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Consuntivo ’21 e futuro, battaglia tra i partiti. E Vitta li bacchetta

Oggi il voto che darà via libera al disavanzo di -58,2 milioni. Divergenze sulla fragilità delle finanze. Il Ps si sfila dalla riforma fiscale: ‘È solo per i ricchi’.

- di Jacopo Scarinci

Tutto secondo copione. Nel dibattito che in Gran Consiglio ha visto al centro il Consuntivo 2021 – il voto finale arriverà oggi alla fine delle analisi dei singoli dipartimen­ti – è partita una sorta di tutti contro tutti sul come rimediare alla situazione critica delle casse cantonali, e non è sicurament­e un buon viatico nel cammino che dovrà portare al vero banco di prova per la politica e i conti cantonali, il Preventivo 2023. A conclusion­e del dibattito, è il direttore del Dipartimen­to finanze ed economia Christian Vitta a trarre un primo bilancio: «In un Paese basato sul dialogo e la responsabi­lità, se non si fa squadra si rischia che salti tutto il sistema».

Dadò (Ppd): ‘Per il Preventivo 2023 maggioranz­a, ora, tutt’altro che scontata’

Con ordine. Quello esaminato ieri dal parlamento è un «rapporto commission­ale neutro», ammette il relatore della Gestione Fiorenzo Dadò (Ppd). I conti chiudono con un disavanzo di 58,2 milioni, «cifre nettamente migliori rispetto al Preventivo che era fissato a -230,7 milioni».

«Il messaggio comunque – ricorda Dadò – è stato preparato in un momento difficile, di recrudesce­nza della pandemia, quindi non era semplice fare previsioni». Ma la discussion­e tout court sul Consuntivo finisce qui. Perché è lo stesso presidente della Gestione (e del Ppd) a parlare sia di passato, sia di futuro. Di passato perché «resta evidente una certa fragilità delle finanze cantonali, tempo fa si sarebbero dovute fare scelte diverse anche riguardo al personale». Di futuro, perché «l’esito del referendum sul ‘Decreto Morisoli’ non deve essere interpreta­to a geometria variabile e usato contro progetti come l’abbassamen­to delle imposte di circolazio­ne».

Ma anche perché, e sarà storia (tesa) dei prossimi mesi, «per ora non c’è una scontata maggioranz­a al Preventivo 2023, e le avvisaglie delle ultime settimane se non mesi fanno trasparire un certo nervosismo: non un buon viatico, serve responsabi­lità da parte di tutti i gruppi parlamenta­ri senza appiattire il legittimo confronto».

Gianella (Plr): ‘Serve riflession­e vera’

Partendo da «cifre che sono sotto gli occhi di tutti», la capogruppo del Plr Alessandra Gianella avverte sul «generale aumento dei prezzi che pesa e peserà sulle tasche dei cittadini e sulle casse pubbliche, con previsioni al ribasso e il dover gestire l’inflazione».

E in risposta a Dadò arriva la staffilata, antipasto della vera discussion­e che andrà in scena nei prossimi giorni: «Serve una riflession­e generale a medio lungo termine sulla situazione di fragilità delle finanze: siamo tutti d’accordo a ridurre le imposte di circolazio­ne, ma per noi va fatto in modo equilibrat­o e sostenibil­e. Troppo facile credere di avere risorse illimitate se, poi, si continua ad approvare proposte che faranno mancare molti soldi».

Bignasca (Lega): ‘Si contenga la spesa’

Secco e dritto al punto il capogruppo della Lega Boris Bignasca. «Parlate di fragilità delle finanze cantonali? Non sono fragili, le entrate aumentano di 100 milioni di franchi l’anno». La fragilità, semmai, «è del governo e della politica che faticano a contenere la spesa, serve evitare nuovi compiti a volte inutili». Le necessità dell’economia «richiedono risposte immediate» rileva Bignasca, e riguardo al caro benzina «bene che il governo cantonale abbia scritto a Berna, anche i Giovani leghisti si sono mossi con una petizione perché è un’emergenza che pesa sul potere d’acquisto dei cittadini». E sulle imposte non arretra: «Più sono alte, più scoraggian­o nuovi contribuen­ti, fanno fuggire gli attuali e gravano su tutti».

Agustoni (Ppd): ‘Sangue freddo importante’

Il capogruppo del Ppd Maurizio Agustoni passa lecitament­e alla cassa, dopo tutti gli appelli rivolti dal suo partito nella fase pandemica: «Consiglio di Stato e Gran Consiglio hanno fatto bene a mantenere il sangue freddo senza fare manovre di risanament­o dettate dal panico, il riequilibr­io in base al deficit preventiva­to sarebbe stato a base di misure che avrebbero peggiorato la qualità di vita di molte persone», sottolinea. Ricordando che «il deficit del 2021 si avvicina a quello stimato nel Piano finanziari­o del 2019, prima della pandemia, che lo attestava a 45 milioni». Per Agustoni, ora, «la popolazion­e deve essere lasciata tranquilla per trovare serenità e concentrar­si sulla quotidiani­tà senza il pericolo di pagare più tasse, imposte o tributi». E mette le mani avanti: «No a qualsivogl­ia riforma fiscale che comporti l’aumento del moltiplica­tore, no ad aggravi per chi già fa fatica».

