E Gril­lo lan­cia "sor­ti­ton", Cit­ta­di­ni in par­la­men­to so­lo per estra­zio­ne

La Gente d'Italia - - DA PRIMA PAGINA -

Si­tor­na a par­la­re di ri­for­me e bi­ca­me­ra­li­smo in Ita­lia. Il là que­sta vol­ta ar­ri­va dal ga­ran­te del M5S

La "sor­ti­tion" ov­ve­ro la "se­le­zio­ne ca­sua­le" è la nuo­va idea lan­cia­ta da Bep­pe Gril­lo tra­mi­te il suo blog.

Co­me se il re­fe­ren­dum sul­la ri­for­ma co­sti­tu­zio­na­le non si fos­se mai te­nu­to.

Si tor­na, dun­que, a par­la­re di ri­for­me in Ita­lia. Di "bi­ca­me­ra­li­smo", in par­ti­co­la­re. E di Se­na­to, a vo­ler es­se­re più pre­ci­si.

La cui "eli­mi­na­zio­ne" fu so­no­ra­men­te boc­cia­ta da­gli elet­to­ri due an­ni fa. Il "là", que­sta vol­ta, ar­ri­va da Bep­pe Gril­lo, che dal suo blog lan­cia quel­la che al mo­men­to non è una ve­ra e pro­pria pro­po­sta di leg­ge - an­che per­ché non po­treb­be es­se­re l'ex co­mi­co ge­no­ve­se ad at­ti­var­la - quan­to una sor­ta di pro­vo­ca­zio­ne in­tel­let­tua­le.

Quel­la che ha in men­te Gril­lo è una Ca­me­ra "dei cit­ta­di­ni". Il Se­na­to ma­ga­ri, "com­po­sta non da elet­ti ma da estrat­ti a sor­te".

Elo­quen­te, il ti­to­lo del­la ri­fles­sio­ne: "Il più gran­de in­gan­no del­la Po­li­ti­ca: far­ci cre­de­re che ser­va­no i po­li­ti­ci". "Sem­bra as­sur­do, ma pen­sa­te­ci un at­ti­mo. La se­le­zio­ne do­vreb­be es­se­re equa e rap­pre­sen­ta­ti­va del Pae­se. Il 50% sa­reb­be­ro don­ne. Mol­ti sa­reb­be­ro gio­va­ni, al­cu­ni vec­chi, al­tri ric­chi, ma la mag­gior par­te di lo­ro sa­reb­be­ro gen­te co­mu­ne. Sa­reb­be un mi­cro­co­smo del­la so­cie­tà", spie­ga il Ga­ran­te del Mo­vi­men­to che sot­to­li­nea "un im­por­tan­te ef­fet­to col­la­te­ra­le": "Se so­sti­tuis­si­mo le ele­zio­ni con il sor­teg­gio e ren­des­si­mo il no­stro par­la­men­to ve­ra­men­te rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la so­cie­tà, si­gni­fi­che­reb­be la fi­ne dei po­li­ti­ci e del­la po­li­ti­ca co­me l'ab­bia­mo sem­pre pen­sa­ta".

Ec­co al­lo­ra "una se­con­da ca­me­ra nel no­stro par­la­men­to, pie­na di per­so­ne scel­te a ca­so, un se­na­to dei cit­ta­di­ni, se vo­le­te". Una pro­vo­ca­zio­ne? "C'è - pun­tua­liz­za Gril­lo - una cam­pa­gna per un se­na­to po­po­la­re in Fran­cia e un'al­tra cam­pa­gna in Sco­zia. Sa­reb­be co­me un ca­val­lo di Tro­ia nel cuo­re del go­ver­no. E poi so­sti­tui­re le ele­zio­ni con il sor­teg­gio". "Og­gi stan­no ac­ca­den­do co­se in­cre­di­bi­li. Si sta met­ten­do in di­scus­sio­ne tut­to. Le idee di que­ste per­so­ne non so­no co­sì stra­ne co­me ap­pa­io­no. Io ne so qual­co­sa. Co­me di­ce­va Re­né De­scar­tes, 'se vuoi ve­ra­men­te co­no­sce­re la ve­ri­ta', al­me­no una vol­ta nel­la vi­ta de­vi du­bi­ta­re, il più pro­fon­da­men­te pos­si­bi­le, di tut­te le co­se'", di­ce an­co­ra Gril­lo. La que­stio­ne di fon­do è "co­me dob­bia­mo sta­bi­li­re le re­go­le che ci go­ver­na­no?", vi­sto che "og­gi ap­pa­re chia­ro che mol­ti, se non tut­ti i pro­ble­mi che ab­bia­mo so­no do­vu­ti dal fat­to che non riu­scia­mo a vi­ve­re in­sie­me" e ora "ab­bia­mo mez­zi che pos­so­no espri­me­re con trop­pa vio­len­za il no­stro odio" men­tre, iro­niz­za Gril­lo, "nel pas­sa­to al­me­no ave­va­mo so­lo le spa­de". "Pen­so che sia da que­sto - ra­gio­na il co­fon­da­to­re del mo­vi­men­to pen­ta­stel­la­to - che a ca­sca­ta di­pen­do­no tut­ti gli al­tri pro­ble­mi, co­me le cre­scen­ti di­su­gua­glian­ze, il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, la cri­si dei ri­fu­gia­ti, l'ener­gia, so­lo per ci­ta­re al­cu­ne del­le que­stio­ni più im­por­tan­ti".

