Bo­ra­mis•

Co­sì cam­bia no­me e con­no­ta­ti il ti­ra­mi­sù nell’in­ter­pre­ta­zio­ne di uno in ve­na di poe­sia.

AD (Italy) - - Food Design Discoveries - Fo­to in bas­so). CHEF SLO­VE­NO di FIAMMETTA FADDA (pri­lo­j­ze­tu.com),

Gli in­gre­dien­ti del ti­ra­mi­sù so­no la­vo­ra­ti sia se­pa­ra­ta­men­te in fo­glie es­sic­ca­te e croc­can­ti sia nel­la pre­pa­ra­zio­ne cre­mo­sa clas­si­ca na­sco­sta dal ter­ric­cio. Que­sto è un ti­ra­mi­sù, tant’è che com­pa­re nel­la “bib­bia” del ti­ra­mi­sù com­pi­la­ta da Cla­ra e Gi­gi Pa­do­va­ni e pub­bli­ca­ta da Giun­ti ( Pe­rò uno si chie­de co­me mai il dol­ce per ec­cel­len­za ce­de­vo­le e sua­den­te, fat­to a stra­ti in cui af­fon­da­re il cuc­chia­io, sia di­ven­ta­to un muc­chiet­to di ter­ric­cio in cui stan­no pian­ta­ti dei ra­met­ti stec­chi­ti, iden­ti­co a quel­le tom­be im­prov­vi­sa­te in mez­zo al­le pra­te­rie dei film di in­dia­ni e co­w­boy. Ma è co­sì che l’ha im­ma­gi­na­to e com­po­sto Tomaž Ka­vˇ­ciˇc, uno dei rap­pre­sen­tan­ti più si­gni­fi­ca­ti­vi e crea­ti­vi del­la Nuo­va Cu­ci­na Slo­ve­na, in un cor­to­cir­cui­to tra i ri­cor­di d’in­fan­zia, quan­do col non­no at­tra­ver­sa­va il con­fi­ne del­la ex-Ju­go­sla­via per com­pe­ra­re a Go­ri­zia il ma­scar­po­ne per il ti­ra­mi­sù del­la trat­to­ria di fa­mi­glia, e l’aspet­to che as­su­me il pae­sag­gio nel­la sua val­le, a Vi­pa­va, al­lor­ché la bo­ra sof­fia a 120 chi­lo­me­tri all’ora per gior­ni e gior­ni e tut­to di­ven­ta sec­co. Un’in­ter­pre­ta­zio­ne che ca­de in ar­mo­nia sia nel con­tra­sto con le pa­re­ti af­fre­sca­te del­la sua Go­stil­na (lo­can­da) Pri Lo­j­ze­tu ospi­ta­ta nel ca­stel­lo di Ze­mo­no, sia con quel­le sca­bre dell’eno­te­ca. Qui il ti­ra­mi­sù clas­si­co dor­me sot­to un ter­ric­cio di sa­vo­iar­di, ca­cao in pol­ve­re e cioc­co­la­to grat­tu­gia­to; l’al­be­rel­lo è di bi­scot­to; le fo­glie so­no di ma­scar­po­ne, ba­gna e cre­ma di caf­fè es­sic­ca­ti. Tut­te scom­pi­glia­te per­ché la bo­ra non sof­fia mai nel­la stes­sa di­re­zio­ne. È bel­lo sta­re al gio­co.

Al­be­ro dol­ce. che con­ti­nua una tra­di­zio­ne fa­mi­lia­re ric­ca di tre ge­ne­ra­zio­ni, è il ve­ro an­te­si­gna­no del­la Nuo­va Cu­ci­na Slo­ve­na. Il suo ri­sto­ran­te, mem­bro dei Jeu­nes Re­stau­ra­teurs d’Eu­ro­pe, è clas­si­fi­ca­to tra i mi­glio­ri del ter­ri­to­rio. Dal 2010 fa par­te...

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