Pa­ga­no: «Ni­co­la e so­ci vo­glio­no far sal­ta­re il ban­co spe­ran­do nel com­mis­sa­rio»

Corriere del Mezzogiorno (Campania) - - Primo Piano | Politica - di Si­mo­na Bran­do­li­ni

NA­PO­LI Gra­ziel­la Pa­ga­no ex se­na­tri­ce del Pci, co­lon­na del Pd. Do­me­ni­ca era al suo po­sto a Mia­no, cir­co­lo di cui è com­mis­sa­rio. «Per­ché esi­sto­no le re­go­le e il vo­to de­mo­cra­ti­co e li­be­ro».

È una vi­cen­da tri­ste quel­la del Pd. Un vi­ce­se­gre­ta­rio na­zio­na­le, Mau­ri­zio Mar­ti­na, scon­vo­ca il con­gres­so il sa­ba­to not­te. La do­me­ni­ca mat­ti­na il re­spon­sa­bi­le na­zio­na­le-or­ga­niz­za­zio­ne, Ros­si, lo smen­ti­sce con un contrordine.

«Il ma­le di tut­ta la vi­cen­da è che non c’è un con­fron­to di par­ti­to, ma di com­po­nen­ti. Mar­ti­na ha fat­to una riu­nio­ne con la sua cor­ren­te e ha pro­po­sto il rin­vio. Tant’è che Ros­si ha ri­spo­sto che non c’era nes­sun mo­ti­vo osta­ti­vo. Mi fa spe­cie che uno co­me Mar­ti­na non ab­bia avu­to la sen­si­bi­li­tà di par­lar­ne con i ver­ti­ci: vuol di­re che c’è uno scol­la­men­to nel Pd na­zio­na­le. È il frut­to di un par­ti­to in­te­so co­me som­ma di com­po­nen­ti e non di sen­si­bi­li­tà».

Le com­po­nen­ti c’era­no an­che nel Pci e nel­la Dc.

«Cer­to, ma poi c’era la sin­te­si. E a pro­po­si­to di Pci, ba­sta con la re­to­ri­ca del par­ti­to per­fet­to. All’epo­ca

i con­gres­si si de­ci­de­va­no a ta­vo­li­no. E i pac­chet­ti di tes­se­re ve­ni­va­no con­se­gna­te ai va­ri com­pa­gni che li di­stri­bui­va­no pa­laz­zo per pa­laz­zo. Non era­no im­bro­gli al­lo­ra, non lo so­no ora».

Ma esi­ste­va­no i par­ti­ti, le strut­tu­re.

«Que­sta è la ve­ra dif­fe­ren­za. Og­gi su co­sa si scon­tra­no? Non si sa. Io so­no li­be­ro di non an­da­re a vo­ta­re, ma un se­gre­ta­rio di un cir­co­lo non può im­pe­di­re a qual­cu­no di non vo­ta­re. Od­da­ti si può an­che in­ca­te­na­re, ma nes­su­no può im­pe­di­re a un al­tro di non far­lo. Que­sto mi fa im­be­stia­li­re. È in pic­co­lo la ri­pro­du­zio­ne mi­se­ra­bi­le di quel che ac­ca­de in di­re­zio­ne na­zio­na­le. Si de­ci­de poi la mi­no­ran­za esce e fa quel­lo che vuo­le. Noi era­va­mo il par­ti­to di Ber­lin­guer, ma nes­su­no ha mai pen­sa­to che fos­se un par­ti­to per­so­na­le».

Quin­di ha tor­to so­lo Od­da­ti?

«È ve­ro che c’è sta­ta una ri­gi­di­tà da par­te del­la mag­gio­ran­za ren­zia­na. Ma al­la fi­ne do­ve­va­mo vo­ta­re e vo­tia­mo al­lo­ra».

Ma una par­te di­ce che è un con­gres­so il­le­git­ti­mo.

«Si­gni­fi­ca che non ab­bia­mo se­gui­to tut­ti i pas­si? La li­nea non è chia­ra. Tra i so­ste­ni­to­ri di Od­da­ti c’è chi non ipo­cri­ta­men­te ha cer­ca­to una con­ci­lia­zio­ne e una me­dia­zio­ne. Pe­rò c’è qual­cu­no che la man­da in vac­ca per­ché vuo­le il com­mis­sa­ria­men­to del par­ti­to. Una con­ce­zio­ne bor­bo­ni­ca, il fa­cimm am­mui­na. Co­sì si umi­lia­no tan­ti mi­li­tan­ti». A chi si ri­fe­ri­sce? «Ad Od­da­ti e a chi lo so­stie­ne. Den­tro la mag­gio­ran­za c’è chi non vuo­le ce­de­re, ma dall’altra par­te vo­glio­no far sal­ta­re il ban­co. La pla­tea è sta­ta cer­ti­fi­ca­ta per Ren­zi, ha elet­to Ren­zi, Mar­ti­na e Or­fi­ni. Mi me­ra­vi­glio che Ni­co­la, che è un di­ri­gen­te po­li­ti­co, vo­glia ri­sol­ve­re tut­to con il giu­di­ce or­di­na­rio. Il di­ret­to­re d’Er­ri­co ci ha chia­ma­ti Par­ti­to de­fun­to. Per me ha esa­ge­ra­to. Ma com­pren­do l’ama­rez­za di fon­do di­nan­zi a que­sto spet­ta­co­lo».

Il ma­le di tut­ta la vi­cen­da è che non c’è un con­fron­to di par­ti­to, ma di com­po­nen­ti Mar­ti­na ha fat­to una riu­nio­ne con la sua cor­ren­te

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