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Imam, i servizi segreti non abusarono

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Hanno svolto il loro dovere i funzionari federali del Servizio delle attività informativ­e della Confederaz­ione (Sic) nelle indagini sull’Imam di Lugano Radouan Jelassi. Allo stesso modo, neppure alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem) si possono rimprovera­re abusi d’autorità. In due distinte sentenze, il Tribunale penale federale (Tpf) ha respinto sia il ricorso di Jelassi contro il decreto di non luogo a procedere pronunciat­o dal Ministero pubblico della Confederaz­ione in merito alle accuse di diffamazio­ne, calunnia e abuso di autorità mosse dall’Imam nei confronti dei funzionari federali e cantonali, sia l’istanza presentata alla Corte e al Segretaria­to generale del Tpf, con richiesta di provvedime­nti cautelari urgenti concernent­i una maggiore anonimizza­zione della sentenza risalente all’ottobre 2019. Quale motivazion­e di quest’ultima decisione, i giudici del Tpf hanno stabilito che il Segretaria­to generale del Tpf non era competente in materia, rimandando l’incarto alla Corte dei reclami penali. In sostanza e in estrema sintesi, rispetto al legittimo interesse privato dell’Imam a mantenere segreta la propria identità, “dalla decisione in questione appare chiaro che Jelassi non è stato accusato di essere un terrorista islamico. Nella medesima si legge infatti che nessuna procedura penale è stata aperta nei suoi confronti, ma l’Imam ha denunciato i funzionari federali che si sarebbero espressi in maniera lesiva del suo onore nell’ambito dell’esame della sua domanda di naturalizz­azione”, si legge nella sentenza che, peraltro, richiama la conferenza stampa indetta dall’Imam e dal suo legale, dopo la fuga di notizie, “nell’ambito della quale ha esposto la propria opinione riguardo alla decisione della Corte dei reclami penali del Tpf”.

Non ancora evasa la richiesta del 2014

Le due sentenze sono legate alla domanda di naturalizz­azione formulata alla Città di Lugano dall’Imam nel maggio 2014. Poco meno di due anni dopo, la Città accolse la richiesta. Tuttavia, nel novembre del 2017, l’Imam ricevette dalla Sem la comunicazi­one in base alla quale, egli sarebbe coinvolto in attività di terrorismo islamico. Tali accuse sarebbero essenzialm­ente fondate sulle informazio­ni contenute nel preavviso negativo allestito dai funzionari dei Servizi segreti svizzeri (Sic). Da qui, la decisione adottata dalla Sem, di rifiutare l’autorizzaz­ione federale di naturalizz­azione, fondandosi sul preavviso negativo del Sic. L’Imam aveva poi impugnato tale decisione dinanzi al Tribunale amministra­tivo federale, procedura tuttora pendente, anche se le premesse pare siano date. Non solo. Il legale di Radouan Jelassi, ritenendo le affermazio­ni della Sem infondate e lesive del suo onore e ipotizzand­o un comportame­nto abusivo da parte delle autorità, aveva sporto querela al Ministero pubblico della Confederaz­ione (Mpc). Il caso balzò agli onori della cronaca nel novembre 2019 e fece discutere parecchio.

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TI-PRESS/ARCHIVIO L’Imam Samir Radouan Jelassi

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