Pron­to il ta­bel­lo­ne de­gli "ot­ta­vi"ai Mondiali Esa­ge­ra­ta la Ju­ven­tus: prende tut­ti, o qua­si

La Gente d'Italia - - CALCIO - Di MIM­MO CARRATELLI

Con­clu­sa la scre­ma­tu­ra dei gi­ro­ni, è pron­to il ta­bel­lo­ne de­gli ot­ta­vi al Mon­dia­le di Rus­sia con una so­la sor­pre­sa, la sor­pre­so­na dell’eli­mi­na­zio­ne del­la Ger­ma­nia che, a Ka­zan, con­tro la Co­rea del Sud, è sce­sa dal tro­no di cam­pio­ne del mon­do sul qua­le era sa­li­ta quat­tro an­ni fa in Bra­si­le. Con­tra­ria­men­te a quan­to sostiene Ga­ry Li­ne­ker, gran­de gio­ca­to­re di­ven­ta­to un in­tel­let­tua­le del foot­ball, il cal­cio è un gio­co in cui un­di­ci te­de­schi cor­ro­no die­tro al pal­lo­ne per no­van­ta mi­nu­ti e poi vin­ce la Co­rea del Sud. Olè.

In Ita­lia in­ve­ce, il cam­pio­na­to è un tor­neo in cui due, tre squa­dre ten­ta­no di vincere lo scu­det­to e poi vin­ce sem­pre la Juve. Esa­ge­ra­ta Ju­ven­tus. Prende tut­ti o qua­si. Si raf­for­za e in­de­bo­li­sce gli av­ver­sa­ri (Higuain, Pja­nic). Ha mil­le re­la­zio­ni, rap­por­ti e co­mu­nel­le. Il te­le­fo­no, la sua vo­ce. Chia­ma e le di­co­no di sì. È la re­gi­na d’Ita­lia con mol­ti sud­di­ti spar­si qua e là ne­gli al­tri club (anche nei gior­na­li e nelle te­le­vi­sio­ni).

Ha una or­ga­niz­za­zio­ne for­mi­da­bi­le, non solo una in­vi­dia­bi­le sto­ria. Ma­rot­ta e Pa­ra­ti­ci so­no due po­li­pi gi­gan­te­schi con i ten­ta­co­li do­vun­que. Se vuoi pren­de­re un gio­ca­to­re, zàc, al­lun­ga­no i ten­ta­co­li e non te lo fan­no pren­de­re.

Do­po set­te scu­det­ti con­se­cu­ti­vi (tre con Con­te, quat­tro con Al­le­gri) la Juve non si fer­ma e, aven­do la Cham­pions co­me fis­sa ne­vro­ti­ca, si rin­no­va, ra­strel­la, ac­qui­si­sce, po­ten­zia l‘or­ga­ni­co in campo e in panchina, la­vo­ran­do sott’ac­qua e a pe­lo d’ac­qua sen­za cla­mo­re. Lascia agli al­tri, agli sfi­dan­ti e agli ou­tsi­der, i fa­tui tri­pu­di del cal­cio­mer­ca­to.

Ha sof­fer­to la “gran­de bel­lez­za” del Na­po­li di Sar­ri, l’ha te­mu­ta, poi ha vin­to com’è nel suo de­sti­no e nel­la sua sto­ria.

Ora sem­bra che deb­ba fron­teg­gia­re la sfi­da di In­ter e Ro­ma.

Ma gli av­ver­sa­ri non la in­ti­mo­ri­sco­no, ne sol­le­ci­ta­no sem­mai lo spirito guerriero, la com­pat­tez­za, l’or­go­glio. Tren­ta­quat­tro vol­te cam­pio­ne d’Ita­lia, die­ci vol­te ne­gli ul­ti­mi vent’an­ni.

Su­pe­ra le cessioni di Zi­da­ne, Pir­lo, Bo­nuc­ci Te­vez, Pog­ba ri­pro­po­nen­do­si sem­pre squa­dra da bat­te­re e spes­so im­bat­ti­bi­le.

La dit­ta­tu­ra ju­ven­ti­na di que­sti ul­ti­mi an­ni è sta­ta fa­vo­ri­ta dal de­cli­no del­le due squa­dre mi­la­ne­si. La Juve ha fat­to il vuo­to.

Per il pros­si­mo cam­pio­na­to de­ve rin­no­va­re la di­fe­sa, il pie­di­stal­lo del­le vit­to­rie. È l’uni­ca in­co­gni­ta del­la sua nuo­va sta­gio­ne. Szc­ze­sny do­po Buffon, di rincalzo Pe­rin. Qual­co­sa la Juve per­de.

