Il Pd si lec­ca le fe­ri­te do­po il tra­col­lo al­le Co­mu­na­li

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA - di STE­FA­NO GHIONNI

Il Partito de­mo­cra­ti­co a ner­vi sem­pre più te­si do­po la de­ba­cle ai bal­lot­tag­gi. L'ex mi­ni­stro in­vi­ta ad “an­da­re ol­tre il Pd”. Il se­gre­ta­rio reg­gen­te: “Sì a un ri­pen­sa­men­to, no al su­pe­ra­men­to del partito”. Per Ber­lu­sco­ni “vin­ce un cen­tro­de­stra plu­ra­le”, ma an­che in For­za Ita­lia c’è 'la ne­ces­si­tà di un rin­no­va­men­to”. Il M5s con­qui­sta Imo­la e Avel­li­no ed esul­ta: “Vin­te 5 cit­tà su 7”.

Il pe­rio­do più buio del­la si­ni­stra ita­lia­na? Que­sto, non c’è che di­re.

I bal­lot­tag­gi di do­me­ni­ca han­no di­mo­stra­to la po­chez­za del Partito de­mo­cra­ti­co, sem­pre più ai mar­gi­ni del­la po­li­ti­ca ita­lia­na.

Il ri­sul­ta­to per le am­mi­ni­stra­ti­ve si è ab­bat­tu­to sul Pd con la fu­ria di un ci­clo­ne tro­pi­ca­le.

Scon­fit­ti in tra­di­zio­na­li roc­ca­for­ti del­le ex "re­gio­ni ros­se" co­me Sie­na, Pi­sa, Mas­sa e Imo­la, i de­mo­crat pro­va­no a scuo­ter­si ra­gio­nan­do sul­le mos­se per ri­par­ti­re.

Mos­se che de­vo­no es­se­re in­ci­si­ve, per­ché un sem­pli­ce ma­quil­la­ge non può cer­to ba­sta­re, av­ver­to­no da più par­ti.

E ora nuo­va­men­te è ora di lec­car­si le fe­ri­te. Quan­do?

Nel cor­so del­la pros­si­ma as­sem­blea che do­vreb­be te­ner­si il 7 lu­glio. Il te­ma: un du­ro con­fron­to an­che sull'esi­to del­le am­mi­ni­stra­ti­ve che han­no vi­sto vin­ce­re il cen­tro­de­stra an­che nel­le sto­ri­che roc­ca­for­ti ros­se. Il con­gres­so, per la mi­no­ran­za Pd, do­vreb­be svol­ger­si al più pre­sto, ma nel­la mag­gio­ran­za c’è chi non esclu­de la pos­si­bi­li­tà di una con­fer­ma del se­gre­ta­rio reg­gen­te Mau­ri­zio Mar­ti­na per ar­ri­va­re al con­gres­so del partito nel 2019. All'in­do­ma­ni dei bal­lot­tag­gi nel Pd ognu­no ha ra­gio­na­to sui ri­sul­ta­ti, ma an­co­ra non c’è sta­ta una va­lu­ta­zio­ne co­mu­ne del vo­to che si è con­clu­so do­me­ni­ca se­ra. In­tan­to c’è chi par­la di ne­ces­si­tà di una svol­ta, "di uno scat­to di re­ni e di far ri­par­ti­re il cen­tro­si­ni­stra". "Na­vi­ga­zio­ne a vi­sta sta por­tan­do il cen­tro­si­ni­stra all'ir­ri­le­van­za pro­prio quan­do l'Ita­lia ne avreb­be più bi­so­gno", è l'al­lar­me di Ca­len­da.

"Ri­pen­sa­re tut­to: lin­guag­gio, idee, per­so­ne, or­ga­niz­za­zio­ne. Al­lar­ga­re e coin­vol­ge­re su un nuo­vo ma­ni­fe­sto. An­da­re ol­tre il Pd. Su­bi­to!". Ha­sh­tag, nean­che a dir­lo, #fron­te­re­pub­bli­ca­no, la sug­ge­stio­ne pro­po­sta da Ca­len­da all'in­do­ma­ni del­le ele­zio­ni po­li­ti­che. Il reg­gen­te Mar­ti­na, mol­to in­de­bo­li­to nel suo ruo­lo dal vo­to am­mi­ni­stra­ti­vo, ha fre­na­to: "So­no d'ac­cor­do sul ri­pen­sa­men­to com­ples­si­vo, ab­bia­mo tan­to da cam­bia­re nei lin­guag­gi e nel­le idee ma non so­no d'ac­cor­do sul su­pe­ra­men­to del Pd. Cre­do nel­la ri­co­stru­zio­ne di un cam­po pro­gres­si­sta, de­mo­cra­ti­co di cen­tro­si­ni­stra con un Partito de­mo­cra­ti­co rin­no­va­to al cen­tro". Pun­gen­te nei con­fron­ti di Ca­len­da è sta­to il presidente del Pd, Mat­teo Or­fi­ni, se­con­do il qua­le ri­fon­da­re il partito è sì in­di­spen­sa­bi­le, ma "ol­tre il Pd c'è la de­stra". Una con­si­de­ra­zio­ne che rie­cheg­gia una bat­tu­ta del mae­stro po­li­ti­co di Or­fi­ni, Mas­si­mo D'Ale­ma, il qua­le an­ni fa, a pro­po­si­to di un sag­gio di Fer­nan­do Ador­na­to dal ti­to­lo "Ol­tre la si­ni­stra", fe­ce no­ta­re all'au­to­re, al­lo­ra schie­ra­to nel cam­po pro­gres­si­sta: "Ol­tre la si­ni­stra c'è la de­stra". Or­fi­ni non ve­de "pos­si­bi­li­tà di an­da­re ol­tre il Pd e tro­va­re qual­co­sa di buo­no. È ov­vio che noi dob­bia­mo ca­pi­re co­me tor­na­re a con­vin­ce­re gli elet­to­ri a vo­ta­re Pd, que­sto – ha sug­ge­ri­to il presidente del Partito - è il do­ve­re del grup­po di­ri­gen­te pas­sa­to, pre­sen­te e fu­tu­ro del Pd". Chi ha fe­steg­gia­to per i bal­lot­tag­gi è la Le­ga con set­te ca­po­luo­ghi su 14 al cen­tro­de­stra (Son­drio, Mas­sa, Pi­sa, Sie­na, Vi­ter­bo, Ra­gu­sa e Ter­ni), che van­no a som­mar­si ai quat­tro su sei con­qui­sta­ti al pri­mo tur­no (Tre­vi­so, Ca­ta­nia, Vi­cen­za e Bar­let­ta). "Un ri­sul­ta­to fan­ta­sti­co: di più non si po­te­va chie­de­re a cit­ta­di­ni e can­di­da­ti", ha com­men­ta­to Mat­teo Sal­vi­ni.

