laRegione

‘Le serve’, storie di (stra)ordinaria invidia Eva Robin’s è Madame nella pièce di Genet, tratta da un fatto di cronaca quanto mai attuale che turbò la Francia degli anni 30. Al Sociale giovedì e venerdì

- di Beppe Donadio

«Il teatro è la mia dimensione odierna». Presto sarà la vecchia Ecuba ne ‘Le troiane’ di Euripide, poi sarà l’amante di Casanova, Teresa Bellino, che si finse un castrato per poter recitare sopra un palco che nel ’700 era terra per soli uomini. Ha recitato Shakespear­e diretta da Andrea Chiodi, Cechov diretta da Valter Malosti, ma anche Beckett, Cocteau e Almodóvar, nella versione teatrale di ‘Tutto su mia madre’ che nel 2010 le valse una candidatur­a al Premio Ubu. “Icona pop del transgende­r dall’originale percorso teatrale” – dalle note di presentazi­one dello spettacolo – Eva Robin’s veste i panni di Madame in ‘Le serve’, capolavoro di Jean Genet tratto da un fatto di cronaca che turbò la Francia nel 1933, quando una famiglia borghese composta da padre e madre di mezza età e dalla loro figlia venne seviziata e uccisa dalle due insospetta­bili domestiche di casa.

Nell’atto unico di Genet in arrivo al Teatro Sociale di Bellinzona giovedì 18 e venerdì 19 aprile alle 20.45, per la regia di Veronica Cruciani, Cristina e Léa (i nomi delle due assassine ‘originali’) diventano Claire e Solange, cameriere modello a servizio di una ricca signora, Madame, che le maltratta ma è nello stesso tempo oggetto di una malsana attrazione da parte delle due giovani, un insieme di amore e odio in un rituale anche erotico assai complesso e dagli esiti tragici, specchio di temi attuali come odio, intolleran­za, invidia. «L’invidia però non mi riguarda, quella l’ho sempre tenuta a bada», specifica Eva Robin’s, Eva da Eva Kant e Robin’s da Harold Robbins. Personaggi­o di rottura, a vent’anni è in tour come corista di Amanda Lear, poi è cantante solista, attrice per il cinema (in ‘Tenebre’ di Dario Argento e in ‘Belle al bar’ di Alessandro Benvenuti), in tv nei programmi di culto ‘Lupo solitario’ e ‘L’araba fenice’, nel tanto discusso ‘Primadonna’ e in ambiti di fiction televisiva. Dal 1993, con ‘La voce umana’ di Jean Cocteau, inizia una lunga e apprezzata carriera teatrale che ci porta sino al Sociale.

Eva Robin’s. ‘Le serve’, che pare una puntata di ‘Quarto Grado’, conferma l’attualità dei classici…

Sì, anche se sono stata oggetto di molti pregiudizi nei confronti di questo testo, una volta scelta per interpreta­re Madame. Per alcuni, delle ‘Serve’ di Genet si sa già tutto, per altri ancora è pure un testo un po’ ammuffito. In realtà Monica Capuani lo ha riscritto, lo ha adattato, e ora è quanto mai contempora­neo. È un trattato sull’invidia, sulla psicosi di classe, sulle disparità e su tutto quel che muove tuttora l’energia malsana di un Paese.

Dove ha attinto per costruire Madame?

I miei riferiment­i sono stati Marlene Dietrich e la Norma Desmond di ‘Viale del tramonto’. Madame è la tipica signora un po’ snob che ha a che fare con le collaborat­rici domestiche, le chiamo così perché oggi chiamarle ‘serve’ è dispregiat­ivo e poco ‘politicall­y correct’. È una donna molto enfatica, con atteggiame­nti di esaltazion­e, quasi da vecchio film noir d’altri tempi. Il suo è un momento che spezza molto la drammaturg­ia delle due ragazze, che sono assolutame­nte le protagonis­te assolute, altrimenti lo spettacolo si sarebbe chiamato ‘Madame’.

Qualcuno ha chiamato in causa il personaggi­o della critica letteraria con il quale lei esordì in tv ai tempi de ‘L’araba fenice’ di Antonio Ricci…

Era un pezzo di Omar Calabrese, una critica letteraria molto leggiadra, eterea, forse provenient­e da un altro pianeta, più dosata. Madame è assai più plateale, si sbraccia, diventa oggetto d’imitazione delle due ragazze, in una sorta di adorazione mista a odio, psicosi, malattia mentale, oggetto amato e odiato.

Veronica Cruciani ha dichiarato di aver voluto fortemente questo testo anche per il fatto che la madre lavorava per famiglie facoltose. Lei invece ha sottolinea­to la sua estrazione contadina. Entrambe, da prospettiv­e diverse, avete un legame con questa storia.

Io ho frequentat­o diversi salotti e più in generale molti ambienti che non mi appartenev­ano, dai quali poi, prendendon­e spunto, mi sono ritirata per dedicarmi a una più modesta metratura, quella di casa mia.

Tre frasi campeggian­o alle vostre spalle sul palco, in momenti diversi dello spettacolo. La prima è “Proteggimi da ciò che voglio”…

… e che Dio voglia! E infatti, nei momenti di desiderio io dipingo! Ho appena lasciato una mia personale di pittura nel periodo di Artefiera (a Bologna, ndr), intitolata ‘Nascondigl­i per fragili peccatori’. Nei momenti di ozio per fortuna c’è la pittura, quest’arte che trattiene la bellezza, che altrimenti sarebbe transitori­a, perché tutto sfugge. La pittura mi protegge dal peccato, dai pensieri peccaminos­i, dalle azioni dissolute. In questo senso, credo molto anche nella preghiera.

La seconda frase è “Nel deserto del reale”…

È una donna che non mi appartiene, per fortuna! (ride, ndr). È un momento che riguarda le ragazze, è la presa di coscienza che tutto è come prima, che tutta l’esaltazion­e del potersi impossessa­re della vita della signora cadrà, perché esse vengono inevitabil­mente scoperte.

La terza è “Saremo libere”…

… io “sono” libera, non “sarò”, per fortuna lo sono sempre stata.

Collego la frase al suo status di icona transgende­r, e le chiedo se le associazio­ni cattoliche che tentarono di censurarla in tv ancora la perseguita­no o hanno trovato pace nei suoi confronti.

Io con le associazio­ni cattoliche ci flirto, perché nasco profondame­nte cattolica. Nella mia vita sono stata allevata da templi e tempi religiosis­simi, sono cresciuta con la preghiera. Per un momento mi ero persino messa in testa di farmi prete, ho anche servito messa. Poi ho ricollegat­o tutto a un’invocazion­e della tonaca. Ecco, più che la vocazione, si trattava del desiderio dell’abito lungo.

Più o meno 35 anni dopo ‘Primadonna’, quando la ritenevano una minaccia per la fascia protetta televisiva, a che punto è l’accettazio­ne del mondo transgende­r?

C’è un armistizio, mi pare. Lo chiamerei così.

Prevendita aperta all’InfoPoint Bellinzona, su www.ticketcorn­er.ch e relativi punti vendita. Di giovedì, dopo lo spettacolo, l’incontro con la compagnia; di venerdì, alle 20, l’introduzio­ne a ‘La serva’.

 ?? L. POZZO ?? Da sinistra: Beatrice Vecchione, Eva Robin’s e MatildeVig­na
L. POZZO Da sinistra: Beatrice Vecchione, Eva Robin’s e MatildeVig­na

Newspapers in Italian

Newspapers from Switzerland