Antartide, il brivido ghiacciato dell’avven­tura

Avion Luxury International Airport Magazine - - TRAVEL - Di/ by Francesco Salerno photo by En­rico Lonati

Fuori da ogni schema. Lon­tano dai lu­oghi co­muni. Ir­ripetibile nella sua iden­tità. L’Antartide ri­af­ferma

carat­ter­is­tiche ir­rin­trac­cia­bili al­trove. Quando i cam­bi­a­menti del clima sem­brano mi­narne l’es­istenza e tutto ap­pare per­duto. Per­ché il mondo deve ri­manere lon­tano Be­yond the bounds of con­ven­tion. Iso­lated from the rest of the world. Unique in its iden­tity. Antarc­tica has fea­tures that are found nowhere else in the world. When cli­mate change seems to threaten its ex­is­tence and all ap­pears lost.

Be­cause the world must re­main dis­tant

Quando si ab­ban­dona la terra ferma e la desti­nazione si ori­enta verso una delle regioni ar­tiche, il brivido dell’avven­tura è una goc­cia ge­lata che corre lungo la schiena. Alle spalle, il mondo conosci­uto. Quello abit­uale, perso nella gi­ran­dola di una quo­tid­i­an­ità routi­naria. Da­vanti, l’incog­nita di una fetta del Pianeta, fredda ed in­ospi­tale. Luogo sel­vag­gio, sim­bol­ico, metafora della sper­i­men­tazione. In­triso di dif­fi­coltà da su­per­are. Per met­tersi alla prova e vi­vere un’es­pe­rienza che tras­col­ora in luogo della mente. C’è lo Stretto di Drake da su­per­are, tre giorni di mare tem­pestoso, sem­pre più giù verso la ver­tig­ine del Polo Sud. Da Capo Horn, propag­gine es­trema della Terra del Fuoco, ac­com­pa­g­nati dagli al­ba­tros che s’im­pen­nano a capofitto sfio­rando la cresta delle onde, per poi li­brarsi nel cielo terso di un mat­tino che ir­ra­dia una luce senza fine, rag­giun­gere quest’an­golo di spazio aus­trale re­gala un senso di sep­a­ratezza. Insin­u­ante. Il mondo è lon­tano. Scon­fi­nata dis­tesa di ghi­ac­cio gal­leg­giante, quasi fosse un’im­mensa zat­tera, su acque che la cir­con­dano tutt’in­torno, l’Antartide presenta il suo volto bianco. Non c’è nulla che sia fa­mil­iare e ras­si­cu­rante. Qui, non abita nes­suno, e le sole pre­senze umane sono quelle di stu­diosi e ricer­ca­tori ab­bar­bi­cati in sper­dute basi sci­en­tifiche. Men­tre nella lunga notte in­ver­nale si scende fin al dis­otto degli 80 gradi

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