Se la Le­ga fe­steg­gia, nel cen­tro­de­stra c’è 'pe­rò chi met­te i pun­ti­ni sul­le i. "Il ri­sul­ta­to del­le ele­zio­ni am­mi­ni­stra­ti­ve, sia al pri­mo tur­no che al bal­lot­tag­gio di do­me­ni­ca, che chiu­de una lun­ga sta­gio­ne elet­to­ra­le co­min­cia­ta il 4 mar­zo, con­fer­ma il suc­ces­so del cen­tro­de­stra già emer­so nel­le al­tre con­sul­ta­zio­ni del 2018: quel­lo che vin­ce è un cen­tro­de­stra plu­ra­le, nel qua­le nes­su­na for­za po­li­ti­ca è au­to­suf­fi­cien­te", ha av­ver­ti­to Sil­vio Ber­lu­sco­ni, in una no­ta. "Ad un buon ri­sul­ta­to del­la Le­ga si ac­com­pa­gna in­fat­ti un'an­co­ra più for­te af­fer­ma­zio­ne di li­ste e can­di­da­ti ci­vi­ci, senza un chia­ro ri­fe­ri­men­to di partito, espres­sio­ne piut­to­sto di quel­la so­cie­tà ci­vi­le che fa­ti­ca a ri­co­no­scer­si nell'of­fer­ta po­li­ti­ca tra­di­zio­na­le", ha pro­se­gui­to il presidente di For­za Ita­lia, che, nel co­mu­ni­ca­to, ha par­la­to di evi­den­te "cri­si del Pd" te­sti­mo­nia­ta dal­la "ca­du­ta di cit­tà sim­bo­lo co­me quel­le del­la To­sca­na". Ma i rap­por­ti di for­za tra Le­ga e gli al­lea­ti di FI e Fra­tel­li d'Ita­lia so­no ro­ve­scia­ti: e nel­la Le­ga or­mai si guar­da al cen­tro­de­stra da una po­si­zio­ne do­mi­nan­te. So­no gli elet­to­ri stes­si con il lo­ro vo­to che stan­no crean­do il "partito uni­co di cen­tro­de­stra" a gui­da Sal­vi­ni, è il ra­gio­na­men­to che fan­no di­ver­si par­la­men­ta­ri le­ghi­sti.

"In que­sta tor­na­ta am­mi­ni­stra­ti­va so­no sta­ti elet­ti in to­ta­le 9 sin­da­ci del Mo­vi­men­to 5 Stel­le. I no­stri can­di­da­ti con una so­la li­sta han­no bat­tu­to del­le ac­coz­za­glie di de­ci­ne di li­ste com­po­ste da quel­le per­so­ne che han­no sem­pre fat­to il bel­lo e il cat­ti­vo tem­po in que­ste cit­tà. Da­vi­de ha bat­tu­to di nuo­vo Go­lia. Con una li­sta, po­chi fon­di ma tan­to amo­re per que­ste cit­tà e per que­sto Pae­se". Il Blog del­le Stel­le ha ri­pro­po­sto per in­te­ro que­sta fra­se di Lui­gi Di Ma­io per salutare il ri­sul­ta­to dei bal­lot­tag­gi che "pre­mia­no il Mo­vi­men­to 5 Stel­le". "Su 7 cit­tà do­ve era­va­mo in liz­za per con­qui­sta­re il sin­da­co, in ben 5 si è re­gi­stra­ta la vit­to­ria del cam­bia­men­to. Si trat­ta di Avel­li­no sto­ri­co feu­do Dc, Imo­la sto­ri­ca roc­ca­for­te emi­lia­na del Pd, Aci­rea­le in pro­vin­cia di Ca­ta­nia e le ri­con­fer­ma­tis­si­me Po­me­zia (Roma), do­ve ab­bia­mo sfio­ra­to il 70%, e As­se­mi­ni (Ca­glia­ri) do­ve ab­bia­mo rag­giun­to qua­si il 60% dei con­sen­si", è la fo­to­gra­fia del vo­to dei 5 stel­le.

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