"Og­gi dob­bia­mo por­ci due do­man­de. La pri­ma è se vi­ve­re in de­mo­cra­zia sia una buo­na co­sa, la se­con­da è se le no­stre de­mo­cra­zie stan­no fun­zio­nan­do be­ne. Se ri­spon­dia­mo co­me ci han­no in­se­gna­to, cioè che va tut­to be­ne, al­lo­ra am­mo­ni­sce Gril­lo - c'è un enor­me pa­ra­dos­so, una pa­le­se con­trad­di­zio­ne. Per­ché non sta fun­zio­nan­do mol­to be­ne. La po­li­ti­ca è di­vi­sa su tut­ti i te­mi, i po­li­ti­ci non han­no fi­du­cia e il si­ste­ma po­li­ti­co è di­stor­to da po­ten­ti in­te­res­si". "In tut­to il mon­do è co­sì. Da sem­pre" e "per ri­sol­ve­re que­sto pa­ra­dos­so" pos­sia­mo, os­ser­va an­co­ra, sce­glie­re tra "un re-dit­ta­to­re che igno­ri le nor­me de­mo­cra­ti­che, cal­pe­sti le li­ber­tà e fac­cia sem­pli­ce­men­te le co­se co­me stan­no.

Ma i pri­mi 4.000 an­ni del­la no­stra sto­ria so­no sta­ti co­sì e non mi sem­bra ab­bia­no fat­to gran­ché" men­tre "l'al­tra op­zio­ne è quel­la di di­re chia­ra­men­te che que­sto si­ste­ma è rot­to, non fun­zio­na, ma non aven­do­ne un al­tro mi­glio­re non ci re­sta che ca­pi­re co­sa non fun­zio­na". "Io - ri­lan­cia al­lo­ra Gril­lo un'idea ce l'ho, il suo no­me tec­ni­co è 'sor­ti­tion'. Ma il suo no­me co­mu­ne è 'se­le­zio­ne ca­sua­le'. L'in­tui­zio­ne è di un cer­to Brett Hen­nig. L'idea è mol­to sem­pli­ce: se­le­zio­nia­mo le per­so­ne a sor­te e le met­tia­mo in par­la­men­to". "Non è as­si­cu­ra - co­sì paz­za co­me idea. La se­le­zio­ne ca­sua­le è sta­ta un ele­men­to chia­ve del mo­do in cui si è svol­ta la de­mo­cra­zia nell'an­ti­ca Ate­ne. La 'de­mar­chia' era un con­cet­to fon­dan­te del­la ci­vil­tà clas­si­ca, an­che Ari­sto­te­le, nel­la Re­to­ri­ca, de­fi­ni­sce la de­mo­cra­zia stes­sa co­me la for­ma in cui si estrag­go­no a sor­te i rap­pre­sen­tan­ti. Gli an­ti­chi Ate­nie­si - pro­se­gue se­le­zio­na­va­no a ca­so i cit­ta­di­ni per oc­cu­pa­re la mag­gior par­te dei lo­ro po­sti po­li­ti­ci. Sa­pe­va­no che le ele­zio­ni era­no di­spo­si­ti­vi ari­sto­cra­ti­ci. Sa­pe­va­no che i po­li­ti­ci di car­rie­ra at­tac­ca Gril­lo - era­no una co­sa da evi­ta­re. E pen­so che ora sap­pia­mo an­che noi que­ste co­se. Ma più in­te­res­san­te dell'an­ti­co uso del­la se­le­zio­ne ca­sua­le è la sua mo­der­na ri­na­sci­ta. La ri­sco­per­ta del­la le­git­ti­mi­tà del­la se­le­zio­ne ca­sua­le in po­li­ti­ca è di­ven­ta­ta co­sì co­mu­ne ne­gli ul­ti­mi tem­pi, che ci so­no sem­pli­ce­men­te trop­pi esem­pi di cui par­la­re".

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