L’an­ti-ope­ra

Mar­co An­gius di­ri­ge a Par­ma il “Pro­me­teo” di No­no. Col­lo­ca­to nel­la “ago­rà” del Far­ne­se, si av­va­le dell’ap­por­to elet­tro­cu­sti­co del re­gi­sta Al­vi­se Vi­do­lin

Classic Voice - - SPECTATOR IN SCENA - AN­TO­NIO GARBISA di

Un’ope­ra contemporanea all’in­ter­no del­la sta­gio­ne lirica di un tea­tro di tra­di­zio­ne co­me il Re­gio di Par­ma ac­com­pa­gna­ta da un ap­po­si­to Fo­cus sull’ar­go­men­to con in­con­tri, film, letture, la­bo­ra­to­ri e ma­ster­class, le­zio­ne­con­cer­to e pro­ve aper­te (nell’im­ma­gi­ne un ma­no­scrit­to dell’Ope­ra per gen­ti­le con­ces­sio­ne dell’Ar­chi­vio No­no). È quel­lo che ac­ca­de per l’ese­cu­zio­ne di Pro­me­teo. Tra­ge­dia dell’ascol­to di Lui­gi No­no, di scena, dal 26 al 28 maggio, al Tea­tro Far­ne­se di Par­ma. Una par­ti­tu­ra com­ples­sa che vie­ne di­ret­ta og­gi da uno dei mas­si­mi esper­ti di que­sto re­per­to­rio co­me il mae­stro Mar­co An­gius (fo­to in al­to) che l’af­fron­ta per la pri­ma vol­ta. “Non è un’ope­ra. Né un me­lo­dram­ma, né una can­ta­ta, né un ora­to­rio, né un con­cer­to”, eb­be a di­re No­no del suo Pro­me­teo. Che cos’è in real­tà?

“Per me è di si­cu­ro un’an­ti-ope­ra. Nel sen­so che è un ro­ve­scia­men­to del­la pro­spet­ti­va dell’ope­ra da mol­te­pli­ci pun­ti di vi­sta. In pri­mo luo­go per­ché il cen­tro non è qui la scena, ma lo spet­ta­to­re. In se­con­do luo­go per­ché non c’è nien­te da rap­pre­sen­ta­re. Tan­to che non c’è nes­sun Pro­me­teo cro­ci­fis­so da met­te­re in scena! D’al­tron­de, an­che il te­sto di que­sto Pro­me­teo non è un li­bret­to d’ope­ra, in­te­so nel sen­so tra­di­zio­na­le. Qui il suo au­to­re, Mas­si­mo Cac­cia­ri, ha rea­liz­za­to piut­to­sto, in mo­do del tut­to ori­gi­na­le che all’epo­ca fe­ce an­che mol­to scal­po­re, una com­po­si­zio­ne di te­sti in ita­lia­no, te­de­sco e gre­co an­ti­co che so­no i più di­spa­ra­ti. Si va in­fat­ti da Sul con­cet­to di sto­ria di Wal­ter Be­n­ja­min a Pro­me­teo in­ca­te­na­to di Eschi­lo, dal Pro­me­teo di Goe­the a Schick­sal­slied e Achill di Frie­dri­ch Höl­der­lin, so­lo per ci­tar­ne al­cu­ni. Al­la fi­ne ne esce un gran­de ma­dri­ga­le rap­pre­sen­ta­ti­vo in sen­so post mon­te­ver­dia­no do­ve tut­to è con­cen­tra­to sul­la for­za si­gni­fi­ca­ti­va del­la pa­ro­la”. Qual è l’aspet­to più spe­ri­men­ta­le?

“Il fat­to che il com­po­si­to­re si con­cen­tri es­sen­zial­men­te sul suo­no, tan­to da in­ti­to­la­re que­sta com­po­si­zio­ne Tra­ge­dia dell’ascol­to. Tut­to que­sto sen­za ne­ga­re l’ope­ra lirica del­la gran­de tra­di­zio­ne ed il can­to. Per­ché in Pro­me­teo esi­ste co­mun­que una for­tis­si­ma ca­ri­ca lirica, vis­su­ta pe­rò co­me un non luo­go do­ve rac­co­glie­re sia la mu­si­ca sia l’an­ti-mu­si­ca, in­se­ren­do­vi, al suo in­ter­no, an­che il luo­go del si­len­zio, ov­ve­ro quel par­ti­co­la­re mo­do in cui No­no fa vi­bra­re lo spa­zio in si­len­zio con un’ab­bon­dan­za, ad esem­pio, di co­ro­ne e pau­se acu­sti­che”. La dif­fi­col­tà d’ese­cu­zio­ne di Pro­me­teo, co­sì po­co rap­pre­sen­ta­to in Ita­lia men­tre all’estero ha al suo at­ti­vo de­ci­ne di al­le­sti­men­ti, vie­ne an­che dal­la scel­ta del­lo spa­zio sce­ni­co. Que­sta edi­zio­ne ha luo­go al Tea­tro Far­ne­se. Sod­di­sfat­to del­la scel­ta? “Sì, mol­tis­si­mo. La pri­ma as­so­lu­ta av­ven­ne nel 1984 al­la Chie­sa di San Lo­ren­zo per la Bien­na­le di Ve­ne­zia ad ope­ra dell’ar­chi­tet­to Ren­zo Pia­no che rea­liz­zò una strut­tu­ra li­gnea a for­ma di na­ve, di­vi­sa in tre li­vel­li. Qui il Tea­tro Far­ne­se of­fre già per la sua strut­tu­ra li­gnea i mol­te­pli­ci li­vel­li che ri­spon­do­no ai di­ver­si pia­ni ri­chie­sti dal­la par­ti­tu­ra. Per­ché non bi­so­gna mai di­men­ti­ca­re che ri­vo­lu­zio­na­re l’espe­rien­za dell’ascol­to è il fi­ne che muo­ve la ri­cer­ca mu­si­ca­le di Lui­gi No­no. E in que­sto il Tea­tro Far­ne­se, che co­no­sco mol­to be­ne aven­do­vi diretto al suo in­ter­no per die­ci anni il fe­sti­val Tra­iet­to­rie, ren­de pos­si­bi­le in pie­no que­sta nuo­va di­stri­bu­zio­ne spa­zia­le del suo­no. Ma la dif­fi­col­tà d’ese­cu­zio­ne di Pro­me­teo non si fer­ma qui. Ol­tre al­la dif­fi­col­tà di di­re­zio­ne dei quat­tro grup­pi stru­men­ta­li pre­sen­ti in sa­la, è ne­ces­sa­rio in­fat­ti av­va­ler­si an­che di un ot­ti­mo re­gi­sta del suo­no, in que­sto ca­so Al­vi­se Vi­do­lin, dal mo­men­to che l’ap­por­to elet­troa­cu­sti­co è pre­sen­za cru­cia­le in que­sta par­ti­tu­ra già dal pri­mo at­tac­co”. Pro­me­teo. Tra­ge­dia dell’ascol­to No­no

Dir. Mar­co An­gius. Li­ve elec­tro­nics Al­vi­se Vi­do­lin, Ni­co­la Ber­nar­di­ni Par­ma, Tea­tro Far­ne­se, dal 26 al 28 maggio

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