Per il re­sto, ir­ro­bu­sti­sce il cen­tro­cam­po (Em­re Can), mi­glio­ra sul­la de­stra del­la di­fe­sa con Can­ce­lo, si ri­pren­de Cal­da­ra e Spi­naz­zo­la dall’Ata­lan­ta, ri­scat­ta Dou­glas Co­sta (40 milioni) e, sem­mai fos­se fi­ni­to il fee­ling con Higuain, l’at­tac­co scop­piet­ta di cam­pio­ni da Dy­ba­la a Mandzukic, Ber­nar­de­schi, Pja­ca, Cuadrado, più il rin­na­mo­ra­men­to per Morata.

Av­vi­ci­nan­do la Juve dai -24 di Be­ni­tez al -4 di Sar­ri, il Na­po­li ha per­so la gran­de occasione-scu­det­to nel cam­pio­na­to scor­so.

Può an­co­ra so­ste­ne­re la sfi­da? In­ter e Ro­ma ri­par­to­no con squa­dre già col­lau­da­te, sa­pien­te­men­te raf­for­za­te e con la con­ti­nui­tà del­la gui­da tec­ni­ca (Spal­let­ti e Di Francesco).

Il Na­po­li non sa­rà più lo stes­so. Non ci sa­ran­no più i ti­to­la­ris­si­mi e i mo­vi­men­ti “a me­mo­ria” di Sar­ri, non si sa che squa­dra sa­rà. Ecco il suo li­mi­te.

Un pro­get­to in­ter­rot­to, for­se anche per con­sun­zio­ne, to­glie cer­tez­ze. La sfi­da scu­det­to, fal­li­ta la “gran­de bel­lez­za”, ri­chie­de­reb­be uno sfor­zo di fan­ta­sia e com­pe­ten­za che De Lau­ren­tiis ha so­ste­nu­to si­no­ra bril­lan­te­men­te, ma ora sem­bra fre­na­to.

Le ri­sor­se eco­no­mi­che so­no quel­le di un Na­po­li au­tar­chi­co, fon­ti di so­sten­ta­men­to i di­rit­ti te­le­vi­si­vi, i sol­di del­la Cham­pions e le plu­sva­len­ze che so­no in esau­ri­men­to. Pro­ba­bil­men­te, An­ce­lot­ti do­vrà ge­sti­re un ca­lo di entusiasmo. I rin­for­zi (Ver­di e Fa­bian Ruiz), ri­sol­to il pro­ble­ma del por­tie­re (Me­ret), non so­no ta­li da ren­de­re il Na­po­li più com­pe­ti­ti­vo dell’an­no scor­so.

Il sogno-scu­det­to è tra­mon­ta­to in apri­le e in una di­sar­man­te se­ra­ta fio­ren­ti­na. L’obiet­ti­vo rea­le è una nuo­va qua­li­fi­ca­zio­ne in Cham­pions per sol­di e per pre­sti­gio. Ma sa­rà du­ra in­se­rir­si nei pri­mi quat­tro po­sti. La con­cor­ren­za sem­bra più for­te e non si co­no­sce la nuo­va forza del Na­po­li.

Già spesi 90 milioni (Ver­di 25, Me­ret 35, Fa­bian Ruiz 30), la cam­pa­gna-ac­qui­sti pre­ten­de­reb­be un col­po “de­fi­ni­ti­vo”. Nei gior­ni scor­si, De Lau­ren­tiis dis­se di “ave­re in pu­gno” al­me­no tre attaccanti da ven­ti gol.

Si so­no fat­ti i no­mi del te­de­sco Ti­mo Wer­ner del Lip­sia (22 an­ni, 60 milioni) ap­pe­na eli­mi­na­to dal Mon­dia­le; Flo­rian Thau­vin del Mar­si­glia (25 an­ni, 30 milioni); Mous­sa Ma­re­ga del Por­to (fran­ce­se di ori­gi­ni ma­lia­ne, 22 an­ni, 12 milioni). Si at­ten­do­no no­ti­zie. Un fat­to è cer­to. An­ce­lot­ti non può esau­ri­re la me­ra­vi­glia del­la nuo­va sta­gio­ne. De Lau­ren­tiis de­ve bat­te­re un col­po, for­te e chia­ro. L’entusiasmo è in ca­lo, l’attesa è de­bo­le, la de­lu­sio­ne è stri­scian­te. Ci vuole una scos­sa.

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