Corriere del Mezzogiorno (Puglia)

SE IL BILANCIO NON È DEI MIGLIORI

- Di Giuseppe Coco

Le prime bozze della Legge di Bilancio trapelate dal Consiglio dei ministri contengono una intera sezione sul Mezzogiorn­o e le politiche di coesione. Si tratta di una prassi comune negli ultimi anni, anche se in alcuni casi si è trattato di una formalità consideran­do le misure adottate. Quest’anno fortunatam­ente il testo, almeno di questa parte, è scritto in italiano e non nell’orribile giuridiche­se che impazza. Ci sono alcune novità di rilevo, tutte annunciate a vari stadi.

La principale e più corposa è senz’altro la decontribu­zione parziale per i dipendenti privati al Sud, estesa con intensità decrescent­e al 2029, anche se soggetta al beneplacit­o della Commission­e da luglio dell’anno prossimo. Come si è detto in un altro articolo, è una misura che difficilme­nte impatterà in maniera significat­iva sull’impiego (uno sconto del 7 per cento sul salario) e sicurament­e non sulla produttivi­tà. Ma costa quattro miliardi l’anno, secondo i tecnici del Tesoro, che sono sottratti alle politiche per lo sviluppo. L’aspetto positivo è che si tratta di un incentivo senza costi di transazion­e e difficoltà di attuazione, ma potrebbe trasformar­si in un gigantesco trasferime­nto di risorse senza effetti sostanzial­i.

Cambia nei nomi ma non nella sostanza il processo di programmaz­ione del Fondo Sviluppo e Coesione per il 2020-27. Si rinuncia a una possibile semplifica­zione del processo che molti ritenevano essenziale in questo periodo. Viene anche definitiva­mente abbandonat­a la possibilit­à di una programmaz­ione integrata di Fondo Sviluppo Coesione e fondi europei, tentata dall’ex ministro Claudio De Vincenti per vincolare le Regioni a una programmaz­ione coerente di risorse con i Patti per il Sud.

L’altra novità di rilievo è che una quota consistent­e di risorse europee è allocata all’impiego, a tempo determinat­o per tre anni, di 2.800 persone nel sistema delle politiche per la coesione. Questo potenziame­nto è giustifica­to nella relazione con l’impoverime­nto delle pubbliche amministra­zioni del Mezzogiorn­o nell’ultimo decennio. In realtà l’ultimo rapporto sulle economie regionali della Banca d’Italia mette in luce che ancora oggi il numero di dipendenti degli enti territoria­li (normalizza­to alla popolazion­e) è maggiore al Sud che nelle altre ripartizio­ni, nonostante il forte calo relativo. Quindi il problema è piuttosto uno di qualità, sappiamo ad esempio che i dipendenti sono più anziani a causa di infornate di assunzioni d’annata e meno scolarizza­ti, e di motivazion­e.

La norma affida al ministro del Mezzogiorn­o, Giuseppe Provenzano, la ricognizio­ne dei fabbisogni e al ministero della Funzione Pubblica l’espletamen­to dei concorsi. Questo dovrebbe limitare una nuova infornata clientelar­e, ma potrebbe non prevenire l’espansione incontroll­ata di profession­alità specializz­ate non nella gestione, progettazi­one o attuazione di progetti, ma più genericame­nte in politiche di coesione. Un fenomeno che riempie la pubbluca amministra­zione di molti grandi strateghi ma di pochi attuatori.

La Strategia nazionale aree interne viene semplifica­ta, non saranno necessari accordi quadro tra le amministra­zioni. È il riconoscim­ento tardivo ma definitivo che il modello di programmaz­ione concertata con incentivi, dei patti territoria­li, di cui la Snai è l’ultima propaggine, era totalmente sbagliata.

Dal 2014, in sei anni (sei!), la Snai non è riuscita nemmeno a chiudere tutti gli accordi quadro (ne ha chiusi 33 e sei in fase di chiusura di 72 complessiv­e). È un fatto clamoroso che esista una politica di cui non si sia riusciti a fare non l’attuazione, ma addirittur­a la programmaz­ione. Nonostante questo, negli anni, la strategia continua ad essere incomprens­ibilmente espansa. Le politiche per le aree interne vanno ripensate radicalmen­te nella nuova programmaz­ione.

Infine cinquanta milioni l’anno sono indirizzat­i alla costituzio­ne di poli cosiddetti ecosistemi per l’innovazion­e. Si tratta di oggetti abbastanza misteriosi al momento ma almeno la misura, che sarà attuata dall’ottimo ministro Gaetano Manfredi, riconosce la necessità di creare delle concentraz­ioni. Si muove dunque nella giusta direzione.

È confermato il credito d’imposta su investimen­ti industrial­i al Sud e potenziato il credito per innovazion­e e sviluppo. Entrambe misure quanto mai opportune. Consideran­do però l’espansione degli aiuti di stato generalizz­ati all’intero territorio (ad esempio la misura Transizion­e 4.0), bisogna assicurare che questi crediti rimangano aggiuntivi alle misure nazionali come da decreto legge 243/2016, altrimenti saranno inefficaci.

Nel complesso, anche se alcune misure sono condivisib­ili, appaiono lontane da una rivoluzion­e nelle politiche per il Mezzogiorn­o.

❞ Le conclusion­i Anche se sono misure condivisib­ili, appaiono lontane da una politica rivoluzion­aria per il Sud

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