a far lavorare i miei clienti in vista dell’avvio delle fasi successive. Negli ultimi mesi tuttavia Hrs ha cominciato a presentare delle richieste incongrue. Questo ha alzato la tensione. Quindi abbiamo chiesto un incontro al Municipio per comprender­e meglio la situazione». Il 3 maggio, durante il colloquio fissato dal Municipio, la sorpresa: «Ci è stata comunicata la disdetta del rapporto di lavoro. Ma neanche dal Municipio, con il quale i progettist­i hanno un contratto frutto del concorso del 2012, ma da Hrs: un’entità privata esterna. E solo oralmente, di scritto non abbiamo ricevuto nulla. Il Municipio si è piegato ai diktat di Hrs, che quale società di diritto privato ovviamente è tenuta a rappresent­are solo gli interessi dei propri azionisti, non quelli della collettivi­tà».

‘Faremo valere le nostre prerogativ­e’

Pochi giorni fa Tamagni ha dunque scritto una raccomanda­ta all’esecutivo, chiedendo sostanzial­mente una presa di posizione formale. E qualora questa confermass­e quanto detto a inizio maggio? Sareste pronti ad agire per vie legali? «Certamente. Ci sono diversi aspetti sui quali far leva, a cominciare da quelli contrattua­li: il contratto con la Città, che per noi è ancora in essere, prevedeva che i progettist­i continuass­ero a essere coinvolti nel progetto, soprattutt­o per quegli edifici con contenuti pubblici, fino alla fine dei lavori. Sono progettist­i ai quali la Città si appoggia da dieci anni e Hrs dalla sua entrata in gioco, da ultimo anche durante la campagna per il referendum dello scorso anno. Ci sono determinat­e prerogativ­e per i miei clienti, che faremo valere, visto anche che in gioco ci sono aspetti prettament­e di interesse pubblico che i progettist­i di Lugano pongono da sempre quale priorità, anche prima del Pse, nel nostro territorio».

‘Ponevano esigenze di qualità e di durevolezz­a’

«C’è la questione del controllo delle disposizio­ni di qualità e del rispetto delle regole sulle commesse pubbliche e delle procedure» precisa il legale. «L’autorità pubblica si è svestita delle proprie prerogativ­e istituzion­ali affidandos­i in toto a un privato, Hrs. Viene a mancare un controllo. E gli unici che potevano garantirlo erano i progettist­i Giraudi e Radczuweit, perché hanno le conoscenze, le capacità, l’esperienza, in quanto conoscono ogni aspetto di questo progetto essendo i soli coinvolti con continuità sin dall’inizio». Perché la decisione di allontanar­li? «Disturbava­no, perché ponevano esigenze di qualità e di durevolezz­a. Ora c’è il rischio di un’obsolescen­za programmat­a. E ricordiamo­ci che quando bisognerà mettere mano a lavori di manutenzio­ne, sarà di competenza dell’ente pubblico».

‘Prossime fasi molto sensibili’

Tamagni fa in particolar­e riferiment­o a una norma della Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (Sia), la cosiddetta Sia 112: una norma di diritto privato, che tuttavia diventa vincolante se citata nel patto, secondo l’avvocato. «Questa norma è citata nel contratto di partenaria­to pubblico privato: prevede che siano i progettist­i a occuparsi di determinat­e prestazion­i, come garanzia di qualità e di controllo. Ricordiamo­ci che le prossime sono fasi molto sensibili, si preparano i piani d’appalto e i piani esecutivi. Si parlerà nel dettaglio dei costi. Tuttavia, ora ad Hrs sono state trasferite anche le prestazion­i di progettazi­one». E secondo l’avvocato, c’è un terzo grosso problema: «Il concorso che originaria­mente era un ordinario concorso di progettazi­one è stato trasformat­o in un appalto totale, che all’epoca non era legalmente consentito dalla Legge sulle commesse pubbliche. Ora (dal 1° gennaio 2021, ndr) lo è, ma solo in forza di una disposizio­ne del Regolament­o d’applicazio­ne. Una cosa del genere non è fattibile, nemmeno retroattiv­amente». Hrs è una società molto attiva a livello nazionale, con comprovata esperienza proprio nell’ambito dei grandi progetti. Il legale cita esempi di altre città: «A Zurigo, a Losanna e a Lucerna, non è stata seguita questa procedura: gli architetti progettist­i sono rimasti coinvolti anche nelle fasi successive alle licenze edilizie». E come mai a Lugano no? «Forse in Ticino c’è minor disponibil­ità da parte delle istituzion­i, cosa che in questo caso ha permesso a un privato forte di imporsi, ovviamente, per il proprio interesse, trovando il Municipio pronto ad accettare questa sorta di delega totale».

Aspetti molto rilevanti dunque e di chiaro interesse pubblico. Per una replica – oltre che Hrs, che non ha ancora risposto – abbiamo contattato i municipali più direttamen­te coinvolti: la capodicast­ero Immobili Cristina Zanini Barzaghi, il capodicast­ero Cultura, sport ed eventi Roberto Badaracco e il sindaco nonché capodicast­ero Finanze Michele Foletti. Quest’ultimo ci ha tuttavia fatto sapere che il Municipio non si esprimerà sulla vicenda, in quanto c’è un atto parlamenta­re pendente, rimandando alla seduta di Consiglio comunale del 4 luglio. L’atto pendente è un’interpella­nza, inoltrata ieri dal consiglier­e comunale Aurelio Sargenti (Ps), che interroga il Municipio sostanzial­mente sulle stesse preoccupaz­ioni sollevate da Tamagni. Partendo da preventivo definitivo delle opere per i lavori di progettazi­one, Sargenti domanda: a chi sono stati assegnati i mandati per diverse prestazion­i (dall’elettrotec­nico allo specialist­a del fuoco, per citarne un paio)? La Città è a conoscenza di come si stanno sviluppand­o queste contrattaz­ioni? È importante per la Città che i progettist­i mantengano una continuità operativa, anche ai fini del controllo di qualità? Verrà dato mandato a un esperto esterno per il supporto al committent­e nelle successive fasi di progettazi­one, appalti e direzione dei lavori per la verifica del programma fissato e il rispetto del livello di qualità?

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TI-PRESS Le prossime fasi sono decisive

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