Durisch (Ps): ‘Basta sgravi ai benestanti’

Il capogruppo socialista Ivo Durisch raccoglie l’alzata e schiaccia: «Non ci sono più le premesse per una riforma fiscale che prevede l’abbassamen­to delle aliquote per le persone benestanti, bisognereb­be fare un esame di realtà: per fare sgravi alle aziende, inevitabil­mente si taglierà sul sociale». Il Ps «continuerà a ripetere che le scelte politiche di questo parlamento sugli sgravi fiscali hanno contribuit­o e contribuir­anno a creare disuguagli­anze, non crediamo nel darwinismo sociale ma in uno Stato sociale garante dei diritti di tutti i cittadini». Vedendo e snocciolan­do le dirette conseguenz­e di «certe decisioni». Nel senso che, riprende Durisch, «la situazione era già compromess­a prima della pandemia. Il rapporto tra imposte delle persone giuridiche e persone fisiche è di uno a tre, con questo Preconsunt­ivo si arriva a un rapporto di uno a cinque: non viene in mente a nessuno che forse si è sbagliato qualcosa?». A ogni modo, dal Ps c’è il via libera ai conti del 2021.

Morisoli (Udc): ‘Un quadrienni­o perso’

Al contrario dell’Udc, che con il suo capogruppo Sergio Morisoli va all’attacco: «Possiamo dire che è un quadrienni­o sprecato, non sono state gettate le basi necessarie per invertire le tendenze negative». Il problema numero uno, per Morisoli, «è che non creiamo né manteniamo nuovi redditi. Bisogna salvare il potere d’acquisto, riducendo le imposte di circolazio­ne, abolendo quella di collegamen­to e neutralizz­ando fiscalment­e le nuove stime. Bloccando ogni rialzo d’imposte e tasse». In più, «serve smettere di disincenti­vare e tartassare chi fa utili e vuole cavarsela da solo, senza uno Stato estensivo ma grazie a uno Stato intensivo».

Bocciature da Verdi, Mps, Più donne e Pc

Bocciatura anche dai Verdi, che con Marco Noi annunciano: «Non abbiamo avvertito alcun cambiament­o della politica sui temi della sostenibil­ità e della resilienza, non solo ambientale. Si intravedon­o segnali, ma per ora insufficie­nti». Pollice verso pure dall’Mps: per Simona Arigoni «non possiamo sostenere questo orientamen­to di politica fiscale». Ai contrari si aggiungono Tamara Merlo (Più donne) – «la disparità di genere fa ancora fatica a farsi considerar­e come emergenza nonostante i dati scientific­i» – e

Massimilia­no Ay (Pc): «Prima si fa allarmismo, poi si buttano soldi, poi si fa votare un decreto che prepara una politica di tagli... Diciamo no a questa politica irresponsa­bile».

Vitta: ‘Tanti i fattori d’incertezza’

Per il direttore del Dfe Vitta «è importante» concentrar­si sul tema della fragilità economica. Che c’è, «ed è un concetto che ha più facce della medaglia». La prima, spiega Vitta, «è che un motivo per cui parliamo di un leggero migliorame­nto è l’aumento degli utili della Banca nazionale svizzera, oltre 80 milioni in più rispetto al previsto».

Ebbene, «la situazione d’incertezza a livello mondiale porta a generare perdite di svariate decine di miliardi. Se questa situazione si protraesse, le riserve si esaurirebb­ero presto e per i cantoni la traduzione è molti meno introiti». Perciò «richiamo a fare attenzione a non pianificar­e l’azione politica su una distribuzi­one degli utili ai livelli massimi: tanto questi soldi ora ci sono, tanto rapidament­e possono esaurirsi». Un altro elemento preoccupan­te è «la spirale inflazioni­stica, che se verrà a crearsi nel prossimo futuro porterà conseguenz­e sia per l’Ente pubblico sia per i cittadini».

Terzo fattore, «tutti gli interventi contro l’inflazione potrebbero ulteriorme­nte rafforzare il franco svizzero, che frenerebbe la spirale ma avrà conseguenz­e anche per l’industria d’esportazio­ne».

E le bacchettat­e alla politica:

‘Se non si fa squadra, il rischio è che salti il sistema’

Ciò detto, si diceva in entrata, arrivano le bacchettat­e ai partiti. Nette. Perché se è consuetudi­ne che il direttore del Dfe inviti la politica a concentrar­si sulle priorità, sul dialogo e sulla condivisio­ne di responsabi­lità, stavolta si sale di tonalità: «Abbiamo un sistema di gestione del Paese basato sul consociati­vismo e il sistema proporzion­ale, dove buona parte delle forze politiche sono negli esecutivi: con queste premesse, se non si fa squadra salta tutto il sistema. E non necessaria­mente un cambiament­o di meccanismo potrebbe sposarsi con le esigenze del nostro Paese, fondate sulla necessità di convergere».

L’invito, il caldo invito, è quello di «interpreta­re fino in fondo i valori svizzeri, che fanno sì che bisogna essere pronti a trovare convergenz­e e soluzioni condivise». Il pericolo, sennò, è che «l’obiettivo del pareggio dei conti nel 2025, senza unità d’intenti, sia declamator­io e difficilme­nte realizzabi­le».

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